L’analisi di Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto club

Per lo sviluppo delle energie rinnovabili sarà decisivo coinvolgere le realtà locali

«È probabile che l’elemento più delicato rispetto alla diffusione degli impianti verrà dall’interazione con il paesaggio. Riuscire a minimizzare gli impatti e prevedere ricadute collaterali saranno elementi decisivi»

[20 settembre 2018]

Per quanto riguarda la produzione di elettricità a livello globale, negli ultimi sei anni l’incremento di potenza degli impianti rinnovabili è stato costantemente superiore rispetto a quello delle centrali termoelettriche. Come mostra infatti il direttore scientifico del Kyoto club Gianni Silvestrini all’interno dell’ultimo numero di Ecoscienza – la rivista di Arpae Emilia-Romagna –, nel 2017 ad esempio «la potenza fotovoltaica installata nel mondo (99 GW) è stata superiore all’aumento netto dell’insieme delle centrali termoelettriche a carbone, gas, petrolio e nucleari, mentre in Europa le rinnovabili hanno rappresentato l’86% della nuova capacità installata».

Un trend favorito da una robusta e continua riduzione dei prezzi per le tecnologie fotovoltaiche, a un ritmo tanto rapido da risultare inaspettato anche per le recenti stime di istituzioni come l’International energy agency (Iea). Non è un caso che adesso le varie agenzie internazionali ormai ritengano «che nel prossimo decennio l’energia elettrica da fonti rinnovabili sarà più competitiva rispetto a quella della generazione termoelettrica» praticamente in tutto il mondo, tanto da far stimare a Bloomberg new energy finance (Bnef) che «nel 2035 l’elettricità verde potrebbe superare globalmente, con 16.000 TWh, quella prodotta da combustibili fossili».

«Dal quadro attuale potrebbe discendere una valutazione ottimistica sul ruolo delle rinnovabili. In realtà – argomenta Silvestrini – siamo solo all’inizio di un percorso che dovrà vedere una forte accelerazione, in particolare nel settore del calore e dei trasporti. Secondo un recente rapporto di Irena, per raggiungere i risultati previsti dall’Accordo sul clima di Parigi, la quota delle rinnovabili sui consumi finali dovrà passare dal 19% del 2017 a una quota pari a due terzi dei consumi mondiali nel 2050. Per ottenere questo risultato il contributo annuo delle rinnovabili dovrà incrementarsi di sei volte rispetto agli attuali livelli. Lo sforzo maggiore dovrà avvenire nel settore termico e in quello della mobilità, facilitato dalla progressiva elettrificazione di questi due comparti».

A tal proposito i dati Iea aggiornati al 2015 – e riportati in una recente Relazione del ministero italiano dello Sviluppo economico – mostrano come le rinnovabili termiche (escludendo l’uso tradizionale della biomassa solida) abbiano soddisfatto il 9% della domanda globale di calore (18,5 exajoules), con un contributo ancora marginale da geotermia (2% del totale, pari a 0,4 exajoules). Numeri che aprono a importanti e necessari progressi su questo fronte, che potranno trovare nelle risorse geotermiche italiane ed europee un potenziale di grande sviluppo: seppur a temperature diverse, gli usi diretti del calore geotermico possono essere sfruttati virtualmente ovunque in Europa – un dato di non poco conto, visto che a livello europeo il 47% dei consumi finali di energia viene ad oggi assorbito per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici, con il contributo delle rinnovabili che si ferma al 19% –, con potenzialità particolarmente rilevanti in Italia. Non a caso secondo il Consiglio nazionale dei geologi (Cng) italiano la geotermia, se adeguatamente impiegata, potrebbe arrivare a soddisfare il 50% dei consumi energetici nazionali.

Più in generale, argomenta Silvestrini, per lo sviluppo delle energie rinnovabili – visto il progressivo calo dei costi – la barriera economica sarà «sempre meno influente». Occorre piuttosto indirizzarsi sempre più verso uno sviluppo sostenibile condiviso coi territori: «È probabile che – osserva Silvestrini – l’elemento più delicato rispetto alla diffusione degli impianti verrà dall’interazione con il paesaggio. Riuscire a minimizzare gli impatti, coinvolgere le realtà locali, prevedere ricadute collaterali, come nel caso del fotovoltaico abbinato alla produzione agricola, saranno elementi decisivi nel garantire una diffusione delle rinnovabili».