Dalla Svezia l’appello degli economisti a «rivedere la saggezza economica tradizionale»

Otto punti per lo sviluppo sostenibile nell’era dell’incertezza

«La crescita del Pil non è fine a sé stessa e la sostenibilità ambientale è un requisito, non un’opzione»

[2 gennaio 2017]

Dietro ai primi vagiti di questo nuovo anno s’intravede un’unica certezza: l’incertezza. Agli albori della crisi finanziaria che ancora intrappola l’Europa, rivolgendosi agli accademici della London school of economics la regina Elisabetta II chiese perché nessuno degli economisti si fosse accorto in tempo dell’imminente crack globale. I campanelli d’allarme in realtà furono molti ma vennero ignorati, come lo sono ancora oggi. Otto anni non sono bastati ad elaborare lo shock, e per il mondo occidentale non è stata una festa: lo stesso Regno Unito sta abbandonando l’Ue, i populisti avanzano in tutta Europa e Oltreoceano hanno già conquistato la presidenza Usa con Donald Trump.

Nessuno avrebbe potuto prevedere un simile decorso degli eventi, e oggi ci troviamo con l’impellente necessità di trovare una nuova e affidabile bussola per navigare in queste acque inesplorate. Dove puntare? Ancora una volta un segnale arriva da Stoccolma. La capitale svedese nel 1972 ospitò la prima Conferenza delle Nazioni Unite sulla protezione dell’ambiente naturale, e la conseguente Dichiarazione di Stoccolma pose le basi politiche di ciò che oggi chiamiamo sviluppo sostenibile. In questi tempi incerti, l’Agenzia svedese per lo sviluppo internazionale (Sida) – un ente governativo che lavora per conto del Parlamento e del governo svedesi – ha chiamato a raccolta 13 dei migliori economisti del mondo, tra cui spiccano 4 ex capo-economisti della Banca mondiale (Francois Bourguignon, Kaushik Basu, il premio Nobel Joseph Stiglitz e Justin Lin, nella foto a destra). Come spiegano in questi giorni gli stessi autori su Project syndicate, la domanda di fondo che è stata rivolta loro è molto semplice: «È tempo di rivedere la saggezza economica tradizionale?».

La risposta è sì, ed è declinata in 8 punti fondamentali all’interno di una nuova “Dichiarazione di Stoccolma”, la Stockholm Statement – Towards a consensus on the principles of policymaking for the contemporary world. Il documento spazia dalla necessità di «bilanciare mercato, Stato e comunità» a quella di «curare l’impatto della tecnologia globale e della disuguaglianza», fino a ricordare che «norme sociali e mentalità» sono aspetti non più trascurabili nel delineare un nuovo approccio allo sviluppo. Soprattutto, pone sul podio delle priorità tre punti fondamentali.

Primo: «La crescita del Pil non è fine a sé stessa». La crescita economica, spiegano i 4 economisti-capo della Banca mondiale, è utile finché «fornisce le risorse necessarie per sostenere diverse dimensioni del benessere umano: l’occupazione, il consumo sostenibile, l’alloggio, la salute, l’istruzione e la sicurezza». Secondo: «Lo sviluppo deve essere inclusivo». In un mondo dove le disuguaglianze stanno già crescendo oltre i livelli di guardia, dovrebbe essere chiaro che quella “teoria del gocciolamento (trickle-down)” non funziona; non basta spingere la crescita economica per i ceti più abbienti sperando che arrivi a riguardare l’intera società. «Piuttosto che aspettare che sia la marea dello sviluppo a innalzare tutte le barche – sottolineano gli economisti – i politici devono garantire che nessuno sia lasciato indietro».

Terzo: «La sostenibilità ambientale è un requisito, non un’opzione». Come evidenziano gli economisti, a «livello nazionale la crescita del reddito che avviene a scapito di danni ambientali è insostenibile, e quindi inaccettabile. A livello globale, il cambiamento climatico è una minaccia per salute, mezzi di sussistenza, e habitat. E imperativo che la mitigazione dei cambiamenti climatici e le politiche di adattamento siano parte integrante della politica di sviluppo, non un addendum, sia a livello nazionale e internazionale».

Com’è evidente l’impatto zero dell’attività umana sull’ambiente non esiste, ma la ricerca di uno sviluppo che incroci al contempo la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale è determinante. Una strategia che richiede sforzi sul fronte nazionale come su quello internazionale, e che non può più essere elusa. È presente oggi nel mondo un approccio politico che sia in grado di tenere insieme tutte queste dimensioni? Forse non è un caso che la Stockholm Statement arrivi ancora una volta dalla Svezia, patria della socialdemocrazia.