Non è un continente per giovani: Neet il 19,9% degli italiani tra i 15 e 24 anni, record Ue

Occupazione e sviluppi sociali in Europa: tendenze positive ma un pesante onere per i giovani

[17 luglio 2017]

Oggi la Commissione europea ha pubblicato l’edizione 2017 dell’indagine annuale sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Employment and Social Developments in Europe – Esde) e sottolinea che «conferma le tendenze positive nel mercato del lavoro e in ambito sociale, nonché una crescita economica costante. Con più di 234 milioni di lavoratori, il tasso di occupazione non è mai stato così elevato come oggi nell’Ue e la disoccupazione è al livello più basso dal dicembre 2008. Dal 2013 sono stati creati 10 milioni di posti di lavoro nell’Ue».

Ma se si guarda oltre questo progresso economico e sociale generale, è la stessa Commissione Ue a dire che «i dati dimostrano però che sulle generazioni più giovani grava un onere particolarmente elevato: tendono ad avere più difficoltà a ottenere un posto di lavoro e si trovano più spesso in forme di occupazione atipiche e precarie come i contratti temporanei, che possono comportare una minore copertura previdenziale. Con tutta probabilità percepiranno inoltre pensioni più basse in rapporto alla remunerazione».

Per questo l’Esde 2017 si concentra sull’equità intergenerazionale e dice che «Dobbiamo fare in modo che tutte le generazioni beneficino delle attuali tendenze economiche positive».

Marianne Thyssen, commissaria Ue all’occupazione, affari sociali, competenze e mobilità dei lavoratori, conferma che «Questa indagine annuale dimostra ancora una volta che stiamo procedendo con determinazione verso una maggiore crescita e occupazione. Ciononostante, i giovani d’oggi e i loro figli potrebbero ritrovarsi in condizioni peggiori rispetto ai genitori, e non è quello che vogliamo. È necessario agire rapidamente. Con il pilastro europeo dei diritti sociali vogliamo preservare e migliorare gli standard sociali e le condizioni di vita delle generazioni future».

Il problema è che dall’indagine emerge che, «Malgrado i costanti miglioramenti del tenore di vita nell’Ue, i giovani non beneficiano di questa evoluzione positiva tanto quanto le generazioni precedenti. A ciò va aggiunto che la quota di reddito da lavoro delle fasce più giovani della popolazione si è ridotta nel tempo. Queste problematiche influiscono sulle decisioni dei giovani relative al nucleo familiare, come l’avere figli o l’acquisto di una casa; ciò può a sua volta ripercuotersi negativamente sui tassi di fecondità e di conseguenza sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici e sulla crescita».

Se l’Europa non è un continente per giovani l’Italia è il loro purgatorio: nel nostro Paese di lavoratori autonomi i giovani fra 15 e 24 anni “not (engaged) in education, employment or training” (Neet) che non hanno e non cercano lavoro toccano la percentuale record nell’intera sono il 19,9%, la massima percentuale dell’intera Ue che ha una media di 11,5% Neet.

Nel 2016m in Italia la disoccupazione fra i 15 e i 24 anni era al l 37,8%,meno del 40,3% del 2015, ma dietro solo a Grecia (47,3%) e Spagna (44,4%). Oltre il 15% dei giovani italiani che lavorano hanno un contratto atipico e guadagnano in media il 30% in meno di un lavoratore co- Un popolo di precari che non riesce a formarsi una famiglia almeno fino a 31 . i 32 anni.

Rimane un abisso tra uomini e donne, visto che tra quest’ultime lavorano il 20,1% meno degli uomini, mentre gli italiani in condizioni di povertà estrema sono l’11,9%, ancora in aumento tra il 2015 e il 2016, in sconsolate compagnia con le sole Estonia e Romania.

Tornando ai dati europei, a questo va aggiunto che per quanto riguarda la popolazione in età lavorativa, l’Esde 2017  prevede «un calo dello 0,3 % annuo da qui al 2060. Ciò significa che una forza lavoro ridotta dovrà fare in modo di garantire il mantenimento dell’attuale tendenza alla crescita. Ne consegue anche che i regimi pensionistici saranno contemporaneamente alimentati da un minor numero di contribuenti – spesso con versamenti di minore entità e/o irregolari, non essendo corrispondenti a quelli del lavoro a tempo pieno e/o standard – mentre aumenterà il numero dei pensionati che ne dipenderanno. I giovani lavoratori di oggi e le generazioni future devono pertanto farsi carico di un doppio onere che deriva dai cambiamenti demografici e dalla necessità di garantire la sostenibilità dei regimi pensionistici»

La Commissione europea – che ha non poche responsabilità in questa situazione – conclude però che «I responsabili politici possono anticipare e attenuare questi sviluppi in diversi modi. In primo luogo, dobbiamo sfruttare appieno il nostro potenziale umano sul mercato del lavoro, attivando e mettendo a disposizione di tutti i gruppi generazionali le giuste competenze e garantendo un rapporto proporzionato tra la durata della vita lavorativa e la speranza di vita. Anche gli sforzi politici mirati a un aumento della fertilità e a una gestione efficace della migrazione possono essere utili, come pure il sostegno all’innovazione e una maggiore efficacia della spesa per gli investimenti nelle competenze e nell’istruzione dei giovani e dei meno giovani. Le parti sociali possono infine fornire un importante contributo per colmare il divario tra i lavoratori più e meno giovani e promuovere un mercato del lavoro più equo per tutti, ad esempio valorizzando l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, fornendo indennità previdenziali e aiutando a elaborare ed attuare la legislazione a tutela dell’occupazione e politiche attive del mercato del lavoro».