Oggi è l’Overshoot Day, ma non per l’Italia: siamo in sovrasfruttamento dal 24 maggio

È come se consumassimo in un anno le risorse di 4,6 “Italie”, ma naturalmente continuiamo ad averne una sola a disposizione

[1 agosto 2018]

Oggi è l’Earth Overshoot Day del 2018, il giorno del sovrasfruttamento: la data in cui la richiesta dell’umanità di risorse e servizi naturali supera l’ammontare di risorse e servizi naturali la natura è in grado di rinnovare nell’intero anno. Contando che siamo solo al 1 di agosto, da domani eroderemo il capitale (naturale) del pianeta, aggravando il nostro debito ecologico. Accade ormai ogni anno, ma non era mai successo così rapidamente.

In poco meno di 50 anni l’Overshoot Day è passato dal ricorrere il 29 dicembre, nel 1970 – dunque sostanzialmente entro i limiti imposti dalla natura –  al cadere il 1° agosto del 2018. «In pratica è come se stessimo usando 1,7 Terre – spiega Gianfranco Bologna, membro del think tank di greenreport e direttore scientifico del Wwf Italia – Secondo i calcoli del Global footprint network il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970 e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto».

Questo significa, come argomentano direttamente dal Global footprint network, che la nostra impronta ecologica si sta facendo sempre più pesante; lo vediamo sommando tutte le richieste delle persone nei confronti della natura, come la domanda di cibo, di legname e fibre; l’assorbimento delle emissioni di carbonio derivanti dalla combustione di combustibili fossili; le superfici urbanizzate destinate agli edifici, alle strade e alle altre infrastrutture.

Erodendo progressivamente la capacità della natura di soddisfare i bisogni umani la tragedia diventa anche sociale, oltre che ambientale. Non a caso questo processo può produrre disperazione e costringere – come sta accadendo – molte persone a migrare verso città o altri paesi. Nei prossimi trent’anni, ricorda il Wwf, si stima che almeno 4 miliardi di persone vivranno in zone aride e i problemi del continuo degrado del suolo, con la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici, forzeranno a migrare una cifra molto varia, che potrebbe raggiungere fino ai 700 milioni di esseri umani. E la soluzione al problema non sta certo nel chiudere i porti, come propaganda il ministro Matteo Salvini, ma nel praticare integrazione e favorendo lo sviluppo sostenibile delle comunità umane ovunque si trovino, redistribuendo – come appare sempre più necessario – le risorse necessarie allo scopo.

«Mentre ‘celebriamo’ la giornata del sovrasfruttamento, tutto può sembrare immutato, abbiamo ancora lo stesso cibo nel nostro frigorifero – commenta il ceo del Global footprint network e co-ideatore dell’impronta ecologica, Mathis Wackernagel – Ma gli incendi stanno imperversando negli Stati Uniti occidentali. Dall’altra parte del mondo, i residenti di Città del Capo hanno dovuto dimezzare il consumo di acqua rispetto al 2015. Queste sono le conseguenze del depauperamento del budget ecologico del nostro unico e solo pianeta». Anche l’Europa non è certo immune  simili pericoli, anzi: la tragedia degli incendi appena consumatisi in Grecia ci mostra che è vero esattamente il contrario.

«Le nostre economie stanno adottando uno “schema Ponzi” con il nostro pianeta – continua Wackernagel – Stiamo utilizzando le risorse future della Terra per operare nel presente e sprofondare sempre più nel debito ecologico. È tempo di porre fine a questo schema Ponzi ecologico e sfruttare la nostra creatività e ingegnosità per creare un futuro prospero senza combustibili fossili e distruzione planetaria».

Come? Se il Wwf evidenzia la necessità di perseguire gli Obiettivi Onu di sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030, che è stata approvata da tutti i paesi del mondo – compresa l’Italia – nel settembre 2015, il Global footprint network ci ricorda che se riducessimo del 50% la componente di carbonio dell’Impronta ecologica dell’umanità, l’Overshoot day indietreggerebbe subito di tre mesi (93 giorni); se tutti riducessero – come sottolinea in Italia la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition – lo spreco alimentare della metà, tagliando al contempo l’impronta ecologica della propria dieta alimentare e consumando calorie rimanendo nella media mondiale, il giorno del sovra sfruttamento si sposterebbe di 38 giorni; e se tutte le famiglie del mondo avessero un figlio in meno (anche se in Italia attualmente il problema è semmai quello di valorizzare al meglio i pochi giovani rimasti), guadagneremmo 30 giorni entro il 2050.

Nonostante l’urgenza sempre più acuta di agire per favorire la transizione a uno sviluppo più sostenibile, l’Italia sembra però prendersela comoda. Anzi, ci siamo portati avanti: se per il mondo l’Overshoot day cade oggi, il nostro Paese è in sovrasfruttamento già dal 24 maggio. Se tutta la popolazione mondiale vivesse come noi avremmo bisogno di 2,6 anziché di 1,7 pianeti Terra, ed è come se noi italiani consumassimo in un anno le risorse di 4,6 “Italie”, ma naturalmente continuiamo ad averne una sola a disposizione. E se non invertiamo da subito la rotta, alla fine a pagare il conto saremo sempre noi.