Per il candidato M5S al ministero dell’Economia la flat tax «non avrà nessun effetto sulla crescita»

In compenso «aumenterà ulteriormente la disuguaglianza del nostro Paese e peggiorerà il deficit pubblico», spiega l’economista della Sant’Anna di Pisa Andrea Roventini

[13 giugno 2018]

Prima che stipulasse il “contratto di governo” con la Lega, era Andrea Roventini il candidato del M5S a ministro dell’Economia. Presentato con i crismi dell’ufficialità ancora prima delle elezioni, Roventini rappresentava la speranza di un deciso e costruttivo cambio di rotta per le politiche economiche del Paese: professore associato all’istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Roventini è «un keynesiano eretico» che ha un’idea precisa sulle conseguenze che avrebbe l’introduzione della flat tax in Italia.

Un tema sul quale l’economista si è appena confrontato col Forum disuguaglianze diversità, spiegando che «la flat tax non avrà nessun effetto sulla crescita economica mentre aumenterà ulteriormente la disuguaglianza del nostro Paese e peggiorerà il deficit pubblico. La flat tax è un regalo alle classi più abbienti – il famoso top 1% di cui scrive Piketty – che pagheranno meno tasse e risparmieranno di più, senza stimolare l’economia. Le minori entrate fiscali aumenteranno il deficit, riducendo le risorse pubbliche per l’istruzione, la sanità ed i trasferimenti alla popolazione più bisognosa».

Dunque l’esatto contrario di quanto affermato dal ministro Salvini, secondo il quale con la flat tax «ci guadagneranno tutti». In realtà a guadagnarci sarebbero solo i ricchi, come abbiamo già argomentato su queste pagine, alimentando ulteriormente quella spirale di crescente disuguaglianza in cui è precipitato il nostro Paese, esacerbando tensioni sociali e bloccando le speranze di uno sviluppo più equo e sostenibile.

«In Italia, come in altri Paesi Ocse – precisa al proposito Roventini – c’è una forte disuguaglianza del reddito e della ricchezza. Inoltre, ci sono profonde disuguaglianze geografiche e inter-generazionali che esasperano ulteriormente la situazione, fomentando un’emigrazione che impoverisce il nostro Paese. Le ricette economiche per ridurre la disuguaglianza sono chiare: una maggiore progressività fiscale, un forte aumento degli investimenti nell’istruzione pubblica e l’utilizzo di meccanismi di contrasto alla povertà come un Rei potenziato o il reddito minimo condizionato proposto dal Movimento 5 Stelle».

Un percorso che è indispensabile intraprendere, rimanendo all’interno del quadro europeo: «Il nostro futuro – conclude infatti Roventini – è legato indissolubilmente a quello dell’Unione Europea. Non ci sono vie alternative. L’Italia deve partecipare attivamente al processo di riforma dell’Unione con proposte concrete».

L. A.