«Non possiamo restare in silenzio». Appello per un Patto Finanza – Clima

Da Prodi a Sachs e Cohn-Bendit: «Non possiamo restare senza agire contro il caos climatico»

[8 dicembre 2017]

Il 12 dicembre, a due anni dall’Accordo di Parigi, la Francia ospiterà il Sommet climat e un folto gruppo di economisti, leader politici, artisti, filosofi e sindacalisti hanno firmato un appello indirizzato ai leader europei che si ritroveranno a quel summit per denunciare il caos climatico e finanziario verso il quale si dirige l’umanità. Tra i primi 150 firmatari dell’appello ci sono Romano Prodi, ex presidente del Consiglio italiano e della Commissione europea, Jeffrey Sachs e Tim Jackson,  della commissione Stern-Stiglitz, Alain Grandjean, Pascal Lamy, l’ex-premier francese Jean-Marc Ayrault, la sindaca di Parigi Anne Hidalgo, Dany Cohn-Bendit e il Principe Alberto di Monaco.

L’appello è stato scrittto dal climatologo Jean Jouzel e dall’economista Pierre Larrouturou e chiede ai responsabili politici europei di riorientare la politica monetaria per  finanziare la transizione energetica con 1.000 miliardi di euro.

Ecco il testo del documento pubblicato anche su Le Monde ed altri giornali europei:

Appello per un Patto Finanza – Clima

Non possiamo restare in silenzio. Non possiamo restare senza agire. Oggi la coscienza si ribella contro la sorte promessa all’umanità. Noi, Cittadini d’Europa e Cittadini del mondo, accomunati da uno stesso destino, non accettiamo che l’umanità si diriga, senza reagire, verso il caos climatico.

Il 31 Ottobre 2017, l’ONU ci allerto’ solennemente [Emissions Gap Report 2017. 31 Ottobre 2017, www.unenvironment.org] sul gap «catastrofico» esistente ra gli impegni degli Stati e le riduzioni delle emissioni di gas serra che bisognerebbe colmare per mantenere il riscaldamento al di sotto dei 2° C.

«Gli attuali impegni degli Stati coèprono appena un terzo delle riduzioni necessarie – sottolineava Erik Solheim, direttore dell’United Nation environment programme – Governi, settore privato, società civile devono colmare questo gap catastrofico. Un anno dopo l’entrata in vigore dell’accordo di Parigi, siamo ben lungi dal fare quel che si dovrebbe fare per evitare a centinaia di milioni di persone una vita di miseria». Come colmare questo gap? Come recuperare il tempo perso? Cosa può fare l’Europa?

Dato che  è «a nome dei posti di lavoro americani » che gli Stati Uniti hanno deciso di ritirarsi dall’Accordo di Parigi, è fondamentale che l’Europa dia l’esempio «a grandezza naturale» che è possibile ridurre a un quarto  le sue emissioni di gas serra aumentando contemporaneamente e massicciamente i posti di lavoro. E’ pure fondamentale che l’Europa faccia pienamente la sua parte nel cofinanziare la lotta contro il riscaldamento climatico nei Paesi del Sud.

Ridurre a un quarto le nostre emissioni al più tardi entro il 2050? Il cantiere è colossale ma investire massicciamente nel risparmio energetico e nelle energie rinnovabili potrebbe portare alla «creazione di 900.000 posti di lavoro in Francia», secondo le ultime previsioni dell’ ADEME [ADEME: Agence de l’environnement et de la maîtrise de l’énergie. Agenzia governativa francese] e più di 6 milioni di posti di lavoro in tutta l’Europa… Ecco un buon mezzo per ridurre nettamente la disoccupazione e la precarietà. Un buon modo, dunque, per riconciliare l’Europa con i suoi cittadini.

Nessuno può dubitare della redditività a medio termine del cantiere, poiché la moltiplicazione degli eventi climatici estremi provoca già ogni anno migliaia di morti, milioni di rifugiati e spese sempre più pesanti. Il riscaldamento climatico non solo provoca catastrofi naturali (siccità, ondate di caldo, inondazioni…) ma anche fame e spostamenti di popolazioni mortali. Cosa succederà tra 20, 30 o 40 anni se centinaia di milioni di uomini e donne dovranno lasciare la loro terra natale divenuta invivibile? A medio termine, lo sappiamo  tutti, se non saremo capaci di ridurre drasticamente e molto rapidamente  le nostre emissioni di gas serra, quel che è in gioco è la pace mondiale.

