Perché gli incentivi alla geotermia vanno mantenuti, spiegato alla Conferenza Stato-Regioni

L’Unione geotermica italiana avanza due proposte in vista dell’importante confronto politico

[5 dicembre 2018]

Come noto, il ministero dello Sviluppo economico (Mise) e quello dell’Ambiente hanno deciso di eliminare gli incentivi alla geotermia nel nuovo schema di decreto legislativo “Fer 1” predisposto dal Mise, che adesso sarà oggetto di confronto all’interno della Conferenza unificata Stato-Regioni. Si tratta di un’importante occasione per affrontare la questione dal punto di vista politico, e l’Unione geotermica italiana (Ugi) – che ha già incontrato il sottosegretario del Mise Davide Crippa per chiedere il mantenimento degli incentivi, a fronte delle potenzialità che la coltivazione della risorsa geotermica conserva in termini di sviluppo sostenibile – si rivolge adesso alla Conferenza per far luce «sui potenziali effetti negativi che l’esclusione dai suddetti incentivi della geotermia, fino ad oggi sempre eleggibile, potrebbe comportare sia per gli investimenti che in termini occupazionali».

In particolare, come sottolinea l’Ugi, eliminare gli incentivi alla geotermia pregiudica oltre 600 milioni di euro di investimenti previsti (escludendo i circa 500 milioni che deriverebbero dalla realizzazione degli impianti pilota e dei pozzi esplorativi in corso di autorizzazione) e incide sullo sviluppo di un settore che conta in Italia circa 3000 posti di lavoro, diretti e indiretti, a cui si aggiungono diverse migliaia di posti indotti. Gravi danni si avrebbero anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale: l’Italia è stato il primo Paese al mondo a sviluppare impianti geotermici nel 1913 ed è tutt’ora tra i primi produttori al mondo con una capacità installata di quasi 1 GWe e una produzione di quasi 6.1 TWh.

Non solo: nonostante investimenti minimi (147 milioni di euro nel 2017, contro i 7144 miliardi per il fotovoltaico o 1883 miliardi di euro per il biogas) la geotermia in Italia ha mantenuto la sua competitività, con costi di produzione complessivi (Lcoe) comparabili o addirittura inferiori rispetto ad altre fonti rinnovabili, e in linea con eolico e fotovoltaico. Un ulteriore elemento a favore della produzione di elettricità da geotermia è poi il suo elevato fattore di carico, il più alto tra tutte le fonti rinnovabili, con un rapporto dell’84% tra capacità massima ed energia effettivamente prodotta.

Ma geotermia non è solo elettricità. I pozzi geotermici producono infatti calore che può essere utilizzato tal quale: grazie alla geotermia, i Comuni toscani che ad oggi ospitano impianti geotermoelettrici beneficiano di sistemi di teleriscaldamento geotermici a prezzi altamente competitivi, che hanno consentito di rimuovere numerose caldaie alimentate a combustibili fossili. Inoltre, il calore prodotto dai pozzi geotermici viene fornito per usi industriali (forni di verniciatura, essiccatori, lavanderie), nonché a diverse serre e imprese alimentari per la produzione di formaggi, birre e altri prodotti locali, promuovendo lo sviluppo dell’economia locale.

Con la proposta di cancellazione degli incentivi, la decisione del Mise non tiene conto della realtà storica ed economica del settore geotermico in Italia, parte integrante del sistema elettrico nazionale da più di cent’anni, in grado di assicurare una fonte energetica locale, rinnovabile e altamente competitiva.

E tutto questo con l’obiettivo dichiarato dal sottosegretario Crippa di andare incontro alle preoccupazioni dei comitati di cittadini (ma quanti comitati, quanti membri?), senza evidentemente tener conto delle evidenze scientifiche – dalle quali non risulta nessuna emergenza ambientale e/o sanitaria legata alla coltivazione di geotermia in Italia – né le preoccupazioni dei 2000 cittadini che hanno manifestato il 1 dicembre scorso a Larderello, come pure quelle apertamente manifestate dagli operatori del settore (+ di 10), da numerose associazioni di categoria (italiane, europee e internazionali, in rappresentanza di più di 1.000 imprese e centinaia di migliaia di lavoratori) e delle amministrazioni locali (Regione Toscana e 17 Comuni geotermici).

A fronte di questa realtà, la proposta dell’Ugi si concretizza in due punti che sottopone alla Conferenza unificata Stato-Regioni, e che riportiamo integralmente qui di seguito:

  1. La geotermia deve essere re-introdotta nel Fer 1 tra le fonti e tecnologie rinnovabili mature con le seguente definizione: «geotermia convenzionale»
  2. Nel Fer 2 la definizione di tecnologie innovative deve essere più chiara e aperta per quanto riguarda la geotermia: « geotermia, esclusa la geotermia convenzionale »