A greenreport Fabrizio Mazzonna, ricercatore in economia sanitaria all’università della Svizzera italiana

Pensioni? Senza una ripresa dell’occupazione non c’è riforma che tenga

Per guarire gli acciacchi di una società che invecchia bisogna valorizzare (anche) i giovani

[27 agosto 2014]

La popolazione di molti Stati industrializzati sta rapidamente invecchiando, e quella italiana più di altre. Quali sono, secondo gli elementi emersi in questa 70esima edizione del congresso annuale dell’International Institute of Public Finance, le principali strategie che occorre mettere in atto per mantenere alta la qualità della vita di una società dai capelli grigi?

«I problemi derivanti dal cambiamento demografico sono stati e sono al centro non solo della ricerca economica ma anche dell’agenda politica europea. Basti pensare alle tante riforme delle pensioni messe in atto in Europa, e in Italia in particolare, con l’obiettivo di generare un sistema che sia finanziariamente stabile. La vera novità emersa dalla discussione è che il tema della sostenibilità del sistema pensionistico (e del welfare pubblico in generale) non può prescindere dalla crescita economica e dall’occupazione. Una volta corrette le storture dei sistemi pensionistici precedenti, il passo successivo è avere un sistema economico che favorisca l’occupazione e la crescita economica.

Non esiste, infatti, una riforma del sistema pensionistico che possa dirsi finanziariamente sostenibile se non ci sono crescita economica e occupazione. Ciò significa spostare l’attenzione sulle più giovani generazioni. Maggiore è la loro partecipazione al lavoro, maggiore è il numero di contributori. Maggiore sarà la crescita economica, maggiore sarà il rendimento delle pensioni future. Su questo quindi l’Italia dovrebbe fare molto di più. Nessun paese può permettersi dei tassi di disoccupazione giovanile come quelli che abbiamo oggi nel nostro Paese».

Secondo la teoria economica che fa capo a Alvin Hansen, cui più volte si sono riferiti autorevoli economisti come Paul Krugman, una lenta (o declinante) crescita della popolazione condiziona negativamente l’economia. Che ruolo gioca nella crisi in corso l’età sempre più avanzata dell’Europa e dell’Italia in particolare?

«Anche alla luce di quanto detto in precedenza, il tasso di fertilità incide fortemente sulla sostenibilità del sistema economico. In parte tale riduzione è una naturale conseguenza del progresso economico che sposta l’attenzione dalla quantità alla qualità dei figli. Non credo, per esempio, che sia un male se a un numero minore di figli corrisponde  un investimento maggiore sulla loro istruzione. Ciò significa aumentare il capitale umano e la produttività del paese. Dall’altro lato, però, il basso tasso di fertilità italiano è anche conseguenza di un sistema che certamente non aiuta le nuove generazioni a crearsi una famiglia, né tantomeno le donne a conciliare famiglia e lavoro».

Nel corso della storia umana mai sono esistite società con un così alto numero di over 65. Alcuni osservatori si concentrano sulla “giovanilizzazione” della vecchiaia, con consumi spinti fino a un età avanzata; altri sottolineano che gli anziani acquistano meno prodotti dei giovani (semmai più servizi). Il consumismo morirà dunque di vecchiaia, o no?

«Io non sarei così pessimista. In tema di consumi qualche cambiamento sta certamente avvenendo, con una maggiore spesa per i servizi di assistenza agli anziani (solitamente over 75). Tuttavia, i 60-70enni di oggi non sono paragonabili a quelli delle coorti precedenti. Facendo ricerca nel campo dell’economia sanitaria, posso affermare senza paura di essere smentito che l’allungamento delle aspettative di vita è oggi accompagnato anche da un miglioramento della qualità in termini di salute e condizioni fisiche di quelli che oggi sono considerati anziani. E’ però fondamentale allungare l’età lavorativa di queste persone per non favorire processi d’invecchiamento precoci favoriti da un’inattività precoce».

La piramide demografica di paesi come l’Italia suggerisce la necessità di frenare un invecchiamento della popolazione sempre più accentuato. D’altra, a livello globale, una politica che affronti il progressivo esaurimento delle risorse naturali favorisce una popolazione stazionaria. È possibile trovare un equilibrio tra queste esigenze opposte?

«Quello dell’esaurimento delle risorse è un tema centrale per il futuro del nostro pianeta, che però nessun paese oggi vuole e può affrontare da solo. Tuttavia in paesi a bassa fertilità come l’Italia, non credo che il tema della crescita della popolazione sia particolarmente rilevante in questo dibattito. Mi preoccuperei di più quindi di come migliorare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse. Parlo quindi di migliorare l’efficienza energetica e ridurre la produzione rifiuti».