Non c’è efficienza energetica senza cambiamento comportamentale

Al ministero dello Sviluppo economico il primo rapporto dedicato a sviluppare un’architettura delle scelte che faccia risparmiare gli utenti, e protegga il pianeta

[23 giugno 2017]

In fatto di efficienza energetica l’Italia rappresenta un Paese all’avanguardia: l’intensità energetica primaria è inferiore di circa il 18% rispetto alla non disprezzabile media Ue, ma la lotta ai cambiamenti climatici impone di migliorare sensibilmente. Come informa il ministero dello Sviluppo economico, gli obiettivi nazionali di efficienza energetica prevedono una riduzione di 20 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Tep) al 2020, ma ogni joule d’energia risparmiato in più risulterà vitale per migliorare l’efficienza dell’intero sistema. La metafora del secchio bucato è assai utile per capire il perché: inutile rimpiazzare le fonti fossili con le rinnovabili, se l’energia prodotta finisce sprecata.

Per contribuire a evitare tale drammatico rischio, ieri al ministero dello Sviluppo economico è stato presentato il rapporto su Cambiamento comportamentale ed efficienza energetica – il primo del suo genere in Italia – promosso dagli Stati generali efficienza energetica, un’iniziativa Enea sviluppata in collaborazione con EfficiencyKNow.

Dal report, realizzato sulla base di oltre 500 interviste rivolte a studenti universitari di tutt’Italia (le cavie predilette in ogni indagine scientifica), è emersa una verità già nota e praticata in altri Paesi: le misure legate al cambiamento comportamentale assumono un ruolo sempre più centrale per la diffusione dell’efficienza energetica, eppure finora le politiche di settore si sono concentrate più sulle tecnologie e solo marginalmente hanno preso in considerazione i comportamenti. Un errore che pesa molto sulla performance complessiva.

Secondo i dati messi insieme dalla Ue e dell’Agenzia internazionale per l’energia, infatti, le modifiche di comportamento che fanno crescere la domanda di efficienza energetica (quelli direttamente collegati all’uso ottimale delle tecnologie correnti o quelli più strettamente legati a un vero e proprio cambiamento culturale) potrebbero consentire un risparmio energetico dal 5 al 20% della spesa complessivo dei consumatori. Un guadagno enorme, a fronte dei costi ridotti che in genere è necessario sostenere per implementare politiche basate sui risultati dell’economia comportamentale.

«I programmi sul cambiamento comportamentale stanno ricevendo sempre più attenzione sulla scena europea ed internazionale», ha sottolineato ieri Federico Testa, presidente dell’Enea. I dati elaborati nel corposo report dedicato dall’Ocse all’economia comportamentale mostrano chiaramente questa tendenza – all’interno della quale l’Italia non sfigura – ma sul campo delle politiche comportamentali per l’efficienza energetica siamo rimasti indietro. E non possiamo permettercelo. Tali interventi sono «ritenuti in grado di poter offrire opportunità finora inesplorate – ha continuato Testa – Da un lato strumenti di business e risparmi energetici significativi non considerati, e, dall’altro un beneficio ambientale tangibile e diffuso».

All’interno della Sen (Strategia energetica nazionale) sottoposta in questi giorni a consultazione pubblica se ne parla, è un inizio. Il report presentato ieri mira a innalzare l’asticella, fornendo ai policy makers uno strumento utile da inserire nella “cassetta degli attrezzi” delle politiche e delle strategie per l’efficientamento energetico.

«Piani d’azione che – dettaglia il rapporto – si basano su studi e teorie sviluppati all’interno delle scienze sociali sul tema del cambiamento comportamentale, escludendo quindi quegli approcci che puntano esclusivamente su strategie di diverso tipo, quali, ad esempio, riduzioni sulla bolletta energetica, incentivi oppure la redazione di nuove norme legislative e/o regolamenti. In primo piano rimane l’importanza di una sistematica misurazione degli effetti dei programmi di cambiamento comportamentale resa oggi economicamente ed efficacemente possibile con le nuove tecnologie. L’architettura delle scelte infatti, buona o cattiva che sia, influenza profondamente le nostre decisioni: caratteristiche apparentemente trascurabili di situazioni sociali hanno effetti sostanziali sui comportamenti individuali. Ed è per questo motivo che bisogna escogitare delle soluzioni creative, che portino a cambiamenti comportamentali, per migliorare nel complesso la qualità della vita umana».