Il nostro Paese resta in «gravissimo ritardo» rispetto all’Agenda Onu 2030

Non solo Europa, anche l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile boccia il Governo

Giovannini: «Le proposte dell’ASviS, su cui la maggior parte delle forze politiche si era impegnata formalmente durante la campagna elettorale, sono state totalmente ignorate»

[22 novembre 2018]

Non è solo l’Unione europea ad aver bocciato la legge di Bilancio 2019 predisposta da Movimento 5 Stelle e Lega; se per il nostro Paese la Commissione europea ha rilevato «un’inosservanza particolarmente grave del patto di stabilità e crescita», preludio a una procedura d’infrazione, anche le ultime previsioni di Istat e Ocse disegnano un quadro fosco per la nostra economia, a partire già da quest’anno. E mentre la dimensione economica va male, il peggio è che non ci sono avanzamenti neanche sugli altri due cardini della sostenibilità: ambiente e società.

Nelle sue Prospettive per l’economia italiana nel 2018-2019 l’Istituto nazionale di statistica (Istat) ha rivisto in calo la performance italiana: per il 2018 viene stimata una crescita del Pil del +1,1%, al ribasso sia rispetto alla stima precedente (+1,4%) sia al dato conseguito nel 2017 (+1,6%), mentre si intravede una «lieve accelerazione» nel 2019 (+1,3%). Un dato che l’Economic outlook 2018 messo a punto dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico vede ancora più nero: secondo l’Ocse la crescita del Pil dovrebbe infatti fermarsi al +0,9% nel 2019, e restare invariata nel 2020. Anche «i consumi privati si ridurranno, dal momento che la minor crescita dell’occupazione e il rialzo dell’inflazione ridurrebbero i guadagni in termini di reddito disponibile e controbilancerebbero gli effetti positivi delle politiche espansive» annunciate dal Governo gialloverde.

Ma l’economia si sa, non è tutto. L’obiettivo del nostro Paese non dovrebbe essere quello di rincorrere l’ossessione di un Pil in crescita a qualunque costo, ma mettere in campo politiche coerenti a quel modello di sviluppo sostenibile che – almeno in teoria – ci siamo impegnati a raggiungere firmando l’Accordo di Parigi sul clima e l’Agenda 2030 dell’Onu. Già un anno fa l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) metteva in guardia sui ritardi del nostro Paese, quartultimo in Europa rispetto agli obiettivi fissati dall’Onu per il 2030. Per questo prima delle elezioni l’ASviS incontrò tutti i leader dei principali partiti in corsa, che in massa si impegnarono a portare avanti 10 punti per realizzare una legislatura dello sviluppo sostenibile. È il caso di Luigi Di Maio ad esempio, mentre Matteo Salvini – confermando una da sempre scarsissima attenzione allo sviluppo sostenibile – risulta non abbia neanche aderito all’impegno.

Fatto sta che ad oggi su questo fronte il “cambiamento” promesso dal Governo non s’è visto. Come ha evidenziato ieri in audizione alla commissione Esteri della Camera Enrico Giovannini, ex presidente Istat e oggi portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, «sono passati più di cinque mesi dall’insediamento del nuovo Governo e le proposte dell’ASviS, su cui la maggior parte delle forze politiche si era impegnata formalmente durante la campagna elettorale, sono state totalmente ignorate: un segnale di disinteresse e sottovalutazione del rischio a cui è esposto il nostro Paese. Inoltre, nella proposta della legge di Bilancio non vediamo un progetto integrato che vada nella direzione dello sviluppo sostenibile e dell’attuazione dell’Agenda 2030, che l’Italia ha sottoscritto nel 2015».

Giovannini (nella foto, ndr) ha dunque ricordato come l’Agenda 2030 rappresenti un vero e proprio piano strategico mondiale, una road map per la costruzione di un nuovo paradigma di sviluppo sostenibile sul piano economico, sociale, ambientale e istituzionale. Un treno fondamentale che stiamo perdendo: «Tutti gli indicatori ci dicono molto chiaramente che non abbiamo più tempo e se il Governo e le forze politiche non daranno immediatamente attuazione, con misure concrete, a quanto previsto dall’accordo sottoscritto all’Onu, il nostro Paese perderà un’importante occasione per garantire un futuro a questa e alle prossime generazioni».

Le istituzioni nazionali sono avvisate da tempo, e anche lo scorso ottobre l’ASviS mostrò alla Camera quello che oggi ribadisce essere un «gravissimo ritardo dell’Italia» su questioni di enorme importanza per uno sviluppo sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Ma continuano a non arrivare segnali di cambiamento. «Chiediamo al Governo e al Parlamento – conclude dunque Giovannini – un segnale di responsabilità e l’attuazione delle misure più urgenti tra quelle indicate nel rapporto ASviS, incluse il cambio di nome al Cipe in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile, l’avvio di una strategia nazionale per le città sostenibili e l’inserimento in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile».