Riceviamo e pubblichiamo

Nuovo aeroporto di Firenze: decidere certo, ma negli interessi della comunità

Dal presidente di Legambiente Toscana cinque spunti di riflessione per il presente e il futuro della Piana

[27 luglio 2018]

Negli ultimi giorni si è fatto un gran parlare di decisioni, di decisioni poi contraddette e, in ultima analisi, delle tante, infinite contraddizioni che la politica contemporanea (di ogni colore e provenienza) ci riserva, a proposito di infrastrutture strategiche. E non solo.

Ritengo a questo punto utile portare il mio contributo al dibattito. Senza furori ideologici, né sterili intenti polemici. Vado sinteticamente per punti.

  1. Dire oggi che la decisione sulla nuova pista del Vespucci è ormai consolidata e irreversibile è, a dir poco, temerario. Faccio appena notare che per trent’anni l’intera pianificazione toscana si è fondata sull’assunto strategico per cui lo scalo intercontinentale della Toscana doveva essere Pisa, con Firenze interconnessa col ruolo di city airport. Solo nel 2009 tutto ciò ha cambiato verso, per dirla con lo stesso linguaggio con cui il ribaltamento ci è stato presentato.
  2. Nascondere, negare o ignorare, poi, che il Parco Agricolo della Piana debba essere principio ordinatore di tutta la pianificazione territoriale dell’area metropolitana, è altrettanto stupefacente, visto che lo dice testualmente il PIT vigente nella nostra regione. Come altrettanto singolare è che si sia registrata come un’inezia da azzeccagarbugli la modifica a 2400 m (da parte di ENAC) del nuovo sedime aeroportuale, quando la delibera del Consiglio Regionale nella variante al PIT del 2014 ne ha approvato una lunghezza di soli 2000.
  3. Se la vicenda dell’inceneritore di Case Passerini postula una lesione del principio ambientale, perché dell’impianto si parla almeno dalla fine degli Anni Novanta quando la differenziata era agli albori e quindi aveva ancora un suo perché, l’affaire Vespucci ci racconta di una frattura insanabile sul piano delle potestà territoriali. Dire infatti che il nuovo scalo registra un consenso vastissimo presso i cittadini, significa, a mio avviso, ignorare che non i comitati ma molti Sindaci della Piana, in quanto pieni interpreti della democrazia rappresentativa e per di più tutti di centrosinistra, ne hanno invece platealmente e reiteratamente negata l’utilità.
  4. Negare, sottacere o peggio ignorare, ancora, che c’è un grande tema «Piana», nel quale tutte le vertenze appena menzionate sono sussunte, è quindi non solo molto grave sul piano etico, ma anche fuorviante concettualmente. La sentenza del TAR che affossa per sempre la procedura su Case Passerini, infatti, argomenta la sua decisione con la mai realizzata messa a dimora del bosco della Piana. Quale necessaria e preventiva compensazione di un carico ambientale già critico, ancor prima della costruzione dell’inceneritore. Ironia della sorte, ma la coincidenza non può che suscitare sospetti, la localizzazione di quel bosco avrebbe investito quello che è oggi il sedime della sedicente nuova pista del Vespucci.
  5. Quanto infine alla proposta pseudo/rivoluzionaria del referendum popolare, lanciata da un’importante testata giornalistica fiorentina nei giorni scorsi, osservo che la stessa citata Delibera N. 61 del 2014, con cui s’intendeva “qualificare” l’aeroporto di Firenze integrando il PIT della Regione Toscana, avrebbe previsto anche lo svolgimento di un Dibattito Pubblico, mai realizzato. E allora perché non raccogliere la sfida e accettare l’idea di un Referendum Consultivo, al termine di un Dibattito Pubblico, ai sensi dell’ottima LR 46/2013?! Noi ci stiamo.

Chiudo sommessamente con un paio di domande retoriche. Invece di fare la caricatura della posizione degli altri, non sarebbe meglio concentrarsi sulle reali necessità dei cittadini toscani? E quindi decidere, certo, ma in nome del loro esclusivo interesse? Sono domande queste fondamentali, che attendono da troppi anni una risposta.

di Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana per greenreport.it