I Paesi in via di sviluppo che dipendono dai prodotti di base devono diversificare le loro economie (VIDEO)

Altrimenti rischiano di non raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030

[28 dicembre 2017]

Secondo il Commodities and Development Report 2017  pubblicato dall’United Nations conference on trade and development (Unctad) e dalla Fao, «Senza un rinnovato impegno per un cambiamento delle politiche, i Paesi in via di sviluppo dipendenti dalle materie prime (commodity-dependent developing countries.  (Cddc), per il 2030 resteranno indietro nei loro risultati sociali ed economici rispetto ai Paesi con economie più diversificate».

Il rapporto Onu sulle materie prime e lo sviluppo sostiene che »questo è uno scenario probabile dato che i prezzi globali delle materie prime alimentari e non alimentari, ad eccezione del petrolio, dovrebbero rimanere ai livelli del 2010. Potrebbero anche aumentare leggermente da oggi al 2030 – la data prevista per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) concordati dalla comunità internazionale nel 2015». Ma il rapporto  ricorda che «Questi modelli di prezzi globali potrebbero divergere una volta scomposti a livello regionale e nazionale».

Fao e Unctad spiegano che «Il boom dei prezzi delle materie prime nel periodo 2003-2011 ha spinto verso l’alto i proventi delle esportazioni e, in generale, i tassi di crescita economica per molti paesi Cddc ma questa tendenza si è rallentata o si è invertita da quando i prezzi delle materie prime si sono stabilizzati a un livello più basso.  Questo a sua volta ha evidenziato l’importanza degli investimenti nel capitale umano e nella protezione sociale, e delle politiche redistributive, considerando che una forte crescita economica complessiva da sola non si traduce necessariamente in una riduzione della povertà e in risultati di sicurezza alimentare».
Il Commodities and Development Report 2017 sottolinea la necessità che «i Paesi Cddc perseguano una trasformazione strutturale per migliorare le loro prospettive sociali ed economiche di ridurre la povertà, realizzare la sicurezza alimentare e raggiungere gli obiettivi di sviluppo in generale».

A sostegno delle loro raccomandazioni politiche, Fao e Unctad esaminano le politiche alimentari dei diversi Paesi e il loro impatto socio-economico. Gli studi di casi riguardano alcuni prodotti nei Paesi produttori come la soia in Argentina e Brasile, il riso in Bangladesh, i diamanti in Botswana e Sierra Leone, il cotone in Burkina Faso, il caffè e le banane in Costa Rica, il cacao in Ghana, il nichel in Indonesia, il sorgo in Mali, il petrolio in Nigeria e il rame nello Zambia.

Secondo il rapporto, «Le politiche che possono promuovere una crescita inclusiva nei prossimi 15 anni sono la diversificazione economica, l’espansione dei legami tra il settore delle materie prime e l’economia nazionale, adottando politiche di spesa anticiclica che costruiscono ammortizzatori delle entrate delle materie prime durante i rialzi dei prezzi per utilizzarle nei periodi di calo dei prezzi, aggiungendo valore alle materie prime e investendo nella protezione sociale, nella salute e nell’istruzione.
I paesi Cddc richiederanno più spazio politico al fine di adattare il giusto mix di politiche alle loro condizioni e circostanze economiche e guidare il loro sviluppo economico sostenibile in un mondo sempre più globalizzato».

Il rapporto conclude comunque con una nota ottimistica: «Alla fine la trasformazione strutturale dovrebbe portare all’attuazione dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, di cui gli obiettivi sono il nucleo».

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  • Commodity-dependent countries need to diversify their economies.