Progetto Amiata, per uscire dalla crisi la Regione punta sulla geotermia

Sul territorio già presente un Comune “100% rinnovabile”, e altri ancora dove l’apporto della risorsa rinnovabile è determinante

[19 maggio 2016]

amiata

Un Progetto Amiata per dare nuovo lavoro a un territorio dove scarseggia da troppo tempo, e farlo puntando sulla sostenibilità. È stato questo il punto cardine dell’incontro che il presidente della Regione Enrico Rossi ha avuto con i sindaci dell’Amiata (Abbadia San Salvatore, Castell’Azzara, Castiglione d’Orcia, Santa Fiora, Piancastagnaio, Radicofani), per porre le basi di un progetto che parta dalla messa a valore della risorsa geotermica della zona, come leva attorno alla quale costruire il rilancio dello sviluppo.

Nel corso dell’incontro – comunicano da Firenze – si è preso l’impegno di arrivare presto a un protocollo d’intesa Regione-Comuni per il rilancio dell’area, con la Giunta regionale che tra una decina di giorni si impegna già a riconoscere l’Amiata come area di crisi regionale, dopo Livorno, Piombino e Massa Carrara: questo consentirà di attivare tutta una serie di premialità per le imprese sui bandi regionali per i finanziamenti allo sviluppo e la possibilità di partecipare all’ormai prossimo bando sui lavori di pubblica utilità a favore dei lavoratori privi di protezione sociale.

Per uscire da una crisi complessa come quella dell’Amiata, però, questo non basta. È necessaria un’opera di programmazione industriale che valorizzi in modo sostenibile le risorse rimaste sul territorio e – da sempre – tra queste spicca la geotermia: il presidente Rossi si è detto disponibile a costruire, appunto, un Progetto Amiata a partire proprio dalla risorsa geotermica.

Sullo sfondo della prossima revisione degli accordi con Enel – dichiarano dalla Regione – si è convenuto di attivare un tavolo con la partecipazione dei sindaci, per aggiornare questi accordi in funzione dello sviluppo previsto della geotermia anche dagli obiettivi Europa 2020, soprattutto in termini di media e bassa entalpia. In particolare, si tratta di ragionare con Enel su come aumentare le ricadute per l’indotto locale che fornisce servizi, assistenza e manutenzione, e anche come attrarre nuovi investitori che possano sfruttare vantaggi locali particolari come calore, CO2, energia a prezzi scontati. Un primo passo in tal senso è già stato compiuto nei mesi scorsi, quando è stato firmato un protocollo d’intesa con Enel che prevede l’abbattimento del 10% dei costi per le imprese che operano sul territorio, ma le possibilità da esplorare rimangono vaste.

Una fetta del territorio che gravita intorno al monte Amiata è riuscita a rendere le energie rinnovabili un concreto volano di sviluppo economico, raggiungendo già vette d’eccellenza. Come documenta da ultimo il rapporto Comuni rinnovabili prodotto da Legambiente, in tutta Italia sono 2.660 i comuni che producono più energia elettrica di quanta ne consumino le famiglie residenti, grazie ad una o più fonti rinnovabili; sono invece 44 quelli che superano largamente il proprio fabbisogno termico grazie a impianti di teleriscaldamento collegati a impianti da biomassa o geotermici. Ma solo 39 comuni in tutto il Paese hanno già raggiunto entrambi i traguardi, dove le fonti rinnovabili installate riescono a soddisfare i fabbisogni sia elettrici che termici dei cittadini. Uno di questi, Santa Fiora, siede alle pendici dell’Amiata.

Dei 39 comuni italiani individuati da Legambiente, 4 sono toscani (Castelnuovo Val di Cecina (PI), Montieri (GR), Radicondoli (SI) e, appunto, Santa Fiora), e in tutti l’apporto della geotermia risulta determinante per raggiungere l’obiettivo “100% rinnovabile”. Altri ancora – rimanendo all’interno del territorio amiatino – non sono stati insigniti del titolo dal Cigno verde, ma grazie all’utilizzo della risorsa geotermica contribuiscono già in modo decisivo alla produzione di energia rinnovabile in Toscana: si tratta dei comuni di Piancastagnaio, Arcidosso, Castel del Piano e Roccalbegna. La speranza è che il loro ruolo possa farsi ancora più determinante, e che a questi comuni se ne aggiungano presto altri compatibilmente con le caratteristiche dei vari territori.

L. A.