Non solo buone notizie per le rinnovabili in Toscana

[10 gennaio 2014]

Dopo le buone nuove diffuse da Enel che confermavano l’arrivo in Toscana di quasi 6mila impianti a fonti rinnovabili installati sul territorio regionale nel corso del 2013, oggi ci pensa l’assessore alle Energie rinnovabili della Provincia di Grosseto a rimarcare quelle negative. Come sottolineato già ieri dal nostro quotidiano, l’incertezza normativa che negli ultimi anni è diventata la regola per il settore l’ha condannato a una brusca frenata dopo un’iniziale periodo d’idillio.

«Le scelte dell’Italia in materia di energia da fonti rinnovabili, negli ultimi anni, dimostrano un atteggiamento poco coerente – rincara la dose l’assessore, Marco Sabatini (nella foto)– se non addirittura schizofrenico, che danneggia pesantemente lo sviluppo di questo settore nel nostro Paese. Ancora una volta, spiace notare che la riduzione della dipendenza economica ed energetica dal petrolio e la lotta all’inquinamento atmosferico non siano punti fermi della politica nazionale. Per  il 2014, il Governo italiano ha scelto, infatti, di non concedere incentivi sulla vendita dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. Una volontà che, di fatto, vanifica i risultati positivi raggiunti anche in provincia di Grosseto nel settore e arresta bruscamente il trend positivo nell’installazione d’impianti per l’autoconsumo».

Dal 2006 al 2013, ricorda l’assessore, sono stati oltre 100 gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico, biomasse, eolico) che sono stati autorizzati, portando in dote circa 77mila Kwp di potenza istallata. Ma nell’ultimo anno, come testimoniano i dati Enel diffusi ieri, l’arrancare delle rinnovabili (che comunque aumentano) nella provincia grossetana è più marcato rispetto ad altre aree della Toscana.

«Gli importanti investimenti, pubblici e privati, che sono arrivati negli anni, oggi registrano una brusca contrazione con arresto della domanda – conclude l’assessore – preoccupanti crisi aziendali e occupazionali anche per le oltre 900 aziende operanti in Maremma e sull’Amiata. Confidiamo che il Governo possa riconsiderare la propria posizione, valutando il rischio che corre il Paese in un periodo economico già molto delicato».