Onu, dall’uso efficiente delle risorse naturali un tesoro da 2 mila miliardi di dollari

Senza interventi correttivi invece consumeremo 186 miliardi di tonnellate/anno di materiali entro al 2050, con effetti devastanti

[1 settembre 2017]

All’interno del rapporto Signals 2017 l’Agenzia europea dell’ambiente indica chiaramente che le residue possibilità di sviluppo sostenibile – ambientale, sociale ed economico – possano correre solo su due binari paralleli: da una parte l’efficienza energetica, dall’altra quella nell’impiego delle risorse naturali. Con un binario soltanto, le nostre società non potranno che deragliare, e il perché è molto semplice: si guardi ad esempio alla rivoluzione in corso della mobilità, che sta spingendo verso l’impiego diffuso di veicoli elettrici. Il loro uso può sì tagliare drasticamente l’emissione di inquinanti atmosferici e quello delle emissioni di gas ad effetto serra (di cui il settore dei trasporti rimane responsabile per il 23%, a livello globale), ma al contempo richiede uno sforzo crescente in termini di risorse naturali consumate (rame, cobalto, alluminio e meno acciaio, piombo e platino, per cominciare); senza efficienza, il tappo rischia di saltare.

Dall’International resource panel dell’Unep, il Programma Onu per l’ambiente, arriva però una notizia consolante. Come si argomenta con dovizia di dettagli nel rapporto Resource efficiency: potential and economic implications, incrementare l’efficienza nell’impiego delle risorse naturali è già oggi un obiettivo «tecnicamente accessibile», che può «contribuire alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro», tanto da più che compensare i costi che il Pil del mondo dovrà sopportare per contenere il riscaldamento globale entro i +2 °C (ovvero, una caduta del 3,7% procapite al 2050, secondo l’Unep).

Per questo dalle Nazioni unite sottolineano che «migliorare l’efficienza delle risorse è indispensabile per soddisfare i costi relativi agli obiettivi sul cambiamento climatico».

Anzi: a livello globale l’uso più sostenibile dei materiali e dell’energia non solo copre i costi necessari a mantenere il riscaldamento globale entro i limiti fissati dall’Accordo di Parigi, ma può incrementare il Pil globale di ulteriori 2 trilioni (2.000.000.000.000) di dollari entro il 2050.

Si tratta di una doppia vittoria ambientale – spiega Erik Solheim, direttore esecutivo dell’Unep – Utilizzando meglio i doni naturali del nostro pianeta, inietteremo più soldi nell’economia per creare posti di lavoro e migliorare i mezzi di sussistenza. Allo stesso tempo, creeremo i fondi necessari per finanziare un’azione ambiziosa sul clima».

Una grande opportunità dunque, come non se ne vedono altre all’orizzonte. Come documenta l’Irp-Unep, entro il 2050 la popolazione mondiale è destinata a crescere del 28%, e ci si attende che l’uso procapite delle risorse naturali crescerà del 71% in questo lasso di tempo: questo significa che «senza passi urgenti per aumentare l’efficienza», l’impiego delle risorse naturali passerà da 85 a 186 miliardi di tonnellate/anno entro il 2050, con conseguenti scarsità e impatti ambientali devastanti.

Spingere l’acceleratore sull’efficienza, invece, permetterà – oltre al conseguimento dei suddetti benefici economici – di ridurre di «circa il 28% il consumo di risorse naturali al 2050, rispetto al trend attuale». Naturalmente, sottolinea l’Unep, gli effetti non saranno gli stessi in ogni angolo del pianeta: ridurre l’estrazione di risorse naturali significa incidere sui ricavi di alcune industrie (e dunque sugli stipendi dei dipendenti), ma ci sarà più da guadagnare «attraverso l’applicazione di politiche di compensazione e per facilitare la transizione verso pratiche più efficienti, piuttosto che continuare a sostenere attività inefficienti», osservano dall’Onu. Vale la pena provarci da subito, perché non avremo un’altra possibilità.