Per Piombino ancora manca un piano industriale, ma si riaffaccia il buonsenso

[10 aprile 2015]

Il dossier Piombino è di nuovo tornato al centro della trattativa intavolata ieri al ministero dello Sviluppo economico, ma l’esito alla fine delle riunione non può che essere per l’ennesima volta di grande incertezza: il grande assente dell’incontro rimane il piano industriale che, nel dettaglio, dovrà descrivere quale futuro dare all’ex acciaieria Lucchini (ormai unita a doppio filo a progetti sia logistici sia agroindustriali), e con essa a Piombino e una fetta rilevante della Toscana.

Quelle presentate ieri dagli algerini di Cevital al Mise – dove, positivamente, erano presenti stavolta anche i sindacati, e coi quali da lunedì riprenderanno le trattative – sono delle linee guida, non un piano industriale definitivo. Manca soprattutto la risposta a una domanda essenziale, ricordata anche da Adriano Bruschi su queste pagine, ossia quale acciaio voglia produrre Cevital, e per quali mercati, e con quale redditività e tempi preveda di operare. Nonostante l’ottimismo degli interlocutori politici per il buon esito della vicenda, il momento per abbassare la guardia è ancora ben al di là dall’arrivare.

È giusto però sottolineare che al Mise dei passi avanti sono stati sanciti, e che si sono poste le basi perché altri possano arrivare. «È stato delineato un percorso – riferisce il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi – che dovrà portare entro i prossimi due o tre anni a tornare a produrre acciaio fino a 2 milioni di tonnellate l’anno». Il passaggio di proprietà tra la Lucchini e Cevital, riassume la Regione, è previsto agli inizi di giugno, al termine della gestione commissariale. Per il vecchio altoforno e la cokeria è in programma lo smantellamento e la sua sostituzione con due forni elettrici. Il primo inizierà a funzionare nel 2016 e a produrre acciaio nel 2017 con una produzione che dovrebbe raggiungere le 430.000 tonnellate annue. Il secondo dovrebbe entrare in funzione nel 2018 portando la produzione a 2 milioni di tonnellate annue. Ma dal giugno prossimo saranno subito riattivati i tre laminatoi in grado di dare lavoro a molti degli attuali addetti.

Cevital ha dunque abbandonato l’utopistica idea di portare contemporaneamente avanti due cicli diversi per l’acciaio, quello elettrico e l’atro incentrato sull’altoforno, effettuando al contempo importanti cambiamenti nel layout dell’impianto. Adesso che al centro del processo di riconversione industriale rimangono i forni elettrici le perplessità non possono svanire, ma sicuramente iniziano a ricondursi all’interno di una progettualità più sensata.

Assolutamente rilevante in termini ambientali è l’intenzione mostrata da Cevital di dare avvio il prima possibile alla fase delle bonifiche, intenzione che attende conferme anche e soprattutto da parte delle imprese del territorio, le quali – come riporta la Cgil – nei programmi di Cevital saranno la prima scelta per portare avanti i lavori. «Per le attività di bonifica – chiarisce da parte del governo la sottosegretaria Silvia Velo – il ministero dell’Ambiente esaminerà più velocemente possibile il progetto Cevital per permettere l’avvio delle operazioni, mentre per le autorizzazioni ambientali legate al funzionamento degli impianti, nel quadro illustrato dai dirigenti Cevital, le competenze passeranno alla Regione».

Dal punto di vista ambientale, da non dimenticare anche la rilevanza dell’aspetto energetico. Cevital continua – con ragioni – a chiedere, in un quadro di libera concorrenza, che il costo dell’energia non rappresenti per Piombino una penalizzazione rispetto alle acciaierie del Nord Italia, come oggi avviene. Sciogliere questo nodo gordiano potrebbe rappresentare una spinta decisiva per concludere nel miglior modo possibile la trattativa tra imprese e istituzioni; anche in questo caso la speranza è che sia infine il buon senso a prevalere, e dunque che tentazioni illogiche come quella del carbone rimangano chiuse nel dimenticatoio dove sono state più volte relegate.