Pfu zero sulle coste italiane, in 5 anni fondali ripuliti da 8.500 pneumatici fuori uso

EcoTyre: «Il problema non è ancora del tutto risolto ma queste discariche sono sempre più rare, grazie anche al lavoro di sensibilizzazione che accompagna queste iniziative»

[26 giugno 2018]

In cinque anni sono stati oltre 8.500 gli pneumatici fuori uso (Pfu) portati a riva dai sub e finalmente avviati verso una corretta filiera di gestione del rifiuto dopo essere stati sommersi per anni: un gesto concreto per ripulire i nostri mari condotto da EcoTyre (il Consorzio che a livello nazionale si occupa della corretta gestione degli Pfu), dall’associazione Marevivo e in collaborazione con la Guardia Costiera – oltre che col patrocinio di ministero dell’Ambiente e Federparchi.

‘Pfu zero sulle coste italiane’ è un progetto di raccolta straordinaria di pneumatici fuori uso che si è appena concluso ad Asinara, dopo 40 interventi di recupero, 6 dei quali (tutti in acque portuali) realizzati nel corso del 2017; era purtroppo abitudine comune, infatti, utilizzare i copertoni come parabordi su barche e moli per poi gettarli in mare, dopo anni di incuria e usura. Complessivamente quest’anno sono invece stati correttamente avviati al riciclo circa 3.200 kg di pneumatici: a Messina (600 kg), a Trani (400 kg), a Gaeta (1.500 kg), a Marina di Ravenna (record, una sola gomma), a Porto Venere (600 kg) e ad Asinara (circa 100 kg).

«Cinque anni fa, quando a Sestriere abbiamo iniziato il progetto Pfu zero – spiega Enrico Ambrogio, presidente del consorzio EcoTyre – credo che abbiamo avuto una buona intuizione. La strada che abbiamo percorso ci ha portato dalle Alpi alle isole minori e in giro per le coste Italiane, individuando e intervenendo su decine di depositi di Pfu abbandonati. Il problema non è ancora del tutto risolto ma queste discariche sono sempre più rare, grazie anche al lavoro di sensibilizzazione che accompagna queste iniziative e al sito www.pfuzero.ecotyre.it dove è possibile segnalare depositi di Pfu abbandonati, sui quali faremo le opportune verifiche e se possibile interverremo».

In particolare, il progetto Pfu Zero ha avuto nei primi anni un focus specifico sulle isole minori perché queste perle dei mari italiani, oltre alle gomme abbandonate in acqua, vivono quotidianamente un problema logistico per il trasferimento dei rifiuti sul continente. EcoTyre e Marevivo hanno dunque firmato protocolli d’intesa con i comuni di Lampedusa, Pantelleria e Ustica che consentono il ritiro regolare degli pneumatici presso i gommisti delle isole e il trasporto a impianti di recupero. Perché poi è questo il percorso corretto degli Pfu: dopo il cambio gomme le officine possono richiedere il ritiro gratuito a consorzi specializzati, come EcoTyre, che ne garantiscono il trattamento e il completo recupero. Un passaggio semplice sulla terraferma ma più complicato quando tra il gommista e l’impianto c’è un tratto di mare.

Una volta raccolti, gli Pfu sono poi condotti dai mezzi del Consorzio EcoTyre agli impianti di trattamento per essere correttamente gestiti. E i Pfu sono un prodotto completamente riciclabile perché composti da acciaio, fibre tessili e gomma, che una volta triturata può dar vita a pavimentazioni antiurto – come quelle delle piste di atletica o dei parchi gioco dei bambini – asfalti ad alta aderenza o centinaia di altri prodotti green.

«Con questa edizione di Pfu zero sulle coste italiane abbiamo raggiunto – aggiunge Carmen Di Penta, direttore generale di Marevivo –una serie di importanti obiettivi come il coinvolgimento sempre più attivo delle istituzioni locali e delle Capitanerie di porto di tutta Italia. Grazie, inoltre, ai protocolli di intesa siglati con alcune isole minori, abbiamo attivato canali preferenziali di raccolta e gestione degli Pfu in difesa del mare. Alla quinta edizione di questo progetto abbiamo potuto constatare, con orgoglio, che ci sono sempre meno Pfu abbandonati in mare, come il caso di Marina di Ravenna, a testimonianza di come questa operazione di recupero funzioni e aiuti a sensibilizzare sul problema dei rifiuti».