Da oggi le grandi imprese sono obbligate a comunicare perfomance sociali e ambientali

Entra in vigore la nuova rendicontazione non finanziaria, sanzioni pecuniarie per chi non si adegua

[25 gennaio 2017]

Entra oggi in vigore il decreto legislativo del 30 dicembre 2016, n. 254 sulla «comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni», che prevede «l’obbligo di presentare – come illustra Alessandra Bailo Modesti sulle pagine della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – una dichiarazione individuale di carattere non finanziario per le imprese di interesse pubblico che abbiano avuto, in media, durante l’esercizio finanziario un numero di dipendenti superiore a 500 e, alla data di chiusura del bilancio, abbiano superato almeno uno dei due seguenti limiti dimensionali: a) totale dello stato patrimoniale: 20.000.000 di euro; b) totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 40.000.000 di euro».

La relazione deve fornire tutte le informazioni necessarie «a comprendere il modello aziendale di gestione e organizzazione delle attività dell’impresa anche con riferimento alla gestione dei temi sopra citati; le politiche praticate dall’impresa, comprese quelle di due diligence, i risultati conseguiti grazie ad esse ed i relativi Key performance indicator di carattere non finanziario; i principali rischi, generati o subiti, connessi ai suddetti temi e che derivano dalle attività dell’impresa, dai suoi prodotti, servizi o rapporti commerciali, incluse, le catene di fornitura e subappalto laddove vengano considerate rilevanti ai fini della dichiarazione. L’attenzione alle catene di fornitura è un elemento interessante del decreto in quanto essa allarga, seppur indirettamente, l’assessment all’intero indotto e, attraverso le azioni dell’impresa di grandi dimensioni, può avere l’effetto di sollecitare le imprese fornitrici, che spesso sono PMI, ad adottare standard ambientali e sociali più elevati».

A prescindere dagli standard adottati, deve contenere «almeno» informazioni sull’impiego da parte dell’impresa di risorse energetiche – rinnovabili e non –  e risorse idriche; sulle emissioni di gas serra e inquinanti; l’impatto dell’attività d’impresa su ambiente, salute e sicurezza; gli aspetti sociali della gestione, in primo luogo quelli inerenti il personale; rispetto dei diritti umani e lotta alla corruzione.

Nonostante gli ampi margini di miglioramento, con il decreto viene finalmente «chiesto alle imprese di rendicontare, e quindi – cosa più importante – di mettere in campo, concretamente, iniziative di green economy. Esso avrà raggiunto, infatti, dei risultati, solo se non verrà interpretato come un ulteriore “laccio” da parte delle imprese ma diventi uno stimolo a fare di più per migliorare le proprie performance ambientali e per rafforzare il ruolo dell’impresa nella società».

E per quanti non si adegueranno? Il decreto «non prevede meccanismi obbligatori di certificazione da parte terza delle dichiarazioni rese dalle imprese ma prevede la verifica da parte di chi si occupa della revisione legale del bilancio dell’avvenuta predisposizione da parte degli amministratori della dichiarazione di carattere non finanziario. Lo stesso soggetto, o altro soggetto abilitato allo svolgimento della revisione legale deve predisporre una relazione distinta con attestazione di conformità delle informazioni fornite rispetto a quanto richiesto dal decreto legislativo. In caso di dichiarazioni non conformi o che riportino informazioni non veritiere sono istituite dal decreto anche sanzioni pecuniarie».