Prima la Concordia, poi la Smc, ora centrale a carbone e Olt per le acciaierie: a Piombino rischiano di continuare le illusioni

[11 settembre 2014]

C’è chi al posto della Lucchini sogna un parco giochi modello Disneyland, noi certamente no e confidiamo in una soluzione industriale. Che può  raggiungere una sintesi possibile tra ambiente e lavoro solo se si pone la sostenibilità come criterio direttore del progetto stesso. Gli indiani di Jindal hanno questo obiettivo per il rilancio dell’azienda? Non è dato saperlo, al momento di certo c’è che pagheranno spiccioli (poco più di 10 milioni di euro) per prendersi le acciaierie e che, dopo un incontro con il premier Renzi e il presidente Rossi, hanno ventilato l’ipotesi di “riaprire l’area a caldo”. Non molto, ma certamente Jindal è società seria, cosa non da poco dopo la “tranvata” presa con i tunisini di Smc che promisero di tutto e di più, offrirono pasticcini e prosecchi a tutti, per poi chiedere i soldi al commissario Nardi per comprare a loro volta la Lucchini e quindi sparire nelle nebbie. Tutto questo dopo che la città di Piombino si era già vista sfilare di sotto al naso il “cadavere” della Costa Concordia, altra illusione sfumata.

Ma di fronte a questa ipotesi, stavolta più che concreta, dell’acquisizione di Jindal delle acciaierie ecco che nuovi rischi di scenari fantasiosi riappaiono all’orizzonte: la centrale a carbone che si legge essere indispensabile per il progetto per ridurre i costi energetici; e la possibilità che il gas per la produzione dell’acciaio lo fornisca nientepopodimenoché la Olt di Livorno, il rigassificatore da poco entrato in funzione e in attesa di essere riconosciuto ufficialmente tra le opere energetiche di interesse strategico nazionale. Premettendo che non abbiamo tutte le carte a disposizione per fare una analisi super dettagliata delle due questioni, ci sono alcune cose che vanno dette senza timore. Intanto che lo sventolare il bilancio elettrico della toscana in una situazione di overproduzione nazionale è risibile e dunque il presupposto del ragionamento del Viceministro De Vincenti (buona a prescindere) non funziona.

La Toscana non ha bisogno di una centrale a carbone. L’acciaieria può benissimo fare un contratto a lungo termine con Enel  a prezzi prefissati e calmierati. Ed Enel, in tempi di domanda asfittica come questi ne sarebbe ben più che disponibile. Poi che costruire una centrale a carbone ex novo, senza ancora una localizzazione definita e  le autorizzazioni in tasca e senza capire chi ci mette i soldi davvero abbia una ratio economica è assai dubbio. Una centrale a carbone costa tra gli 800 milioni e il miliardo di euro, mentre contemporaneamente  stiamo parlando di un impianto complessivo, quello della Lucchini appunto, comprato forse dagli indiani per 10/12 milioni di euro…tanto per fare qualche proporzione. Si legge poi di una potenza di 900 mw, che non sono pochi, quindi una centrale piuttosto grande. Immaginiamo poi che per farla digerire ad un territorio già provato ambientalmente come quello di Piombino non si possa prescindere dal proporre il “carbone but clean”. E qui altra favola, quella del Ccs, ovvero della cattura e lo stoccaggio del carbonio. Tecnologia costosissima con enormi problemi ambientali per lo soccaggio sotterraneo di CO2,  ancora in fase sperimentale, che non sta dando i risultati sperati e a prezzi ancora fuori mercato. Tanto che la stessa idea di centrale a carbone che  Enel fino a qualche anno fa ipotizzava proprio per convertire quella a olio combustibile di Tor del Sale, oggi  la stessa società non proporrebbe più nemmeno sotto tortura, proprio a causa dei costi. Eppure? Tranne il sindaco di Piombino che ieri ha fatto una vistosa frenata, dal presidente Rossi fino al governo nazionale, tutti sembrano disponibili a parlarne. E senza imbarazzi (e qualche argomento), come si vede, ne parliamo anche noi.

Vogliamo discutere poi dell’ipotesi di Olt al servizio delle acciaierie? Ecco cosa ci ha risposto in merito: «In generale, il rigassificatore OLT è un’infrastruttura che opera sul territorio; in tal senso, la società è sensibile alle istanze che provengono dallo stesso. Nello specifico, l’attività dell’azienda non prevede la commercializzare di gas. La OLT svolge un servizio di rigassificazione per tutti gli operatori di mercato che intendono avvalersi del proprio terminale». Che aggiungere? Confidiamo che nei prossimi incontri, sgomberato il campo dalle nebbie e dalle illusioni, si possa davvero capire qual è il piano industriale di una fabbrica che porta con sé anche il destino di una città intera. Ma un conto e’ un piano industriale che si limita a trasformare acciaio prodotto altrove, altro conto e’ un piano industriale che preveda la ripresa della produzione di acciaio. In questa seconda, auspicabile anche da noi, ipotesi, parlare di produzione di acciaio in un mercato globalizzato, senza specificare “quale acciaio” e  finalizzato a quali prodotti e a quali mercati è, appunto, parlare. Ginnastica insomma. E a fare troppa ginnastica, come e’ risaputo, ci si stanca.

Ps. Ci saremmo aspettati, di fronte a questa ipotesi a forte impatto ambientale e paesaggistico, una levata di scudi da parte di quelle associazioni sempre pronte a battersi (anche a pochi Km da Piombino) contro una pala eolica o un impianto solare o un mini-impianto a biogas o la geotermia… Invece nulla, al di là dei soliti di Legambiente accusati da chi oggi è silente, di essere al soldo delle mafie delle energie rinnovabili, ma questa è un’altra storia, o no.