Dalle tonnellate di inerti ancora sul territorio la possibilità di nuova economia circolare

Non solo macerie, un anno dopo il terremoto in centro Italia la rinascita parte dalla solidarietà

La campagna di raccolta fondi “la Rinascita ha il cuore giovane” ha già raccolto il 50% in più di quanto ci si aspettasse. I fondi dedicati ad aiutare i produttori locali, per portare avanti attività in armonia col territorio

[24 agosto 2017]

Esattamente un anno fa, alle 3.36 di notte l’inferno del terremoto si abbatté sull’Italia centrale, spegnendo 249 vite: tante quanti i rintocchi delle campane che stanotte sono risuonati nel silenzio di Amatrice, per commemorare le vittime che il sisma di magnitudo 6 della scala Richter mieté nel Comune e nella vicina Accumoli.

In tutto, le vittime del terremoto furono 299. Oggi, oltre al dolore e al ricordo, a dominare il territorio sono ancora le macerie. Delle 2.657.000 tonnellate di macerie  franate al suolo, Legambiente stima che ne sia stato finora rimosso solo l’8,57%, con oltre 2,4 milioni di tonnellate che aspettano di essere tolte perché il cuore ferito d’Italia possa tornare a battere. Magari facendo sbocciare dalla tragedia un percorso di rinascita inserito nell’economia circolare: il 98% delle macerie è costituito infatti da inerti, che sarebbe possibile riciclare – anziché smaltire, con elevati costi economici – per ricostruire quanto crollato, in sicurezza e nel rispetto dei principi di sostenibilità e prossimità.

Al momento, nonostante le promesse di azioni rapide e concise da parte delle istituzioni, tutto questo rimane solo un sogno. Ma Amatrice, Accumoli e gli altri 129 Comuni colpiti dal terremoto nell’agosto e nell’ottobre 2016 non sono terra bruciata. La solidarietà mostrata dal resto d’Italia aiuta a sperare.

Un bell’esempio arriva dalla campagna di raccolta fondi “la Rinascita ha il cuore giovane” (promossa da Legambiente, Libera, Altromercato, Alleanza Cooperative Italiane Giovani, Federparchi, Alce Nero e Symbola), che ha lo scopo di contribuire al sostegno delle realtà locali d’impresa che avevano scommesso su queste aree interne del Paese, già segnate da fenomeni di spopolamento, e messe in ginocchio dalle scosse sismiche: senza economia locale, questa fetta di territorio rimarrebbe infatti abbandonata. Ad oggi, le donazioni raccolte sono arrivate a 150mila euro: il 50% in più di quanto gli organizzatori si sarebbero aspettati di raggiungere a distanza di un anno (per chi volesse contribuire: http://rinascitacuoregiovane.it/), tutte risorse destinate ad aiutare piccoli produttori locali che hanno deciso di non abbandonare questi territori e le proprie attività. Attività – questo il prerequisito dell’assegnazione deliberata dai promotori della campagna – che devono essere finalizzate a produzioni di qualità svolte in armonia col territorio.

«Voglio ringraziare tutti coloro che hanno contribuito con le loro donazioni a questa raccolta fondi –  dichiara la presidente di Legambiente, Rossella Muroni – È un’iniziativa che ci sta particolarmente a cuore perché offre un aiuto concreto ai giovani imprenditori che hanno il desiderio e il coraggio di rimanere nelle zone colpite dal terremoto, dove le loro attività rappresentano un importante presidio economico e culturale. In molti comuni, a un anno dal primo sisma, la situazione è ancora emergenziale, con circa 2.400.000 tonnellate di macerie da rimuovere nelle quattro regioni colpite. A maggior ragione riteniamo fondamentale sostenere chi, con il proprio lavoro e la propria volontà, continua a mantenere in vita queste aree e le produzioni locali che caratterizzano in tutto il mondo il nostro Paese».

Dopo il terremoto, per rinascere e puntare a un modello di sviluppo che sia sostenibile nel tempo servono progettualità e visione, una missione cui tutto gli italiani (e non solo) possono contribuire. «L’area colpita nel centro Italia un anno fa – aggiunge Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera – è una zona particolarmente ricca di beni culturali, il loro ripristino può essere un volano per far ripartire l’economia di queste comunità con uno sguardo rivolto al futuro. E’ di grande importanza che, per 10 anni, la quota dei beni culturali dell’8×1000 dello Stato sarà destinata al ripristino del patrimonio storico artistico danneggiato dal sisma; una misura per cui mi sono battuto a lungo. Un contributo importante in termini di prevenzione e sicurezza può arrivare, per tutto il Paese, dal sismabonus che prevede fino all’85% di credito di imposta per i lavori di messa in sicurezza antisismica degli edifici. Una misura che si affianca a credito di imposta per ristrutturazioni ed ecobonus che nel 2016, secondo un recente rapporto di Symbola e Cresme, hanno generato 28,2 miliardi di euro di investimenti e 419mila posti di lavoro tra diretti e indotto. Contribuendo a una nuova edilizia di qualità».

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  • "La rinascita ha il cuore giovane", ricostruire il futuro dopo il sisma