La chiave di volta nella nuova normativa sui dragaggi

Nuovo progetto per la Darsena Europa: il porto di Livorno avrà futuro se sarà sostenibile

Un’infrastruttura da oltre 600 milioni euro per portare lavoro in una città che ha perso 7mila occupati dall’inizio della crisi

[19 luglio 2017]

La storia di Livorno si intreccia dagli albori con quella del suo porto, e da qui passa inevitabilmente anche il futuro della città, che ha perso 7mila posti di lavoro (-11%) dall’inizio della crisi: un record negativo che non ha pari in Toscana. Nonostante le difficoltà, lo scalo portuale rappresenta ancora il 20% dell’economia livornese e mantiene margini di sviluppo. Ad oggi, da qui passano 900mila container ogni dodici mesi, con un incremento del 3% l’anno. Perché lo sviluppo continui però anche il porto ha bisogno di migliorare e crescere, rendendosi attrattivo per le sempre più grandi navi che solcano i nostri mari.

Il pilastro del nuovo corso, com’è noto, sta nella Darsena Europa. Un progetto faraonico bloccato tra incertezze normative, politiche e ambientali che ieri ha trovato però nuova linfa. Un nuovo progetto è stato presentato a Firenze (qui le slide) dal presidente della Regione Enrico Rossi, affiancato tra gli altri dal presidente dell’Autorità portuale dell’Alto Tirreno Stefano Corsini e da rappresentanti delle Ferrovie.

A cambiare in profondità sono i tempi e costi dell’opera: 467 milioni di euro anziché i 667 della precedente ipotesi che con i 195 milioni per l’allestimento del terminal diventano 662 (contro gli 862 milioni di euro iniziali). 200 milioni di euro in meno dunque, che saranno però reinvestiti in interventi sul porto e il territorio. La banchina della Darsena Europa avrà una lunghezza di 1200 metri contro i 900 dell’attuale progetto e una profondità di 20 metri; il terminal si estenderà su una superficie di 62 ettari, offrendo di fatto spazi ancora maggiori del precedente progetto, con una capacità di 1,6 Mteu.

Anche i tempi – nelle intenzioni almeno – saranno accorciati, con l’avvio dei lavori atteso entro il 2018 (otto mesi per la progettazione affidata all’Autorità portuale, altri otto per le autorizzazioni) e la conclusione nel 2022. Una revisione progettuale che – è l’augurio della Regione, che sull’opera investe 300 milioni di euro – spianerà la strada agli investitori privati, che invece con l’attuale bando (e le incertezze legate soprattutto allo smaltimento dei sedimenti) avevano già chiesto per cinque volte l’allungamento dei termini di scadenza per la presentazione dei progetti.

La chiave di volta del nuovo progetto sta infatti nelle norme sui dragaggi portuali approvate nel 2016, che «consentono – spiegano dalla Regione – di riutilizzare i sedimenti di escavo per la costruzione di nuove opere, il refluimento a mare o il ripascimento delle spiagge. Il che si traduce in minori spazi (e minori costi) necessari allo stoccaggio, oltre alla possibilità di utilizzare, senza alcun prolungamento, l’attuale linee ferroviaria elettrificata entrata in funzione nel 2016». In altre parole, una parte consistente dei sedimenti di escavo potrà essere rigettata in mare al largo della costa labronica, dove il fondale è prettamente fangoso ma pur sempre parte del Santuario internazionale del mammiferi marini “Pelagos”, e a ridosso delle aree marine protette della Meloria e dell’Arcipelago Toscano. Un’operazione delicata, sulla quale si misurerà le reali ambizioni del porto livornese: senza sostenibilità non c’è futuro. Non a caso negli ultimi mesi in Regione hanno fatto perno progetti europei di ricerca per la gestione dei sedimenti di dragaggio, ma il vero banco di prova arriverà con l’atto pratico.

Il resto arriverà con la collaborazione dell’entroterra: alla revisione del progetto sulla Darsena Europa si accompagnano una serie di ulteriori interventi destinati a comporre un programma logistico più ampio. «Ferrovie dello Stato – spiega Rossi – si impegna a dare avvio ai lavori per lo scavalco entro il 2018. Firmeremo un accordo ora a luglio. C’è anche l’impegno a verificare il prolungamento dei binari dell’interporto verso Collesalvetti e Vada, il che significa che il porto di Livorno potrebbe
diventare l’infrastruttura più attrezzata a portare le merci sulla linea ferroviaria nazionale». Inoltre, da agosto 2018 in tre anni Ferrovie interverrà per allargare le gallerie della vecchia linea appenninica in modo che vi possano passare anche treni carichi di auto e container: saranno spesi – dettagliano dalla Regione – 700 milioni e in questo modo Livorno sarà ancora più competitivo, con accesso via ferro verso il nord-est e il nord Europa (con l’Emilia Romagna è già stato firmato un accordo per un trasporto suppletivo su gomma nei tre anni di lavori).

Ampliare le possibilità del trasporto su ferro permetterà di migliorare al contempo la competitività economica e la sostenibilità ambientale del porto, un intervento che non potrà però esimere dal ridurre anche l’inquinamento portato dalle numerose navi che attraccano e attraccheranno a Livorno: su questo fronte il ruolo del Gnl – come indicato dall’Europa – avrà un ruolo fondamentale.

L. A.