Non c’è economia circolare senza mercato: il caso Revet in Toscana

Il presidente Giannotti: «I prodotti realizzati in materiale riciclato non si vendono con le chiacchiere dei convegni, il recupero della materia deve essere semplificato»

[15 novembre 2018]

«L’economia circolare non è la gestione dei rifiuti: serve un approccio industriale, perché fuori c’è il mercato e il mercato vuole la qualità. Quindi l’industria del riciclo deve essere supportata industrialmente con normative adeguate, sennò l’economia circolare servirà solo a fare dei bei convegni, come per anni abbiamo fatto quando andava di moda parlare di green economy». Il presidente di Revet Livio Giannotti ha aperto così il suo intervento programmato nel corso del workshop “Management e imprese alla sfida dell’economia circolare”, promosso da Confindustria Livorno – Massa Carrara.

Giannotti è stato invitato per raccontare l’operazione industriale che un anno fa ha portato Revet a sposare un partner industriale d’eccezione come il Gruppo Zignago per costruire una filiera corta e funzionale del riciclo del vetro toscano, che dopo essere stato separato dai cittadini tramite la raccolta differenziata viene portato alla Vetro Revet di Empoli. Qui, grazie a un processo di pulizia e preparazione al riciclo, i rottami di vetro diventano “pronti al forno” e vengono trasferiti ad appena 500metri di distanza alla vetreria Zignago, che li trasforma in nuovi barattoli e bottiglie.

«Grazie a quest’operazione – ha spiegato Giannotti – abbiamo potuto programmare un primo revamping e poi la costruzione di  un nuovo impianto, sulla base delle esigenze specifiche della vetreria: in questo modo abbiamo creato una filiera corta e funzionale, una vera e propria economia circolare che azzera i costi di trasporto e quelli ambientali».

Un’operazione del genere potrebbe essere messa in piedi anche per la filiera delle plastiche: grazie alla sua controllata Revet Recycling infatti, Revet e la Toscana avviano già a riciclo la componente poliolefinica del plasmix, che altrove è destinata a recupero energetico. «Un partner industriale che affianchi Recycling – ha spiegato Giannotti – consentirebbe di triplicare l’attuale capacità produttiva di granuli che otteniamo dal riciclo del plasmix, abbassandone i costi. Perché se noi riciclatori siamo i minatori del terzo millennio, significa che come ogni miniera abbiamo bisogno poi di partner industriali che conoscano bene il mercato, in questo caso del granulo».

Livio Giannotti ha concluso il suo intervento togliendosi un sassolino dalla scarpa: «Vorrei che da Confindustria uscisse un’idea chiara su quale tipo di azione vogliamo mettere in piedi per far capire al legislatore che fare impresa circolare in questo paese è troppo difficile. Il recupero della materia – regolato dalla normativa sull’end of waste – deve essere semplificato: troppi controlli e controllori, ma anche troppe norme spesso tra loro incoerenti. E il risultato finale è che produrre con la materia vergine costa sempre meno rispetto al riciclo: i prodotti realizzati in materiale riciclato non si vendono con le chiacchiere dei convegni».

di Jacopo Carucci