Perché coltivare la canapa è un’occasione per la Toscana

[17 giugno 2014]

La  tavola rotonda organizzata al mercato dei fiori di Pescia da Legambiente, in collaborazione “Chimica verde”, “Consorzio Strizzasemi”, “Il chicco di grano” è servita a fare il punto della situazione sulla filiera della canapa toscana e ne è venuto fuori che «La coltivazione della canapa è un’opportunità e una sfida, per promuovere l’occupazione rilanciando un settore in crisi come quello dell’agricoltura».

Al convegno  ha partecipato anche il nuovo sindaco di Pescia Oreste Giurlani, che ha deciso di occuparsi in prima persona dell’agricoltura e crede molto in questo progetto: «Confermo che alla prima variante urbanistica non ci sarà la nascita di nuovi capannoni, del tanto controverso piano del Business Park. Noi vogliamo recuperare i terreni abbandonati per promuovere l’occupazione giovanile in agricoltura. Bisogna ripartire da lì. La Regione e gli enti locali devono dare l’opportunità ai giovani e a chi ha idee. Dall’Unione Europea sono in arrivo finanziamenti di 7 milioni per i progetti di filiera. Si tratta di un’importante opportunità per il settore nella nostra zona».

Il presidente di Legambiente Valdinievole, Maurizio Del Ministro, ha fatto il punto della situazione sulla sperimentazione della coltivazione in Toscana: «Alcune produzioni stanno andando molto bene come ad esempio quella di Uzzano dove alcune piante hanno raggiunto i due metri e mezzo di altezza, altre meno. Comunque ad ogni coltivatore era stato raccomandato in questa fase sperimentale di non seminare oltre i due ettari».

Alessandra Zatta dell’università di Bologna e consulente agronomico del progetto, ha spiegato che «Si tratta di una pianta rustica ma che comunque è molto sensibile ai ristagni d’acqua. Per questo è necessario preparare bene il terreno prima della semina. I terreni ideali sono quelli freschi e profondi, a medio impasto».
Davide Pagliai, del consorzio “Strizzasemi”, ha sottolineato che «La trebbiatura forse potrà essere fatta ad agosto, ma ancora non si può sapere quale sarà la resa, considerato che non ci sono ancora grosse esperienze di spremitura».

Per quanto riguarda il mercato il progetto ha puntato sul seme francese, più adatto alla produzione di olio e farina, piuttosto che a quello di Carmagnola, che dà un prodotto con maggiore fibra, più adatto in edilizia, settore però ancora poco sfruttato nel nostro Paese. Beppe Croce direttore di “Chimica verde bionet” ha concluso: «In Italia il mercato della canapa è all’inizio, ma che c’è già un certo interesse dei laboratori che fanno prodotti cosmetici, a patto che sia canapa biologica». Si punta molto anche sul marketing per promuovere le vendite che saranno curate dai gruppi di acquisto solidale locali, da “Chimicvaverde”, da “Filieracanapatoscana” e dal consorzio “Strizzaisemi”. Tutti i prodotti avranno il marchio “Filiera canapa Toscana”.