La stima di uno dei più autorevoli istituti di ricerca economica tedeschi

Per l’Italia 6 miliardi di euro dalla Tassa europea sulle transazioni finanziarie (Ttf)

Becchetti: «Il nodo per democrazia e benessere è oggi il rapporto di forza tra gli stati e la grande finanza»

[11 marzo 2015]

Da quando è partito il negoziato europeo sulla Ttf sono già passati più di due anni senza che si sia arrivati a una conclusione, e della Tassa sulle transazioni finanziarie i policy maker tendono facilmente a dimenticarsi. Eppure una sua efficace introduzione potrebbe dare un non trascurabile sollievo alle casse pubbliche, oltre che rappresentare un’indispensabile misura di giustizia sociale; in Italia, in particolare, la Ttf europea raccoglierebbe una cifra molto interessante, tra i 3 e i 6 miliardi di euro su base annua.

È quanto emerge dall’ultimo studio in merito, pubblicato da uno dei più autorevoli istituti di ricerca economica tedeschi – The German Institute for Economic Research (DIW Berlin) – e rilanciato oggi dalla Campagna ZeroZeroCinque.

Lo studio, fanno sapere dalla Campagna, approfondisce i profili di gettito fiscale derivanti dalla Ttf europea, risorse vitali che l’Italia potrebbe impiegare sul versante della lotta alla povertà a livello nazionale e internazionale: con il gettito che i Paesi europei raccoglierebbero in un solo mese di applicazione della Ttf (2,9 miliardi secondo le stime della Commissione) si potrebbe pagare il salario di un intero anno di 1,5 milioni di infermieri in Africa. In soli due giorni e mezzo si raccoglierebbero risorse (192 milioni di euro) sufficienti alla costruzione di 2.500 rifugi anticiclone, proteggendo così 8 milioni di persone che vivono in zone soggette ai devastanti fenomeni del cambiamento climatico. E in Italia metà delle risorse annue generabili dalla Tassa sulle transazioni finanziarie potrebbero contribuire ad esempio alla creazione di un Reddito di Inclusione Sociale per far fronte ai bisogni delle famiglie che versano in stato di povertà assoluta.

Per quanto riguarda l’Italia, una tassa con ampia base imponibile, ovvero applicata alla più ampia gamma di strumenti finanziari (secondo l’impianto della direttiva proposta dalla Commissione Europea), con il ricorso al doppio principio di tassazione (di residenza dell’operatore e di nazionalità del titolo) e con aliquote dello 0,1% per le azioni e dello 0,01% per i derivati porterebbe appunto nelle casse dello Stato dai 3 miliardi ai 6 miliardi di euro all’anno. Una forbice assolutamente rilevante, e dove la variabile di maggior peso rimane quella dei derivati: la loro esclusione tout court dalla base imponibile porterebbe a una riduzione fino al 65% delle entrate fiscali per l’Italia rispetto al gettito della Tassa sulle transazioni finanziarie ideata dalla Commissione Ue. Ma anche’esenzione dei titoli di Stato – punto fermo del nostro Ministero delle Finanze su cui la Campagna ZeroZeroCinque esprime una forte critica – determinerebbe un mancato introito di oltre 1 miliardo di euro.

Si tratta di una partita fondamentale dal punto di vista pratico, oltre che per iniziare a impostare un nuovo ordine nei rapporti di forza che muovono oggi il mondo, e sulla quale è di interesse comune non arretrare. «Il nodo vero per la democrazia e il benessere economico oggi, per l’Italia e per l’Europa è il rapporto di forza tra gli stati e la grande finanza – ribadisce Leonardo Becchetti, portavoce della Campagna ZeroZeroCinque – Sui tanti fronti aperti di questo grande tema ci giochiamo il nostro futuro. Le potenzialità di miglioramento rispetto alla situazione in cui viviamo oggi (in termini di risorse per gli investimenti nei beni pubblici globali e nelle economie locali, per la lotta alla diseguaglianza, per la prevenzione di nuove crisi finanziarie) sono enormi. La Ttf rappresenta in questa battaglia un punto fondamentale simbolico e di sostanza (come ben illustrato dallo studio tedesco) per capire se avremo un futuro in cui la finanza sarà al servizio del bene comune o, al contrario, saranno cittadini e stati ad essere al servizio degli interessi di pochi gruppi della grande finanza».

Nel prendere in considerazione il potenziale fiscale della Tassa sulle transazioni finanziarie e nell’avallarne un impianto tecnico ambizioso, lo studio tedesco ribadisce infatti – come anche la Campagna ZeroZeroCinque – il valore di apripista della Ttf come  misura di fiscalità comunitaria, e di regolamentazione finanziaria comune di un settore che ha usufruito nel momento più buio della crisi di piani pubblici di salvataggio per più di un terzo del PIL continentale (oltre il doppio del debito pubblico italiano), con ripercussioni drammatiche per i bilanci degli Stati, senza un apparente cambiamento del proprio modus operandi, restando lontano dal proprio ruolo di servizio all’economia reale, e contribuendo a un peggioramento dei livelli di diseguaglianza sociale.