Ocse: la Flat Tax non riduce la disuguaglianza, la patrimoniale sì

Per una fiscalità giusta: maggiore progressività delle imposte e tassazione delle rendite

[12 aprile 2018]

Mentre la Flat Tax elettorale brandita da Salvini e Berlusconi fa ancora timidamente capolino nelle nebbiose trattative per il nuovo governo e tra gli invalicabili vincoli costituzionali e di bilancio e i veti dell’Unione europea già pronti a scattare,  dall’Ocse arrivano due studi che confermano che non è certo la migliore idea per ridurre l’ineguaglianza. Anzi, bisognerebbe andare in tutt’altra direzione: verso quella patrimoniale chiesta da quel che resta della sinistra e della quale anche il governo uscente non ha mai voluto sentir parlare.

L’Ocse sottolinea che « I regimi individuali di risparmio e di imposta sul patrimonio sono molto disparati, offrendo importanti opportunità ai governi di intraprendere riforme per migliorare sia l’efficienza che l’efficacia e l’imparzialità dei loro sistemi fiscali».

Pascal Saint-Amans, direttore del Centre for Tax Policy and Administration  dell’Ocse, spiega che «I Paesi non hanno necessariamente bisogno di appesantire i prelievi sul risparmio, ma c’è spazio per migliorare sensibilmente le modalità di questi prelievi. Si sono degli argomenti di peso a favore del ricorso al sistema fiscale per riassorbire le disuguaglianze di reddito e di ricchezza, in particolare assicurando un’imposizione effettiva sul capitale. Gli stati hanno la possibilità di accrescere sia l’efficienza che l’equità dei loro sistemi fiscali e questi rapporti descrivono delle misure concrete per riuscirci».

il rapporto “Taxation of Household Savings” riconosce che le tasse  sono tra gli strumenti più efficaci di cui dispongono governi e amministrazioni pubbliche «per ridurre le ineguaglianze e favorire una crescita più inclusiva» e fornisce una visione d’insieme dettagliata della tassazione del risparmio nei 35 Paesi dell’Ocse (quelli sviluppati) e nei 5 maggiori Paesi partner: Sudafrica, Argentina, Bulgaria, Colombia e Lituania. Lo studio constata «L’esistenza differenze da un Paese all’altro per quel che riguarda il trattamento fiscale di una serie di asset (quali conti correnti, obbligazioni, azioni, pensioni private e beni immobili)» e sottolinea che «Alcune decisioni di risparmio sono probabilmente dettate dalle regole fiscali, piuttosto che dalle dichiarazioni al lordo prima delle imposte». L’analisi della ripetizione degli asset ai diversi livelli della scala dei redditi e del patrimonio dimostra che «Le disparità del trattamento fiscale di alcuni prodotti di risparmio spesso favoriscono i contribuenti agiati a detrimento di quelli più modesti. Questi ultimi, per esempio, in genere conservano una quota più importante dei loro averi sui conti correnti che sono tassati abbastanza fortemente, rispetto ai contribuenti ricchi che mettono di più i loro risparmi in fondi di investimento, fondi pensione e azioni, spesso sottoposti a una tassazione minore».

Partendo da queste constatazioni, il rapporto presenta diverse soluzioni che permetterebbero di assicurare una maggiore neutralità fiscale tra i diversi sostegni al risparmio, per favorire una crescita più inclusiva.  Nello stesso tempo, l’Ocse riconosce che  «Il trattamento fiscale preferenziale destinato a incoraggiare il risparmio pensionistico può essere giustificato in un contesto di invecchiamento demografico e di accentuazione delle pressione sul sistema di sicurezza sociale».

Gli autori del rapporto spiegano anche che «Il recente passaggio allo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari tra le amministrazioni fiscali può dare ad alcuni Paesi l’opportunità di aumentare la progressività dei loro prelievi sul risparmio (il contrario della Flat Tax, ndr). Questo cambiamento senza precedenti nel contesto fiscale dovrebbe rendere più difficile per i contribuenti eludere le tasse nascondendo reddito o attività all’estero; offre ai Paesi che hanno evitato la tassazione progressiva dei redditi da capitale un’occasione unica per reintrodurre la progressività nel loro sistema fiscale». Chissà se a Salvini e Berlusconi fischiano le orecchie?

L’altro rapporto, “The Role and Design of Net Wealth Taxes”, fa il punto sulla situazione attuale e passata delle imposte sul patrimonio nei Paesi Ocse e ne valuta vantaggi e inconvenienti per mobilitare entrate e diminuire l’ineguaglianza. Alla fine l’Ocse si dice favorevole all’introduzione di una patrimoniale e sottolinea che «I Paesi nei quali  le imposte sono ampiamente basate sui singoli redditi da capitale, comprese le imposte sulle plusvalenze, e dove le imposte sulle successioni e le donazioni sono ben progettate, hanno poco bisogno di alzare le tasse sulla ricchezza. Potrebbe essere opportuno introdurre tali imposte in Paesi che non tassano molto sul reddito da capitale o non impongono tasse di successione».

Insomma, l’esatto contrario di quel che ci siamo senti dire noi italiani (e che abbiamo votato in grande maggioranza) in campagna elettorale.