Onu: riconsiderare urgentemente l’uso insostenibile delle risorse o finirà male

Joyce Msyua: «Sfruttiamo le risorse le risorse limitate di questo pianeta come se non ci fosse un domani»

[12 Marzo 2019]

Secondo il Global Resources Outlook 2019, un rapporto elaborato dall’International Resource Panel e presentato all’UN Environment Assembly in corso a Nairobi, «Il rapido viluppo dell’estrazioni di n materiali è il principale responsabile dei cambiamenti climatici e dello stress sulla biodiversità, una sfida che sui aggraverà se il mondo non intraprende una riforma sistemica dell’utilizzo delle risorse».

Per aiutare i policymakers a prendere delle decisioni strategiche e a optare per la transizione verso un’economia sostenibile, il rapporto passa in rassegna le tendenze dell’utilizzo delle risorse naturali e i loro consumi a partire dagli anni ’70 e ric orda che «Nel corso degli ultimi 5 decenni la popolazione è raddoppiata e il prodotto interno lordo mondiale è quadruplicato. Durante lo stesso periodo, l’estrazione annuale di materiali è passata da 27 miliardi di tonnellate a 92 miliardi di tonnellate (nel  2017)». Secondo i trend attuali, entro il 2060 questa cifra dovrebbe raddoppiare ».

Il rapport evidenzia che «L’estrazione e il trattamento dei materiali dei combustibili e degli alimenti rappresentano circa la metà delle emissioni totali di gas serra e sono responsabili di più del 90% dello stress idrico e sulla biodiversità». Solo nel 2010, I cambiamenti nell’utilizzo dei suoli avrebbero comportato una  perdita totale di specie intorno all’1%.

La direttrice ad interim dell’UN Environment, Joyce Msyua, ha sottolineato che «Il futuro delle risorse mondiali dimostra che sfruttiamo le risorse  limitate di questo pianeta come se non ci fosse un domani, innescando allo stesso tempo dei cambiamenti climatici e una perdita di biodiversità. Lo dico francamente: per molti di noi non ci sarà un domani, a meno che non mettiamo fine a queste pratiche».

Ma non è quel che stiamo facendo: dal 2000, la crescita del tasso di estrazione è addirittura accelerata per raggiungere il 3,2% all’anno, soprattutto a causa di grossi investimenti nelle infrastrutture e per i livelli di vita più elevati nei Paesi in via di sviluppo ed emergenti, in particolare in Asi.

L’utilizzo dei minerali metallici è aumentato del 2,7% all’anno e tra il 2000 e il 2015 gli effetti di questa crescita su salute umana e cambiamenti climatici sono raddoppiati. L’utilizzo dei combustibili fossili è passato dai 6 miliardi di tonnellate del 1970 ai 15 miliardi del 2017. La quantità di biomassa utilizzata per pour l’alimentazione umana e animale e per l’energia è passata  da 9 miliardi di tonnellate a 24 miliardi di tonnellate  .

Utilizzando i dati dei trend storici, il rapporto fa previsioni per il 2060 e non sono confortanti: tra il 2015 e il 2060 l’utilizzo delle risorse naturali dovrebbe  aumentare del 110%, il che comporterà una riduzione del 10% delle foreste e fino al 20% di altri habitat come le praterie. Così le emissioni di gas serra aumenteranno del 43%, facendo saltare tutti gli impegni dell’Accordo di Parigi, con conseguenze devastanti per il cambiamento climatico.:

Il rapporto indica che «Se la crescita economica e i consumi si manterranno ai livelli attuali, saranno necessari degli sforzi molto più importanti per garantire che una crescita economica positiva non provochi impatti negativi sull’ambiente. Inoltre, il Global Resources Outlook 2019 dimostra che «L’utilizzo efficace delle risorse è essenziale, ma non sufficiente in sé. Abbiamo bisogno di passare dal flusso lineare a quello circolare. Mettendo insieme cicli di vita prolungati, una progettazione e una concezione di prodotti intelligenti, così come del riutilizzo, del riciclo e delle ri-fabbricazione».

La speranza di salvare la biodiversità e noi stessi c’è ancora: «Se le misure raccomandate verranno applicate, la crescita economica potrebbe accelerare, superando i costi economici iniziali del passaggio a dei modelli economici compatibili, con la limitazione del riscaldamento climatico a 1,5° C nel corso di questo secolo».

Come hanno scritto i co-presidenti dell’International Resource Panel, Isabella Teixeira e Janez Potocnik, nella prefazione del rapporto: «La modellizzazione intrapresa dall’International Resource Panel, dimostra che con politiche efficaci in materia di utilizzo razionale delle risorse, del consumo e della produzione sostenibile, l’utilizzo mondiale delle risorse potrebbe rallentare del 25%. Il Pil mondiale potrebbe progredire dell’8%. In particolare nei Paesi a basso reddito e nei Paesi a reddito medio, e le emissioni di gas serra potrebbero essere ridotte del 90% in  rapporto alle previsioni riguardanti il proseguimento delle tendenze storiche entro il 2060».