Piombino, da comitati e ambientalisti 11 osservazioni sulla discarica di Ischia di Crociano

Un progetto funzionale alle esigenze del territorio, cui la Regione è chiamata ad esprimersi per Via e Aia

[29 marzo 2016]

piombino asiu lucchini

Scade oggi il termine ultimo per la presentazione delle osservazioni relative al procedimento coordinato di Via e Aia denominato “4° variante alle opere di chiusura della discarica di Ischia di Crociano nel Comune di Piombino”. In merito al progetto, avanzato da Asiu spa, sarà la Regione Toscana ad esprimersi, ed è alla Regione che alcuni soggetti (Legambiente Valdicornia, le associazioni Lavoro salute dignità, Restiamo umani, Ruggero Toffolutti, i comitati Familiari vittime amianto e 6 cittadini residenti a Piombino) hanno rivolto osservazioni, 11 in tutto.

Tali osservazioni (disponibili in allegato) fanno riferimento alla Relazione tecnica e alla Sintesi non tecnica del progetto (pubblicamente disponibili insieme a molti altri documenti sul sito della Regione Toscana, e riproposti anch’essi in allegato).

L’obiettivo strategico del progetto, come viene abbondantemente illustrato nella documentazione disponibile, riguarda la messa  «a disposizione di nuovi volumi di discarica a servizio dell’imponente opera di bonifica dell’area Sin (circa 800 ettari) che prevede anche le demolizioni degli impianti e relative bonifiche a carico della nuova proprietà delle acciaierie (Aferpi); l’ampliamento e la specializzazione della discarica Asiu si configura quindi un utile anziché indispensabile servizio di prossimità sia per supportare il piano delle bonifiche che per i futuri smaltimenti che si renderanno necessari con la ripresa della produzione manifatturiera. Il progetto prevede di ricavare gli ulteriori volumi attraverso il rialzo dell’attuale discarica Asiu e la “sutura” fra questa e la ex discarica Lucchini in via di esaurimento (l’area di completamento tra le due discariche è quella nelle immagini di fianco, ndr). Tali volumi prevedono la ricezione di rifiuti speciali e, attraverso la realizzazione di moduli ad hoc, di rifiuti pericolosi stabili non reattivi, e di amianto. Le tipologie di rifiuti in questione sono presenti in gran quantità sia nell’area Sin che negli impianti da demolire e saranno prodotti, anche, dai nuovi impianti che si prevede di costruire e di mettere in marcia».

Nel dettaglio, l’intervento proposto consiste nel rialzare la sommità della discarica Asiu di 6 metri (rispetto ai 26 attuali) e di «estenderne la falda sud del profilo di chiusura definitivo della discarica Asiu in appoggio alla discarica ex Lucchini recentemente acquisita da Asiu stessa». Tali interventi consentiranno il recupero di una volumetria aggiuntiva di circa 400mila metri cubi, il tutto nell’ambito di un Piano generale di riqualificazione paesaggistica e ambientale riguardante tutti i corpi di discarica esistenti nell’area di Ischia di Crociano e gli impianti connessi.

Queste sono le esplicite premesse, dettagliate nei progetti sulla quale la Regione dovrà esprimersi, ma comitati e associazioni – a corredo delle osservazioni, recapitate anche alla nostra redazione – osservano che «la discarica non sarà più utilizzata per i rifiuti urbani ma per accogliere rifiuti industriali e quelli derivati dalle bonifiche del nostro territorio». Questo anche se da anni (per legge) nessuna discarica accoglie più “rifiuti urbani” ma nel caso rifiuti urbani trattati, che sono individuati dalla normativa come “rifiuti speciali”; al proposito, notiamo anche che giuridicamente i “rifiuti industriali” non esistono, esistono semmai i “rifiuti speciali”.

I firmatari poi incalzano: «Nelle nostre domande abbiamo inteso sottolineare innanzi tutto il forte nesso, che individuiamo come indispensabile, fra la discarica e le bonifiche dell’area industriale piombinese, individuata in sede ministeriale quale sito di interesse nazionale (Sin). Conosciamo la difficilissima situazione debitoria di Asiu, eredità della gestione fin qui perseguita. Riteniamo tuttavia che il progetto discarica debba essere funzionale in via assolutamente prioritaria alle bonifiche locali, non già al business dei rifiuti provenienti da altre zone, magari al fine di risanare il bilancio deficitario. Abbiamo segnalato inoltre le rilevanti problematiche concernenti il trattamento di tali rifiuti, fra i quali spicca ovviamente l’amianto, sulla cui estrema pericolosità esistono studi scientifici incontrovertibili. La nostra convinzione è che, se sarà accolto nella nostra discarica, provocherà danni alla salute ed al futuro del nostro territorio». A fronte di tali convinzioni, la realtà dei fatti presente e passata vede tonnellate di amianto presente negli stabilimenti industriali come negli edifici civili o nei traghetti che fanno scalo a Piombino, centinaia di persone in prepensionamento (con incentivi economici) a causa dell’esposizione all’amianto, discariche a cielo aperto. Siamo forse all’ennesimo paradosso, dove la soluzione diventa il problema e dunque le cose è meglio lasciarle ferme allo stato dell’arte, per quanto disastroso?

Nel merito delle 11 osservazioni, che i firmatari hanno prodotto nei termini di legge, è giusto che sia la Regione a rispondere nel dettaglio. Alcuni elementi già adesso però emergono chiaramente. Da anni, per legge in discarica possono andare solo rifiuti speciali. Rifiuti che, sempre per legge, sono consegnati al mercato e per i quali è dunque impossibile impedire che vengano esportati: sempre da anni, da Piombino – senza che nessuno abbia gridato allo scandalo – sono stati dirottati altrove. In compenso enormi quantitativi d’amianto, ancora una volta da anni, giacciono già spalmati sulle campagne piombinesi, nuocendo alla salute, al futuro e soprattutto al presente del territorio: la realizzazione di un modulo dedicato per accoglierlo in sicurezza in discarica è quanto prevede sia la normativa sia il buon senso.

Stavolta la funzionalità della discarica stessa alle esigenze locali è esplicitata dall’azienda in primis (il cui debito è per larghissima parte dovuto a tariffe sui rifiuti ferme da cinque anni, non da altro) e si inserisce in un disegno di riqualificazione paesaggistica e in un ancor più ampio progetto – Rimateria – che mette in prima fila il riciclo. Riciclo che, paradossalmente, comitati e ambientalisti in quest’occasione neanche menzionano. Dopo lustri, è la prima occasione concreta a Piombino per non lamentarsi soltanto di un problema che è già presente – amianto compreso – ma anche per provare a risolverlo, con il contributo di tutti.