L’economista a Firenze per i Nobels Colloquia, organizzati dal Gruppo Unipol in collaborazione con Promostudio

Il Nobel per l’economia a greenreport: Jobs Act? «Importante, ma servono stimoli macroeconomici»

Daniel McFadden, premiato dalla Banca di Svezia nel 2000: «Stabilire norme essenziali in fatto di ambiente»

[9 dicembre 2014]

Il Senato italiano ha appena approvato il Jobs Act, la riforma del lavoro formulata dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e dal suo governo. Il Jobs Act si pone l’obiettivo di incrementare gli investimenti in Italia attraverso un piano di deregolamentazione a carico dei lavoratori: secondo lei, questa riforma rappresenta la soluzione giusta per uscire dalla crisi economica?

«In Italia il mercato del lavoro è piuttosto rigido e inefficiente, poiché prevede una pesante tassazione sui lavoratori generata dall’occupazione non produttiva. Una maggiore flessibilità è un elemento importante (l’altro sono gli interventi di stimolo macroeconomico) delle politiche per il rilancio dell’economia italiana. L’aumento delle entrate derivanti da una forza lavoro effettivamente attiva si tradurrebbe in un guadagno per tutti i soggetti coinvolti. Pertanto, questa riforma non deve essere considerata una legge anti-lavoro, bensì piuttosto uno strumento volto a promuovere il benessere sociale di tutti gli italiani. La Costituzione italiana deve garantire a tutti la possibilità di lavorare e acquisire la formazione necessaria per trovare un impiego secondo le reali esigenze dell’economia, anziché garantire un lavoro specifico indipendentemente dal fatto che esso sia produttivo o meno».

Da circa 15 anni la crescita della produttività in Italia è pari a zero. Quali misure occorre implementare per invertire la tendenza e promuovere l’innovazione?

«Stabilire delle norme essenziali in fatto di ambiente, velocizzare notevolmente il processo di regolamentazione, ridurre o eliminare alcuni passaggi burocratici, mettere gli italiani nella condizione di poter diventare imprenditori, attirare la forza lavoro e adeguarla alle varie esigenze lavorative. La trasformazione di ogni burocrate in esubero in un lavoratore produttivo nel settore privato rappresenterebbe un guadagno per l’intero Paese».

Gli attuali modelli economici sono insostenibili dal punto di vista delle risorse naturali. Secondo lei, è possibile modificare le tendenze mostrate dai consumatori e della imprese nel corso del tempo per salvare l’ambiente?

«È più difficile intervenire sugli incentivi e il costo della vita piuttosto che modificare le tendenze. Ad esempio, aumentare i costi legati all’utilizzo di combustibili fossili e promuovere l’impiego di energia sostenibile; agevolare e rendere più sicuri gli investimenti nelle fonti alternative di energia; sfruttare alcuni strumenti efficaci come l’attuazione di un sistema fondato su un tetto massimo di emissioni e sullo scambio delle quote che consentirebbe all’Italia di diventare uno dei principali esportatori di energia verde».

Ritiene che le politiche basate sul nudge, la cosiddetta “spinta gentile”, avranno un impatto significativo sulla nostra società, in particolare per quanto riguarda la sostenibilità ambientale?

«Le persone tendono a mostrare una certa superficialità in sede decisionale, danneggiando se stesse e i mercati, poiché il loro comportamento fluttuante consente la sopravvivenza di prodotti di qualità inferiore e ormai superati. In questo contesto, occorre invitare i consumatori a prestare maggiore attenzione alle proprie scelte, fornendo loro nozioni corrette e trasparenti in merito ai costi e alla qualità dei prodotti che acquistano. Tuttavia, il governo non deve superare un determinato limite. Le normative costringono le persone a compiere azioni indipendentemente dal proprio interesse, mentre la “spinta gentile” le rende consapevoli delle proprie possibilità e le incoraggia a tutelare i propri interessi».

Traduzione a cura di Valentina Legnani traduzioni