Come finanziare questo cantiere colossale? La Corte dei Conti europea stima che ci voglia, ogni anno,  un po’ più di 1.100 miliardi d’investimenti privati e pubblici. Certamente questi investimenti alla fine saranno redditizi,  ma come «avviare il motore» ? Contemporaneamente ad una Tassa sulle Transazioni Finanziarie ed una Tassa sulla CO2, devono essere utilizzate al più presto due leve:

1 – La creazione monetaria deve essere messa al servizio della lotta contro gli sconvolgimenti climatici. Dall’aprile 2015, la BCE ha creato quasi 2.500 miliardi d’euro e li ha messi a disposizione delle banche commerciali. Nello stesso tempo i prestiti di queste banche al settore privato  (imprese e famiglie) sono aumentati di meno di 300 miliardi. Gran parte delle liquidità aumenta la speculazione : ogni mese i mercati finanziari  battono dei nuovi record e il FMI continua a metterci in guardia contro il rischio di una nuova crisi finanziaria… Dato che la BCE ha deciso recentemente di prolungare la sua politica di Quantitative Easing, ci sembra urgente «incanalare» la creazione monetaria verso l’economia reale e verso il finanziamento, in tutti gli Stati membri, del risparmio energetico e dello sviluppo delle energie rinnovabili.

2 – Lottare contro il dumping fiscale europeo, creando una Contribuzione Clima del 5 %. In quarant’anni, il tasso medio d’imposta sui benefit è stato dimezzato: oggi è vicino al 20% quando, negli Stati Uniti, il tasso d’imposta federale sui benefit è stabilmente, da più di quarant’anni, al 35 % [Donald Trump conta di abbassare l’imposta federale sui benefit,  ma, per il momento, essa è stabile al 35 % dal 1933. Il che non ha per niente impedito lo sviluppo dell’economia americana]. Anche con un tasso limitato al 5%, una tassa europea sui benefit consentirebbe  di rendere disponibili ogni anno più di 100 miliardi di euro, una somma qui permetterebbe di aumentare il bilancio europeo per cofinanziare il cantiere «Facteur 4» sul territorio europeo, di investire massicciamente nella ricerca (sullo stoccaggio d’energia, sui trasporti, oppure su una nuova generazione di computer che consumino meno elettricità …) e di aumentare significativamente l’aiuto ai Paesi africani e di tutto il  bacino mediterraneo.

« L’economia mondiale è come il Titanic. Accelera prima dello choc –  ci avverte il FMI – La prossima crisi rischia d’essere più grave e più generalizzata di quella del 2008.» [Rapporto sulla stabilità finanziaria nel mondo, FMI, 11 ottobre 2017] « Non ci resta che  qualche anno per agire » affermano da parte loro gli specialisti del clima.

Per evitare la doppia penalizzazione (una nuova crisi finanziaria & il caos climatico), è urgente sgonfiare la speculazione e fornire nuovi mezzi per la lotta contro il riscaldamento climatico. Ecco perché, dato che Angela Merkel, Emmanuel Macron e un gran numero di leader europei vogliono rilanciare l’Europa dotandola di nuovi trattati, noi, firmatari del presente Appello, chiediamo solennemente ai Capi di Stato e di Governo europei di negoziare al più presto un Patto Finanza-Clima, che assicurerebbe per 30 anni dei finanziamenti all’altezza della la posta in gioco per finanziare la transizione energetica sul territorio europeo e rafforzare decisamente il nostro partenariato con i Paesi del Sud.

Noi vogliamo che la creazione monetaria della BCE sia messa al servizio della lotta contro la deregulation climatica e contro la disoccupazione e vogliamo che una tassa europea sui benefit (dell’ordine del 5 %) permetta de creare un vero budget per investire nella ricerca e lottare contro il riscaldamento climatico, in Europa, in Africa come in tutto il bacino mediterraneo.

«La nostra casa brucia e noi guardiamo altrove» s’indignava Jacques Chirac à Johannesburg nel 2002. Quindici anni dopo,  siamo sempre più numerosi a non dormire la notte a causa della gravità delle crisi che ci minacciano.

Per scongiurare le catastrofi annunciate dall’Onu, è urgente provocare un soprassalto collettivo e, con esso, ridare un senso al progetto europeo affermando chiaramente quali sono le nostre priorità.

Convinti che non riusciremo a riprendere in mano il nostro destino se ogni nazione resta isolata, chiediamo subito ai Capi di Stato e di Governo di mettere in opera al più presto una politica europea che superi le divergenze tradizionali, metta la finanza al servizio del clima e della giustizia sociale e ci permetta di non vergognarci dell’eredità che lasceremo ai nostri figli.

 

Per firmare: Pacte.finance.climat@gmail.fr