Non solo turismo, a Livorno il mare vale di più. Rossi: «Qui un porto di livello europeo»

Via le infradito, si guarda a nuovi e più sostenibili (anche economicamente) modelli di sviluppo

[14 novembre 2014]

Oggi Livorno torna alle sue origini, a guardare al mare come porta per il mondo e per lo sviluppo della città. Il ministero dell’Ambiente ha scelto la città labronica per parlare di blue growth e marine strategy, e il presidente della Regione Toscana ha colto la palla al balzo per rilanciare il suo obiettivo: «Occorre fare di Livorno un porto europeo e per questo servono alcune azioni concrete: mettere sotto controllo radar tutto il mare toscano, collegare direttamente il porto con la rete ferroviaria evitando trasbordi di merci, realizzare i depuratori per evitare che le navi sversino in mare rifiuti e acque di lavaggio delle cisterne, attivare, grazie ai 5 milioni di finanziamento regionale, il collegamento con la rete elettrica per le navi che stazionano nel porto e che inquinano la città tenendo sempre i motori accesi. Quella di coniugare sviluppo e ambiente è una sfida che abbiamo ben presente, rispetto alla quale non facciamo chiacchiere ma atti concreti».

Obiettivo mare, ma partenza dal territorio. «La qualità del mare è spesso il risultato di non corrette politiche terrestri – ha infatti spiegato l’assessore regionale all’ambiente, Anna Rita Bramerini – per questo la parola chiave per mantenere puliti i nostri mari è l’integrazione delle politiche con l’obiettivo di migliorare lo stato delle acque da qui al 2020. Nel nostro futuro prossimo c’è la creazione di un Coordinamento delle agenzie per la protezione dell’ambiente di tutte le Regioni perchè la “marine strategy” richiede politiche condivise con azioni che siano integrate, locali e globali, perchè la qualità della nostra vita dipende sempre di più dalla qualità del nostro mare. In Toscana dalla pulizia delle acque marine dipendono sia la pesca che il turismo. E’ per questo che, grazie ai sistemi di monitoraggio radar e non solo che stiamo approntando, terremo sotto controllo lo stato del mare toscano per migliorarne le condizioni ambientali soprattutto dove più intensi sono i traffici navali».

La concreta realizzazione dei progetti è già in stato avanzato per quanto riguarda il monitoraggio del mare toscano, grazie a due sistemi che giungeranno a compimento «entro la prossima estate». Si tratta di quello per il monitoraggio del traffico marittimo – composto da 4 radar e frutto dell’accordo con il Comando generale delle Capitanerie di Porto datato ormai 23 ottobre 2012 – e della Rete internazionale di monitoraggio e controllo integrato dell’Alto Tirreno, descritto in regione come un sistema dal costo milionario composto da radar HF per il monitoraggio di onde correnti che potrà contare sulle antenne installate presso l’Accademia navale di Livorno e presso il promontorio di Piombino o nel Porto di San Vincenzo; in supporto anche due strumenti (i ferry box) istallati sulle navi e un aliante marino di superficie (wave glider) capace di muoversi autonomamente fornirà dati per la mappatura delle caratteristiche fisiche e biogeochimiche del mare, sia in superficie che in profondità.

«Grazie a questi sistemi di rilevamento – ha concluso Rossi – il nostro sarà il mare più controllato del Mediterraneo. Saremo in grado di tenere sotto osservazione il suo stato ambientale per prevenire ed affrontare eventi accidentali con previsioni meteo-marine sempre più affidabili e anticipate di 24 ore, un controllo sui vari tipi di inquinamento compresa la presenza di rifiuti, e di fornire indicazioni alle compagnie di navigazione per scegliere le rotte più sicure, evitando che si avvicino troppo alle nostre coste».

Quella di oggi è una tappa importante per indirizzare la città verso un utilizzo delle possibilità offerte dal mare in una cornice di sostenibilità e di reale opportunità economica. Finora il dibattito cittadino attorno all’oro blu che cinge Livorno si era concentrato in via pressoché esclusiva sulla strada del turismo balneare, quello da percorrere con le infradito ai piedi. Un modello che per quanto allettante difficilmente potrà mai rappresentare per i labronici una colonna portante dell’economia, non fosse altro per la conformazione territoriale e costiera che già rende difficile un comodo accesso al mare per gli affezionatissimi bagnanti cittadini.

Tornare a guardare al mare nell’ottica infstrastrutturale e manifatturiera, con spiccate caratteristiche di sostenibilità ambientale – le uniche che possono garantire reale sviluppo – non può che far bene alla città. Anche perché Livorno questo è anche il giorno della lettera della Trw ai dipendenti, presto ex nell’intenzione della dirigenza. «Ci rendiamo conto che la chiusura dello stabilimento avrà un impatto negativo su tutti voi – è scritto nella missiva recapitati da tempo in agitazione – tuttavia i cambiamenti radicali del mercato automotive ci hanno portato a questa decisione». Un’iniziativa unilaterale che oltre ai destinatari non è andata giù neanche all’assessore alle Attività produttive della Regione Toscana, Gianfranco Simoncini, che la giudica «una inutile e grave provocazione». Contro la quale è giusto combattere con forza, certo, ma che anche suggerisce l’opportunità di guardare a diversi e più sostenibili modelli d’industria per disegnare un futuro della città più roseo. O meglio, più blu.