«La rigenerazione sarebbe uno sguardo rivolto all’indietro»

Per il Comune di Pisa è deciso, il termovalorizzatore di Ospedaletto chiude i battenti

Ad oggi sono 5 gli impianti rimasti in Toscana: a Montale, a Livorno, a Ospedaletto, a Arezzo e a Poggibonsi. Secondo i rispettivi Comuni entro il 2023 ne rimarranno massimo 2, mentre la Regione intende riammodernarne 4

[28 maggio 2018]

Il Comune di Pisa ha ufficialmente sciolto le riserve: «Grazie ai progressi della differenziata e agli impianti di trattamento disponibili nel contesto di Ato – spiega il sindaco Marco Filippeschi in una nota istituzionale – possiamo dire che il termovalorizzatore di Ospedaletto ha terminato la sua funzione. Ho perciò già fatto una comunicazione in Assemblea dell’Ato che era già impegnata a decidere entro il 2018. E ho sensibilizzato la Regione che sta revisionato il suo piano».

Come ricorda l’Amministrazione comunale, quel termovalorizzatore – sul quale nei mesi scorsi si era soffermato anche uno studio condotto dal Cnr – è stato «determinante, per quasi quarant’anni, nel garantire un ciclo industriale appropriato, sostenibile ed efficace, in anni in cui il recupero di energia aveva preminenza, soprattutto ecologica, sul banale interramento in discarica. Ma, dopo quarant’anni di corretto funzionamento, quel vecchio stabilimento mette gli amministratori di fronte ad una valutazione: rigenerarlo tecnicamente oppure superarlo. Rigenerarlo richiederebbe investimenti economici importanti e una prospettiva di esercizio di lunghi anni, una spesa maggiore di quella prevista per conferire i rifiuti indifferenziati rimasti ad altri impianti, anche al netto dell’ammortamento residuo». Questo almeno per quanto concerne la sostenibilità economica dell’investimento. «Il Consiglio comunale di Pisa – aggiunge il sindaco – si è già pronunciato con un atto d’indirizzo. La rigenerazione sarebbe uno sguardo rivolto all’indietro».

Il Comune riconduce l’origine della svolta nella politica di gestione dei rifiuti in due fatti, oltre che nel bivio comportato dalla rigenerazione (bocciata) del termovalorizzatore: l’approvazione nel Parlamento Europeo del “Pacchetto per l’economia circolare” e ai positivi risultati raggiunti da Pisa e Provincia in termini di raccolta differenziata: «Grazie allo sforzo dell’Amministrazione e all’impegno dei cittadini, a Pisa abbiamo superato il 60% di raccolta differenziata (62,31% a marzo 2018) e nel 2017 abbiamo inviato allo smaltimento in discarica meno del 5% dei rifiuti raccolti e trattati», con il resto che è stato dunque avviato a recupero di materia (riciclo) o a recupero energetico (come nel caso della termovalorizzazione). «Anche grazie a questi risultati – continua il sindaco – possiamo oggi riconsiderare l’apporto del termovalorizzatore di Ospedaletto, in una prospettiva nella quale il nostro ciclo integrato dei rifiuti avrà soprattutto bisogno di impianti di recupero e riciclaggio per valorizzare i rifiuti differenziati.. Per esempio, l’impianto di compostaggio in costruzione a Pontedera darà una risposta strategica alla valorizzazione dei rifiuti organici, producendo compost per l’agricoltura», oltre che energia.

Per l’area di Ospedaletto potrà ipotizzarsi invece «un diverso impiego – precisa l’Amministrazione comunale – dunque e proprio nel contesto dell’economia circolare, che dovrà procurare nuove opportunità di innovazione tecnica e di sicurezza per tutte le lavoratrici e i lavoratori finora dedicati allo stabilimento di termovalorizzazione. Con la Regione e con l’Ato collaboreremo per garantire la sostenibilità dei costi per il superamento dell’impianto: con gli altri comuni proprietari si avvia il percorso». In ogni caso i «livelli occupazionali saranno mantenuti: i lavoratori addetti all’impianto saranno ricollocati. È in corso – conclude il Comune – il confronto dell’azienda con i sindacati».

Allargando la prospettiva all’intero contesto regionale, nel mentre le difficoltà non si annunciano poche per far quadrare il nuovo Piano regionale rifiuti e bonifiche (Prb) sul quale la Giunta toscana sarà al lavoro – come preannunciato dal presidente Enrico Rossi – già a partire da giugno.

Secondo gli obiettivi di massima delineati da Rossi, entro il 2023 il 25% dei rifiuti urbani prodotti dai cittadini toscani dovrà essere indirizzato a discariche e termovalorizzatori, con una riduzione dei conferimenti in discarica dall’attuale (dati 2016, gli ultimi disponibili) 31% «fino al 10%». Il che comporta un ricorso alla termovalorizzazione “fino al 15%” (mentre il Prb ancora vigente puntava al 20% entro il 2020), partendo da un dato attuale del 12%. Come raggiungere l’obiettivo?

In attesa che il Prb venga effettivamente revisionato, Rossi ha anticipato di «puntare solo sui revamping di quattro degli impianti esistenti», ovvero su quel riammodernamento dell’impianto che il Comune di Pisa da parte sua ha appena escluso. In tutto sono cinque i termovalorizzatori rimasti in Toscana: a Montale, a Livorno, a Ospedaletto, a Arezzo e a Poggibonsi. A Livorno il sindaco ha dichiarato che l’intenzione è quello di chiudere il termovalorizzatore entro il 2021; a Pisa è stata presa una decisione analoga, anche se non sono attualmente note le tempistiche; a Montale invece la chiusura è attesa per il 2023, con il segretario del Pd Matteo Manetti che in una nota rimarca «il recente pronunciamento del Consiglio di Stato sulla vicenda dell’impianto di Case Passerini», così come «le comunicazioni rese dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi», non fanno altro che «confermare la necessità di procedere nella direzione da noi lungamente auspicata, prima tra tutte la scelta di conseguire la cessazione dell’impianto di termovalorizzazione di Montale entro la data del 31.12.2023».

Apparentemente dunque, dei cinque termovalorizzatori presenti in Toscana – secondo i rispettivi Comuni – nel 2023 ne dovrebbero rimanere attivi massimo due. Secondo la Regione, invece, quattro impianti dovranno essere riammodernati. Quel che rimane certo sono i dati storici: complessivamente nel 2016 i cinque termovalorizzatori hanno bruciato 276.590 tonnellate di rifiuti urbani che altrimenti sarebbero andati in discarica. E una collocazione per i nuovi rifiuti urbani (senza dimenticare che gli speciali sono il quadruplo) prodotti in Toscana nei prossimi mesi e anni andrà trovata.