Continui i controlli dell'Agenzia, l'ultimo rapporto ispettivo il 5 marzo

Piombino, le maleodoranze della discarica spiegate dall’Arpat e da Rimateria

L'azienda: «Senza la nostra attività e senza le risorse che noi mettiamo a disposizione, i lavori di risanamento (rete di captazione del biogas e captazione delle acque) non sarebbero neppure cominciati»

[14 marzo 2018]

Il sindaco di Suvereto Giuliano Parodi ha dichiarato, attraverso la propria pagina Facebook, di aver inviato due giorni fa all’attenzione dell’Arpat (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) una richiesta di «informazioni sulle emissioni maleodoranti provenienti dalla discarica di Rimateria», chiedendo «chiarimenti in merito al tipo di materiale che lì viene stoccato e che è causa del cattivo odore» e se Arpat abbia «messo in campo azioni per soluzionare tale situazione». Chiarimenti che non si sono fatti attendere.

Oggi Arpat ricorda infatti che «la discarica Rimateria è autorizzata con A.I.A. rilasciata dalla Regione Toscana con Delibera n.761 del 01/08/2016. Allo stato attuale la discarica riceve rifiuti non pericolosi costituiti da rifiuti inorganici e organici (biodegradabili). I processi di degradazione dei rifiuti solidi urbani conferiti negli anni precedenti e contenuti nel corpo di discarica, oltre ai conferimenti più recenti di rifiuti speciali biodegradabili, determinano la produzione di biogas. Il biogas contiene sostanze con elevato potere odorigeno come, ad esempio, l’idrogeno solforato».

Arpat aggiunge che «il sistema di captazione e utilizzo del biogas della discarica di Rimateria, autorizzato con la Delibera 761/2016, prevede un assetto iniziale di 34 pozzi di captazione da estendere con ulteriori pozzi fino alla chiusura definitiva della discarica». Rilevando però nei mesi scorsi che «il biogas prodotto dalla discarica non era aspirato e bruciato dal sistema di recupero energetico o combusto in torcia», Arpat ha diffidato Rimateria con atto n.17478 del 29 novembre 2017, cui l’azienda ha risposto con una dettagliata relazione pubblicamente consultabile sul sito aziendale da gennaio 2018.

Nell’ultimo rapporto ispettivo del 5 marzo scorso, Arpat ha dunque «accertato che i pozzi collegati alla rete di captazione sono 16 su 34, ovvero circa la metà di quelli autorizzati, e che il biogas captato è combusto in torcia. Il sistema di captazione risulta a tutt’oggi ridotto rispetto a quello previsto in autorizzazione e questo determina la diffusione di biogas responsabile dell’impatto odorigeno. Si ritiene pertanto, ad oggi, rispettato solo in parte quanto disposto dalla Autorità competente. Secondo i dati forniti dal gestore circa il 30% del biogas prodotto è regolarmente intercettato. Lo stesso gestore ha anche dichiarato – sottolineano dall’Agenzia – che è in corso la predisposizione delle gare di appalto per la trivellazione di 35 pozzi (12 pozzi esistenti da rifare e 23 nuovi) oltre a 3 nuove stazioni di regolazione, e che prevede di completare le opere del nuovo stralcio, anche in stati di avanzamento, entro i primi 6-8 mesi del 2018».

D’altronde, ad informare i portatori d’interesse sul perché delle maleodoranze e sulle azioni (già) predisposte per dare soluzione al disagio, concorre da tempo la stessa Rimateria. Il presidente Valerio Caramassi ogni mese propone un’assemblea pubblica (il 9 aprile si terrà la 31esima) per illustrare lo stato dell’arte; inoltre, le pagine di “Rimateria informa” ospitano periodicamente note stampa e pubblicazioni utili a seguire e capire ruolo e operazioni aziendali.

