Paradossi della raccolta differenziata: cos’è un imballaggio e cosa no?

I pizzi per le torte, ad esempio, vanno bene. Ma solo se sono venduti con il dolce…

[3 luglio 2014]

Sulla Gazzetta Ufficiale 136 è stato pubblicato il Dm 22 aprile 2014 in cui si puntualizza cos’è un imballaggio e cosa non lo è, facendo anche esempi concreti. Sono inequivocabilmente imballaggi: i pizzi per le torte (venduti con il dolce, altrimenti niente); i rotoli, i tubi e i cilindri sui quali è avvolta la pellicola, il foglio di alluminio o la carta; le grucce per indumenti (solo quelle vendute con il vestito) e i vasi da fiori per la vendita e il trasporto di piante.

Sfuggono viceversa dal concetto legislativo di imballaggio (tra i molti) e quindi non vanno nella raccolta differenziata le cartucce per stampanti, le custodie per cd, i macinapepe ricaricabili; le bustine solubili per i detersivi, le posate usa e getta i vasi da fiori destinati a restare con la pianta per tutta la sua durata di vita e le grucce se acquistate da sole come prodotto.

Che dire? nulla di particolarmente nuovo: la conferma di una confusione normativa incomprensibile per il comune cittadino, a cui ci dobbiamo attenere almeno fino a quando la raccolta differenziata degli imballaggi e i consorzi di filiera si trasformeranno in raccolta differenziata di materia e  consorzi di materia.

La naturale evoluzione dei consorzi di filiera nati nel 1997 su input del decreto Ronchi, sembra essere quella di diventare sempre più consorzi di materia: le fasce che distinguono le tipologie di rifiuti in base alla percentuale di impurezza (la frazione estranea) dovrebbero infatti andare in questa  direzione – anche se non sempre è così, vedi il rinnovato accordato quadro Anci Conai, siglato nel 2014 -, remunerando sempre di più la materia e sempre meno la raccolta. Eppure questa graduale trasformazione coglierebbe il vero obiettivo (la riciclabilità dei materiali), spostando la lente proprio dalla percentuale di raccolta differenziata a quella del riciclo effettivo.

Anche le aziende che raccolgono i rifiuti sono dunque chiamate a un salto di qualità, puntando appunto sulla qualità della raccolta differenziata e non solo sulla quantità: a questo punto entrano in gioco gli impianti di selezione dei rifiuti, che consentono di avere a fine linea materia prima seconda di buona qualità, pronta per essere riciclata e tornare nei cicli industriali.