Arcipelago pulito è promosso dalla Regione insieme, tra gli altri, a Legambiente e Revet

I “pescatori spazzini” della Toscana fanno scuola in Parlamento e Ue, per un mare senza rifiuti

Il 26 giugno sarà presentato all’Europarlamento, mentre la deputata Rossella Muroni ha depositato oggi a Roma una proposta di legge per pulire i mari con l’aiuto dei pescatori

[5 giugno 2018]

Secondo l’Onu sono 8 milioni le tonnellate di plastica che ogni anno finiscono nei mari e negli oceani del pianeta, e anche l’Europa continua a inquinare: delle oltre 25 milioni di tonnellate di rifiuti plastici che vengono generati annualmente nel nostro continente, meno del 30% è riciclato o riusato e una parte significativa della quota rimanente sfugge del tutto al corretto ciclo integrato per la gestione dei rifiuti, ovvero non è né avviato a recupero energetico né smaltito in sicurezza, ma finisce per infestare i nostri mari e le nostre spiagge.

Da una recente analisi di Legambiente emerge che l’80% dei rifiuti spiaggiati è composta da materiali plastici, e le cause vanno ricercate in primis (42%) nella cattiva gestione dei rifiuti urbani – si tratta soprattutto di imballaggi monouso, come possono essere quelli alimentari, abbandonati da cittadini incivili –, ma anche nella carenza dei sistemi depurativi (10% dei rifiuti spiaggiati) e dalle attività di pesca con reti e lenze abbandonate (6%). Ma da alcuni mesi in Toscana – lungo trecento kmq davanti alle coste di Livorno – è attivo un progetto sperimentale dove proprio i pescatori rappresentano una soluzione e non una fonte d’inquinamento.

Si tratta del progetto Arcipelago pulito, lanciato questa primavera dalla Regione Toscana grazie a collaborazioni che spaziano dal ministero dell’Ambiente a Legambiente, dalla Revet di Pontedera all’Unicoop Firenze. Come hanno ricordato ieri l’europarlamentare Simona Bonafè e l’assessore alla Presidenza della Regione Toscana Vittorio Bugli, il progetto Arcipelago pulito «ha come obiettivo quello di porre fine a un’assurdità, quella per cui i pescatori che raccolgono i rifiuti (classificati come speciali, ndr) finiti nelle loro reti ne diventano produttori, assumendosene gli oneri economici, ma soprattutto giuridici. L’attuale normativa, quindi, trasforma un comportamento virtuoso in una penalizzazione e in un costo».

Grazie all’esperimento partito in Toscana, invece, i pescatori coinvolti possono portare i rifiuti issati a bordo insieme alle loro reti in porto, ricevendo in cambio un contributo per la loro opera di pulizia; i materiali sono poi indirizzati alla Revet di Pontedera e, a seconda della loro qualità, avviati a riciclo (i primi dati indicano un 20% circa del totale raccolto) oppure a smaltimento. E il mare livornese ringrazia.

Un caso virtuoso che si spera possa presto essere esportato altrove. Per questo il 26 giugno Bugli e Bonafè illustreranno l’iniziativa al Parlamento europeo: «Presenteremo un emendamento – spiega l’eurodeputata – per far recepire nella nuova direttiva europea sul Port Reception Facility (Proposta di direttiva relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi), attualmente in discussione, l’idea che sta alla base di Arcipelago pulito».

E intanto oggi, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, la deputata di Liberi e uguali (ed ex presidente di Legambiente) Rossella Muroni ha depositato una proposta di legge per consentire in tutta Italia ai pescherecci di raccogliere i rifiuti marini per poi inserirli in una filiera di recupero e/o smaltimento: «Uno degli scopi della mia proposta è dichiarare la plastica abbandonata in mare un “rifiuto solido marino” e facilitarne così lo smaltimento», spiega Muroni, sottolineando coma la sua proposta di legge sia «ispirata all’esperienza positiva del progetto sperimentale Arcipelago pulito».

«Spero che il neoministro dell’Ambiente Sergio Costa – conclude la deputata LeU – voglia sostenere questo testo che mira al risanamento dell’ecosistema marino grazie al coinvolgimento attivo dei pescatori».

E nel frattempo la Toscana si gode il successo del suo primato nazionale: «I primi risultati della sperimentazione ci dicono che il progetto funziona – chiosa Bugli – ma perché sia davvero efficace è necessario che da buona pratica diventi la norma. Per questo è utile colmare tutti i vuoti normativi, a partire dalla modifica della legislazione europea, fino ad arrivare a una norma nazionale coerente con la nostra sperimentazione. L’Europa segua l’esempio della Toscana e stia dalla parte dei ‘pescatori spazzini’ incentivando il trasporto a terra dei rifiuti raccolti in mare. Anche i pescatori possono essere figure fondamentali per avere un mare più pulito».

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