Con Rimateria l'opportunità per il risanamento ambientale

Piombino nel patto d’acciaio tra 11 città: avevano ragione gli ambientalisti

Nasce il Coordinamento delle realtà siderurgiche italiane, per una strategia comune

[15 gennaio 2016]

acciaio verde

In Toscana l’industria dell’acciaio ha una storia millenaria, che parte con gli Etruschi e ha trovato la sua massima espressione in Piombino, ma tra mille difficoltà la siderurgia – individuata dall’Ue come settore manifatturiero strategico – continua a essere un asse portante non solo regionale ma di tutta l’industria italiana. Perché allora non operare in unità d’intenti e di strategie, anziché affrontare separatamente ogni singola crisi industriale, in un puzzle senza soluzione? È questa la strategia che ha finalmente iniziato a prendere forma in questi giorni, con la nascita del Coordinamento delle città siderurgiche.

I rappresentanti di 11 comuni (Torino, Genova, Novi Ligure, Racconigi, Legnaro, Patrica, Terni, Marghera, Piombino e Trieste) sono stati chiamati a raccolta dal sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, e nella sede Anci di Roma hanno lanciato «proposte che hanno avuto un plauso condiviso, soprattutto – spiega il primo cittadino di Taranto – per quanto riguarda la richiesta al governo della formazione di un tavolo sulla siderurgia». Si è trattato dunque di «una importante iniziativa di confronto – come l’ha definita il sindaco piombinese, Massimo Giuliani – che ha l’obiettivo di promuovere iniziative di politica industriale di respiro nazionale ed europeo».

Un’idea che è nell’aria ormai da tempo – “Nessuno vince da solo la partita dell’acciaio”, titolavamo su queste pagine l’anno scorso –, promossa con particolare vigore dagli ambientalisti. «Per sopravvivere – spiegava a greenreport nel giugno 2015 Adriano Bruschi, presidente di Legambiente Val di Cornia – la siderurgia deve cambiare pelle. Ciò che mi preoccupa di più è non avere in mente una politica industriale, che metta insieme i vari problemi della siderurgia, almeno italiana; pensare di risolvere i problemi a Piombino separatamente da Taranto, Trieste, Terni, è un errore strategico. Senza una strategia, senza investimenti, senza ricerca di sistema, i problemi rimarranno sempre».

Da allora – seppur presenti ancora lacune e forti ritardi – il progetto con cui Cevital è sbarcata a Piombino ha restituito una prospettiva per l’acciaio toscano, ma l’assenza di una regia ad ampio spettro da parte delle istituzioni nazionali (la famosa “politica industriale”) pesa enormemente sul futuro del settore e sulle sue ricadute economiche, sociali ed ambientali.

«Finalmente cominciano ad emergere le idee che noi da tempo sosteniamo assieme ai lavoratori/trici di Minoranza sindacale-Camping cig e altre associazioni con cui abbiamo organizzato iniziative a Piombino – affermano ora da Legambiente Val di Cornia – Solo una politica industriale convinta e convincente da parte del Governo può fare in modo che si leghino le varie parti della siderurgia italiana, almeno le filiere dei vari settori, con accordi societari in cui si individuano degli interessi comuni che fanno crescere tutto il comparto. Per esempio reti di impresa che ricostruiscono le filiere produttive dalla materia prima, alla commercializzazione e servizi collegati, con investimenti comuni in ricerca e innovazione; sul mercato delle materie prime, l’energia, i servizi agli utilizzatori, sicurezza della qualità e continuità produttiva, allargamento dei mercati. Un progetto, nazionale anche di compartecipazione nelle bonifiche e risanamenti ambientali, che tenga di conto delle esperienze e delle problematiche dei vari siti».

Sotto questo profilo, uno strumento fondamentale per il risanamento ambientale – e che vada al di là della sola prospettiva dell’acciaio –, Piombino ce l’ha già sottomano. È quello del progetto Rimateria: «Riciclo dei materiali riciclabili e smaltimento in condizioni di sicurezza di ciò che non è riciclabile», per dirla con le parole del presidente, Valerio Caramassi. Una prospettiva che non a caso ha riscosso anche il plauso di Legambiente. Con l’auspicata ripresa della produzione d’acciaio tramite forno elettrico, l’attività di Cevital tornerà anche a produrre scarti di produzione per centinaia di migliaia di tonnellate l’anno. Nel frattempo, i materiali da trattare certo non mancano a Piombino e Val di Cornia: in questo caso le tonnellate arrivano alla dimensione dei milioni, ed è giunto finalmente il momento di occuparsene.

L. A.