L’ultima nota – che rilanciamo qui di seguito in versione integrale – si concentra non solo sul tema delle maleodoranze, ma offre spunti di più ampio interesse riguardanti il futuro del polo industriale di Piombino. In particolare, la cronaca locale riporta come l’auspicato acquisto dell’acciaieria ex Lucchini da parte di Jindal possa portare alla realizzazione di due forni elettrici anziché la riaccensione del più impattante altoforno. I forni elettrici sarebbero adatti alla lavorazione di rottami, costituendo dunque veri e propri impianti di riciclo, ma come ogni impianto industriale produrrebbero nuovi scarti. Quanti? «Se si facesse un forno elettrico si dovrebbero importare 1 milione di tonnellate di rifiuti (rottame) che riprodurrebbero circa 300.000 ton/anno di rifiuti. Ovvero, in un anno tutta la produzione dei rifiuti urbani di 15 anni» di Piombino. Con due forni elettrici si arriverebbe all’equivalente di 30 anni. Meglio pensarci (e attrezzarsi) per tempo, secondo logica di sostenibilità e prossimità.

 

Si commette un errore quando si scambiano le soluzioni con i problemi

Rimateria nasce a Piombino come strumento (anche, ma non solo) al servizio delle problematiche dell’area industriale e delle imprese della Val di Cornia, nonché per riqualificare l’area di 70 ettari (il SIN è di 900 ettari) dove opera. In questi 70 ettari ci sono 4 discariche (non una: quattro) di cui una non autorizzata, dove insistono circa 360.000 tonnellate di rifiuti speciali depositati “in modo incontrollato”.

Asiu, nel 2015 era sull’orlo del fallimento e TAP era immobile. Oggi noi siamo gli unici che operano per il risanamento di questa porzione di area SIN, unitamente al risanamento finanziario e impiantistico di Asiu.

Non usiamo soldi pubblici ma solo risorse nostre. Sono in corso lavori di risanamento per circa tre milioni. Queste risorse provengono anche dall’attività di smaltimento dei rifiuti, certo.

Rimateria opera in applicazione delle leggi vigenti e in relazione al mercato al quale fa riferimento. Offre un servizio ad oltre 4.000 unità produttive della Val di Cornia. I rifiuti speciali non sono prodotti solo dalle grandi fabbriche.

Senza la nostra attività e senza le risorse che noi mettiamo a disposizione, i lavori di risanamento (rete di captazione del biogas e captazione delle acque) non sarebbero neppure cominciati e la situazione ambientale sarebbe stata ben peggiore di quella attuale. Sarebbe rimasta nelle condizioni in cui era nel 2015.

Certo ci sono disagi che comunque ci sarebbero stati ugualmente (forse anche peggiori) dovuti alle maleodoranze.

Ma, premesso che negli stessi giorni e con lo stesso vento ci sono opinioni anche diametralmente opposte su ciò che si percepisce e cosa no, le maleodoranze hanno tre concause:

1) il servizio di trasferenza dei RSU verso SEI Toscana;

2) la rete di captazione del biogas;

3) i lavori di regimazione delle acque.

La trasferenza si è chiusa con il primo di gennaio e entro l’anno, i lavori sono in corso, sarà ripristinato il funzionamento della rete del biogas e le opere di captazione delle acque. Entro l’anno sarà terminata (e coperta) pure la discarica Asiu.

Sulla questione rifiuti importati e rifiuti prodotti, c’è da dire che, bonifiche del SIN a parte (che sono una opera mastodontica); demolizioni a parte (che riguardano milioni di tonnellate di materiali);

1) se si facesse un forno elettrico si dovrebbero importare 1 milione di tonnellate di rifiuti (rottame) che riprodurrebbero circa 300.000 ton/anno di rifiuti. Ovvero, in un anno tutta la produzione dei rifiuti urbani di 15 anni.

2) se si facessero due forni elettrici questi numeri raddoppierebbero. Ovvero, import di 2 due milioni di tonnellate/anno di rottame con produzione di circa 600.000 tonnellate/anno di rifiuti (30 anni di produzione di rifiuti urbani).

3) se si tornasse al ciclo integrale e si producessero 2 milioni di ton di acciaio all’anno, i rifiuti prodotti sarebbero 1 milione di tonnellate/anno: l’equivalente della produzione di rifiuti urbani di Piombino per 50 anni.

4) Se non si facesse nulla sul fronte della produzione di acciaio e si puntasse tutto sul turismo si avrebbe quel che già succede adesso: la produzione dei rifiuti quadruplicata nei mesi estivi.

Appare evidente che il problema rifiuti presenta rilevanti asimmetrie percettive ed emotive, oltre che informative.