È ufficialmente partito il progetto sperimentale capitaneggiato dalla Regione Toscana

I pescatori di Livorno puliscono il mare pescando 2-300 chili di rifiuti plastici al giorno

Finora “costretti” dalla legge a ributtarli in mare, adesso quanto raccolto viene lavorato alla Revet di Pontedera per essere avviato a riciclo o smaltimento

[19 aprile 2018]

Da qualche giorno il mare di Livorno è più pulito: dal 13 aprile è entrato nel vivo il progetto Arcipelago pulito presentato a febbraio, e una decina di barche della Cooperativa labronica tornano in porto cariche di pesce e rifiuti plastici, tutto pescato con le proprie reti. Di plastica ciascuna barca ne tira su tra i venti e i trenta chili ogni giorno, il 3% del pescato, per un totale dunque di 2-300 chili di rifiuti tolti dall’acqua ogni giorno.

«Il mare è casa nostra e ognuno tiene a tenere pulita la propria casa», spiegano i pescatori. Finora però non poteva essere così. A causa di norme oscure e vuoti normativi, il pescatore che tornava in porto con plastiche assimilabili a rifiuti speciali ne diventava responsabile. Le avrebbe dovuti smaltire a proprie spese. E così erano costretti a rigettare in mare quello che pesce non era. A risolvere il problema, con un accordo intanto di programma, ci ha pensato l’intesa siglata tra la Regione Toscana, il ministero dell’Ambiente, l’Unicoop Firenze e numerosi altri soggetti, da Legambiente all’Autorità portuale del Mar Tirreno Settentrionale, da Labromare che è la concessionaria per il porto di Livorno per la pulizia degli specchi acquei portuali alla Direzione marittima della Toscana, fino alla Revet – azienda leader nell’economia circolare, che a Pontedera analizza e avvia i rifiuti raccolti a riciclo o a smaltimento – e appunto la Cooperativa di pescatori.

«L’esperimento toscano ha un valore aggiunto praticamente unico – spiega l’assessore Vittorio Bugli, che ieri ha seguito il peschereccio Anastasia su una motovedetta della Capitaneria di porto – È infatti il primo ad aver strutturato una vera e propria filiera che va dalla raccolta in mare fino al trattamento ed eventuale recupero dei rifiuti in un impianto idoneo. Un progetto che nasce all’insegna della collaborazione, pubblico e privato insieme, in testa la Regione. Abbiamo visto che è utile, funziona e ha senso pratico. Certo ora va strutturato e reso ancora più efficace, ma è già un esempio di economia collaborativa e circolare, un tema al centro dell’agenda di questa Giunta regionale».

L’esperimento, ricordano al proposito dalla Regione, durerà sei mesi e per ora interessa solo Livorno: trecento chilometri quadrati nel cuore dell’Arcipelago toscano e del Santuario dei cetacei, lungo la costa verso Grosseto. Ma nel prosieguo il progetto potrebbe essere replicato altrove: a Piombino, all’isola d’Elba e Capraia, forse anche fuori Toscana. In Italia del resto è un progetto di assoluta avanguardia: nel mondo di simili ce ne sono solo in Canada e nord Europa.

«Il ministero dell’Ambiente è uno dei partner, quindi speriamo di farne una buona pratica nazionale – conclude Bugli – Partiamo con la plastica ma non vorremmo fermarci lì. Anzi, il nostro obiettivo è la modifica della normativa, per far sì che i pescatori possano raccogliere e non ributtare in mare anche altri rifiuti che possano rimanere impigliati nelle loro reti: dal ferro all’alluminio, al legno, meno presenti senz’altro della plastica ma altrettanto negativi per il nostro mare e per l’ecosistema».

L. A.