Il Gulf Sol 2013 in corso a Dubai

Perché le petromonarchie del Golfo puntano sull’energia solare in Medio Oriente

[4 settembre 2013]

La guerra siriana non è una guerra per il petrolio come quelle alle quali siamo abituati in Medio Oriente, ma probabilmente le rotte del petrolio giocano un forte ruolo nel conflitto; eppure, i  Paesi dai quali meno ci si aspetterebbe il cambiamento, le monarchie petrolifere assolute del Golfo, che stanno armando e finanziando i ribelli islamici siriani, stanno puntando decisamente sullo sviluppo di energie rinnovabili.

Nel 2012 l’Arabia Saudita ha annunciato investimenti per 109 miliardi dollari nell’energia solare che dovrebbe fornirle un terzo dell’energia da fonti rinnovabili  entro il 2032. A marzo, Abu Dhabi, uno dei 7 Emirati arabi uniti, ha inaugurato la più grande centrale solare del mondo, Shams 1 (nella foto). Il mega-impianto di Shams, che in Arabo vuol dire sole, è gestito dalla corporation statale delle energie rinnovabili Masdar e produrrà fino al 10% dell’energia fotovoltaica e di solare termico del mondo, rifornendo 20.000 abitazioni degli Emirati Arabi Uniti. Abu Dhabi si è dato l’obiettivo di produrre il 7% della sua elettricità da fonti rinnovabili entro il 2020 e la Masdar ha annunciato che investirà fino a 6 miliardi di dinari nelle energie alternative insieme alla Green Investment Bank britannica.

L’Arabia Saudita, il più grande produttore del mondo di petrolio, spera di raddoppiare la sua energia rinnovabile installata per raggiungere i 54 GW di energia rinnovabile (ma vuole costruire anche centrali nucleari per 17,6 GW) entro il 2032, e 41 GW saranno di fotovoltaico. Nella capitale saudita Riyadh c’è già il più esteso impianto solare del mondo: 36.300 m2  che forniscono acqua calda a circa 40.000 studenti della Princess Noura bint Abdulrahman University for Women.

Un altro importante progetto è il Mohammed bin Rashid Al Maktoum Solar Park di Dubai, che dovrebbe produrre 1 GW di fotovoltaico entro il 2030. Si tratta di un progetto da 3,2 miliardi dollari, in un parco da 48 Km2, che è stato progettato personalmente dallo sceicco Mohammed Bin Rashid Al-Maktoum, vicepresidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti e governatore di Dubai.

Secondo un recente rapporto di HiIs, in Medio Oriente gli investimenti nell’energia solare sono destinati ad aumentare del 40% all’anno almeno fino al 2017, lo stesso tasso di sviluppo previsto per Sud America e Africa, mentre l’Europa e gli Usa, dove il boom del fotovoltaico c’è già stato, continueranno a crescere ad un ritmo del  5-10%. In tutto, nel 2014 la spesa globale per i pannelli solari aumenterà del 30%, a 3 miliardi di dollari.

Le startup mediorientali stanno cavalcando l’onda del boom solare, cercando di risolvere anche i problemi della regione, come con il progetto Kermosolar che punta a combattere la carenza d’acqua con sistemi di desalinizzazione e pompe per l’acqua solari, mentre Solarist spera di fornire impianti di desalinizzazione portatili a buon mercato.

Secondo uno studio di Standard & Poor’s l’interesse delle petromonarchie del Golfo per il solare è legato all’aumento dei costi del petrolio. Tra il 2004 ed il 2008 il valore delle imprese solari è aumentato ogni anno,  raggiungendo i 3,1 miliardi dollari nel 2008, quando prezzi del petrolio raggiunsero il  picco a luglio. Il Dipartimento dell’energia Usa è convinto che entro il 2050  il fotovoltaico fornirà il 27% dell’energia a questi Paesi e si aspetta che il costo di energia solare scenda del 75% tra il 2010 e il 2020.

Per le ricche monarchie petrolifere del Golfo investire nell’energia solare è una mossa intelligente: alimentando i loro Paesi con il sole potranno esportare più petrolio e gas verso gli altri Paesi assetati di energia fossile.

Il giornale saudita Arab News scrive che «L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sono emersi come i più grandi mercati tra i paesi del Gcc (Gulf Cooperation Council) per la distribuzione di energia solare, che rappresentano la maggior parte dei progetti». In tutto i 6 Paesi del Gcc hanno in ballo progetti di impianti di energia solare per circa 155 miliardi dollari, che produrranno più di 84 GW di potenza quando saranno completati nel 2017.

I paesi del Golfo stanno discutendo delle  principali sfide legate alla realizzazione di progetti energetici nel deserto al summit Gulf Sol 2013 in corso a Dubai e, presentando l’iniziativa, Derek Burston di Bowmedia ha definito «Fenomenale» la crescita del mercato fotovoltaico nei Gcc: «Nel corso degli anni, l’energia solare è stata riconosciuta come la più promettente fonte di energia rinnovabile ed i governi del Gcc hanno dimostrato la loro acutezza di passare dalle fonti energetiche tradizionali a queste alternative a basso costo e abbondanti. L’irradiazione diretta in molti Paesi del Medio Oriente supera 6 kWh per metro quadrato al giorno, costituendo  un eccellente potenziale solare. Inoltre, la recente diminuzione dei costi delle tecnologie solari, uniti all’aumento della domanda di energia elettrica in queste nazioni in crescita, se accoppiato con le giuste politiche, potrebbe rendere la regione un polo di espansione del solare».

Secondo l’Emirates Solar Industries Association (Esia) i principali mercati Middle East and North Africa (Mena) ad adottare l’energia solare saranno Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Marocco e sottolinea che «Tutti questi paesi hanno fortissime ragioni economiche per adottare tecnologie solari, e nessuna di queste nazioni è stata colpita dai recenti disordini».

Marc Norman, direttore dell’Emirates Solar Industries Association, ha concluso: «Il passaggio all’economia dell’energia solare in Medio Oriente è sempre più convincente. Con i prezzi del petrolio in aumento e il crollo dei costi della tecnologia solare  è il momento che i governi in Medio Oriente trasformino le parole in azioni»