I pirati del Raee: il 70% dei rifiuti elettronici italiani sfugge al sistema legale

In Italia nel 2012 prodotte 800 mila tonnellate di e-waste. 299 discariche abusive sequestrate tra il 2009 e il 2013

[18 marzo 2014]

Frigoriferi e scaldabagni guasti, televisori con tubo catodico, telefonini, pc e stampanti ma anche giocattoli e lampadine: a fine vita, tutti questi oggetti rappresentano una quota sempre più alta dei nostri rifiuti che richiede particolari attenzioni, anche per recuperare materiali preziosi, evitare l’inquinamento di suolo ed acqua e tutelare la salute umana minacciata anche dalle attività di riciclaggio illecito. Oggi a Milano il  Centro di coordinamento Raee (Cdc Raee) e Legambiente hanno presentato, contestualmente alla presentazione del Rapporto annuale 2013 sul sistema di ritiro e trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche in Italia (Raee), il dossier “I pirati dei Raee” dal quale viene fuori che «Nel 2012 i Raee prodotti in Italia ammontano a 800 mila tonnellate mentre sono circa 10 milioni di tonnellate quelli generati in Europa e 50 milioni di tonnellate quelli prodotti nel mondo. Di questi, solo 3,5 tonnellate, a livello europeo, vengono gestite dalle organizzazioni dei produttori mentre in Italia la percentuale di Raee che sfugge al sistema legale arriva al 70%».

Cdc Raee e Legambiente sottolineano che «Attorno al mercato legale, infatti, prospera un fiorente mercato illecito fatto di discariche abusive, traffici illeciti anche internazionali, inquinamento, truffe e criminalità ambientale che sfruttando il lavoro nero e la manodopera a basso costo, sottrae profitti all’economia legale, inquina i terreni, minaccia la salute pubblica e alimenta il business delle ecomafie. Tra il 2009 e il 2013 le forze dell’ordine in Italia hanno sequestrato ben 299 discariche abusive di Raee concentrate soprattutto in Puglia (13,4% del totale), in Campania (12,7%), Calabria e Toscana (11%). Tra le 220 inchieste che hanno riguardato il delitto di attività organizzata di traffico di rifiuti, condotte tra il 2002 e il 2013, 6 hanno riguardato specificatamente il traffico di Raee (il 2,7% del totale)».

Presentando il rapporto, il vice presidente del Cigno Verde, Stefano Ciafani, ha ricordato che «Se i rifiuti nel complesso rappresentano un problema e contemporaneamente una opportunità per lo sviluppo di filiere importanti della green economy, per i Raee questo discorso assume un valore ancora più alto e pertinente La gestione corretta dello smaltimento dei materiali elettrici ed elettronici, infatti, può alimentare sostanziosamente il settore del riciclaggio delle materie che li compongono, la riduzione degli impatti della produzione come dell’uso delle risorse naturali ed energetiche. Si tratta di una filiera nascente, perché la normativa sui Raee è molto recente e i problemi non mancano, ma con grandi prospettive. Certo occorrerà lavorare ancora sull’informazione ai cittadini e sulle reti di raccolta e spingere per ottenere in tempi brevi una normativa adeguata a tagliare fuori dal mercato gli imprenditori non rispettosi della legge pianificando un sistema efficace di controlli e sanzioni per impedire i traffici illeciti».

Il rapporto dice che «Il mercato illegale riguarda tutti i Raee non intercettati dai sistemi collettivi ed è facilmente soggetto a infiltrazioni da parte di operatori irregolari. Se la Convenzione di Basilea stabilisce il divieto di export nei Paesi non Ocse, in realtà le attività di gestione più pericolose per la salute delle persone e dell’ambiente si svolgono in aree del mondo dove i controlli sono meno attenti che in Europa, come l’Africa Subsahariana e l’estremo oriente. Luoghi lontani raggiunti però da container partiti anche da Ancona, Bari, Civitavecchia, Venezia, Napoli e Taranto (primi per numeri di inchieste)».

Il governo il 14 marzo ha approvato il decreto che recepisce la normativa europea sui Raee che il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti ha definito  «Un altro passo verso semplificazione degli adempimenti ambientali è stato fatto oggi dal Consiglio dei Ministri». Infatti prima i  rivenditori avevano  l’obbligo dell’uno-contro-uno, s dovevano cioè ritirare e smaltire il vecchio, tablet, elettrodomestico o gadget elettronico che  l’utente sostituiva. Con il decreto approvato arriva  “l’uno-contro-zero”, la possibilità di conferire ai distributori con superficie di vendita di almeno 400 m2 il vecchio elettrodomestico senza l’obbligo di comprarne uno nuovo. «Questo –  ha detto Galletti – renderà molto più semplice la raccolta e ed il recupero dei materiali delle apparecchiature e più agevole per i cittadini un comportamento ambientalmente corretto e virtuoso».

Il provvedimento unifica quasi tutte le disposizioni sui Raee  ed estende progressivamente gli effetti a tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche, compresi i pannelli fotovoltaici, prima non previsti. Vengono anche innalzati gli obiettivi di raccolta, recupero e riciclaggio; si passa da un obiettivo annuale di raccolta di 4 Kg pro capite  al 45% nel 2016 e al 65% nel 2019 calcolato sul peso totale dei Raee raccolti, in rapporto alla media delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato  nei 3 anni precedenti.

Una novità normativa che è stata evidenziata oggi anche dal presidente di Cdc Raee, Danilo Bonato: «Siamo molto soddisfatti dell’approvazione del decreto di recepimento della nuova direttiva europea sui Raee avvenuta venerdì scorso. Riteniamo che il legislatore italiano abbia rispettato i principi e lo spirito della normativa comunitaria introducendo gli adattamenti necessari a renderla coerente con la legislazione italiana. Per chi come noi lavora nella gestione dei Raee queste novità rappresentano una vera e propria sfida visto che gli obiettivi di raccolta da raggiungere entro il 2016 corrispondono circa a un raddoppio dei quantitativi gestiti oggi. Possiamo però confidare su un sistema nazionale consolidato che, come confermato dal decreto di recepimento, può contare sul ruolo cardine e di traino del Centro di Coordinamento Raee».

Per raggiungere gli standard di raccolta e riciclo dei Raee fissati dall’Unione europea e ridurre il fenomeno dei traffici illegali, per Legambiente e CdC Raee, «E’ necessario promuovere l’informazione ai cittadini  sulla pericolosità sanitaria e ambientale e la potenzialità economica dei Raee; migliorare i sistemi di raccolta con una rete omogenea di strutture comunali e anche private diffuse sul territorio; promuovere la pratica del ritiro “uno contro uno” nei punti vendita; incrementare i controlli e introdurre modifiche legislative mirate al contrasto del mercato illegale».

Laura Biffi, che ha curato il dossier per l’Osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente, conclude: «Il racket dei Raee si combatte favorendo il mercato legale. Ciò significa che, accanto a un migliore sistema di controlli e sanzioni esteso a tutta la filiera, dal venditore di elettrodomestici al trasportatore al riciclatore, è necessario mettere a punto una campagna di informazione efficace rivolta ai cittadini, ma anche agli addetti alle vendite, nonché alle stesse forze dell’ordine e agli enti preposti alla vigilanza. Solo così il ciclo virtuoso dei Raee sarà in grado di togliere profitti al mercato nero e di produrre nuova economia e nuova occupazione nel rispetto delle leggi e dell’ambiente».