Il benessere consumistico dei Paesi ricchi non è sostenibile dal pianeta

Per non superare i confini planetari e vivere decentemente sono necessari cambiamenti radicali

L’Italia ha già superato 5 confini planetari su 7 di quelli presi in esame dallo studio

[6 febbraio 2018]

Lo studio “A good life for all within planetary boundaries”, pubblicato su Nature Sustainability  da un team di ricercatori del Sustainability research institute della School of Earth and environment dell’unibversità di Leeds (Daniel O’Neill, Andrew Fanning e Julia Steinberger) e del Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change (Mcc) di Berlino (William Lamb) ha  rilevato che «Nessun paese soddisfa attualmente i bisogni di base dei suoi cittadini a un livello globalmente sostenibile di utilizzo delle risorse».

Non mancano certo indici e classifiche sull’utilizzo (insostenibile) delle risorse, ma all’università di Leeds dicono che il nuovo studio  «E’ il primo a quantificare la sostenibilità dell’uso delle risorse nazionali associata al soddisfacimento dei bisogni umani fondamentali per 151 Paesi», Italia compresa che supera 5 confini planetari su 7 presi in considerazione.

O’Neill, che ha guidato il team di ricerca, spiega che «Quasi tutto ciò che facciamo, dal cenare a navigare su Internet, utilizza in qualche modo le risorse, ma i collegamenti tra uso delle risorse e benessere umano non ci sono sempre visibili. Abbiamo esaminato a livello internazionale le relazioni tra la sostenibilità dell’uso delle risorse e il raggiungimento degli obiettivi sociali  e abbiamo scoperto che i bisogni di base, come la nutrizione, l’igiene e l’eliminazione della povertà estrema, potrebbero essere raggiunti molto probabilmente in tutti i Paesi senza superare i limiti ambientali globali. Sfortunatamente, lo stesso non vale per altri obiettivi sociali che vanno oltre la sussistenza di base come l’istruzione secondaria e un’elevata soddisfazione per la nostra vita. Raggiungere questi obiettivi potrebbe richiedere un livello di utilizzo delle risorse da due a sei volte superiore a quello sostenibile».

Per un altro degli autori dello studio, Fanning, «I nostri risultati suggeriscono che alcuni degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, come la lotta al cambiamento climatico e il suo impatto, potrebbero essere indeboliti dal perseguimento di altri obiettivi, in particolare quelli incentrati sulla crescita o gli alti livelli di benessere umano».

Lo studio si basa sulla ricerca dello Stockholm Resilience Centre che ha identificato 9 processi ambientali che regolano il pianeta – impoverimento dell’Ozono; perdita di biodiversità ed estinzioni; inquinamento chimico; cambiamento climatico; acidificazione degli oceani; consumo di acqua dolce e ciclo idrologico globale; cambiamento dell’utilizzo dei suoli, livelli di azoto e fosforo; aerosol atmosferico – e ha proposto dei “confini planetari” sicuri per ciascuno di loro che, se definitivamente superati, potrebbe portare a cambiamenti catastrofici.

Il nuovo studio ha confrontato 7 di questi confini planetari con i consumi di risorse in atto nei diversi Paesi in base alla loro percentuale di popolazione globale, quindi ha confrontato questi limiti dopo aver tenuto conto anche del commercio internazionale. Allo stesso tempo, lo studio ha esaminato  i 151 Paesi rispetto a 11 obiettivi sociali stabiliti in una precedente ricerca su cosa significherebbe per i Paesi svilupparsi in modo “sicuro e giusto”. Questi obiettivi comprendevano anche l’aspettativa di vita in salute, l’accesso all’energia e la qualità della democrazia. Inoltre, lo studio ha confrontato l’uso delle risorse di ogni Paese con i confini planetari e li ha mappati accanto agli indicatori sociali. La mappatura ha mostrato che nessun Paese si è comportato bene sia  rispetto ai confini planetari che a quelli sociali.

Lamb evidenzia un bel problema: «In generale, più soglie sociali raggiunge un Paese, più supera i confini planetari e viceversa. Sebbene nazioni ricche come gli Stati Uniti e il Regno Unito soddisfino i bisogni fondamentali dei loro cittadini, lo fanno a un livello di utilizzo delle risorse che va ben oltre ciò che è globalmente sostenibile. Al contrario, i Paesi che utilizzano le risorse a un livello sostenibile, come lo Sri Lanka, non riescono a soddisfare i bisogni primari della propria popolazione».

Di fronte a questi risultati, l’unica autrice dello studio, la Julia Steinberger, sottolinea che «Se tutte le persone devono vivere bene entro i limiti del pianeta, sono necessari cambiamenti radicali. Questi includono il superamento del perseguimento della crescita economica nelle nazioni ricche, il rapido passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili e la riduzione significativa della disuguaglianza».

Insomma, come avrebbe detto qualcuno: “socialismo (planetario) o barbarie” e le conclusioni dello studio sugli invalicabili confini planetari sembrano più a sinistra del  programma di Liberi e Uguali: «La nostra infrastruttura fisica e il modo in cui distribuiamo le risorse fanno parte di ciò che chiamiamo sistemi di provisioning – ricorda la Steinberger – Se tutte le persone devono condurre una vita dignitosa entro i limiti del pianeta, questi sistemi di provisioning devono essere sostanzialmente ristrutturati per consentire di soddisfare i bisogni di base a un livello molto più basso di utilizzo delle risorse».

E fregarsene se gli altri stanno peggio di noi o rinchiudersi nelle fortezze del sangue e della razza che si stanno costruendo in Italia non risolve il problema, visto che le materie prime che ci servono per sostenere il nostro livello di vita vengono dai Paesi in cui vorremmo rimandare gli immigrati . che alla fine potrebbero decidere di chiudere i rubinetti delle risorse – e che il superamento dei confini planetari travolgerà tutti: anche i ricchi, gli ingordi, i razzisti e i menefreghisti.

La scelta è se continuare con l’ingordigia neoliberista, che si è letteralmente mangiata le risorse non rinnovabili del mondo, o se riportare l’umanità e l’economia entro confini planetari invalicabili e non superabili e questo potrà essere fatto solo se ridurremo ineguaglianza e ridistribuiremo ricchezza e doveri di tutela dell’unico pianeta che abbiamo. Alla faccia di chi dice che destra e sinistra non esistono più.

Ma di questo, dell’avvenire dell’umanità, dei nostri figli e nipoti e degli esseri viventi che li accompagneranno nel nostro sempre più periglioso viaggio planetario, difficilmente sentirete parlare in una campagna elettorale italiana dove la corsa è quella a superare i limiti, anche quelli ormai scordati della decenza e della verità.