Protegge i diritti alla terra dei popoli indigeni per combattere il cambiamento climatico (VIDEO)

Fao e Ue: garantire i diritti di possesso della terra è vitale per l'eradicazione della fame nel mondo

[11 ottobre 2017]

Le Linee guida volontarie sulla gestione responsabile dei diritti di proprietà (Vggt),   ufficialmente approvate dalla Commissione per la sicurezza alimentare mondiale (Cfs) nel 2012, promuovono diritti di possesso sicuri per la terra, per la pesca e per le foreste per sradicare la fame e la povertà, sostenere lo sviluppo sostenibile e migliorare l’ambiente e Fao e Unione europea ne hanno celebrato il quinto anniversario sottolineando insieme che «Nel corso degli ultimi cinque anni sono stati fatti considerevoli passi avanti nella governance dei regimi fondiari, ma bisogna fare di più per migliorare la vita di miliardi di persone»
Secondo direttore generale della Fao, José Graziano da Silva. «Le Linee Guida hanno migliorato la vita di milioni di persone riconoscendo, proteggendo e sostenendo i loro legittimi diritti di proprietà. Rimangono ancora molte sfide… Primo, bisognerebbe incentivare l’impegno del settore privato in diversi paesi. Secondo, si dovrebbero intraprendere un maggior numero di azioni a livello locale e di base; terzo, deve essere rafforzata una partecipazione equa di genere».

IL Commissario europeo per la cooperazione e lo sviluppo internazionali, Neven Mimica, ha sottolineato che «L’Ue è impegnata a sostenere un approccio responsabile alla governance dei regimi fondiari e a proteggere gli interessi e i bisogni di chi utilizza la terra. Questo è vantaggioso per tutti, poiché una buona governance contribuisce alla gestione responsabile delle risorse, crea opportunità di fare business, e contribuisce allo sviluppo sostenibile”, ha dichiarato nel suo intervento».

La Fao fa un bilancio: «Nei cinque anni da quando sono state approvate, le Linee Guida hanno ispirato riforme politiche e giuridiche in molti paesi, dal Gabon al Guatemala e hanno iniziato a fare la differenza per la vita di milioni di persone.  In Senegal, le Linee Guida hanno contribuito a modellare la Politica Fondiaria Nazionale che riconosce diverse forme di diritti legittimi sulla terra. La politica fondiaria nazionale della Sierra Leone è in gran parte basata sulle Linee Guida. Il Kenya ha adottato la Legge Fondiaria Comunitaria che promuove gli standard stabiliti nelle Linee Guida per realizzare riforme territoriali nelle aree comuni.  La Colombia utilizza le Linee Guida per affrontare questioni post-conflitto relative alla terra. Le Linee Guida sono utilizzate anche in Burundi, Somalia, Sudan e in altri paesi per risolvere i conflitti sulla proprietà fondiaria. L’anno scorso, l’Uganda ha rilasciato oltre 2.000 certificati di occupazione per proteggere i diritti consuetudinari di proprietà. Nel 2015, la Russia, l’Ucraina e il Kirghizistan hanno cercato di rafforzare i diritti di proprietà migliorando la tecnologia utilizzata per la registrazione della terra basandosi sulle Linee Guida».
Secondo il “Global Donor Working Group on Land” in tutto il mondo ci sono oltre 200  programmi per sostenere l’implementazione delle Linee Guida. Attualmente, l’Ue sostiene circa 90 progetti di governance della terra in 40 Paesi, con un budget totale di oltre 240 milioni di euro. Di questi, oltre 60 milioni sono dedicati specificamente all’applicazione delle Linee Guida in 18 paesi, molti dei quali in Africa sub-Shariana.  Il sostegno della Fao ai Paesi per l’attuazione delle Linee Guida in 78 paesi, è finanziato elgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Regno Unito, Svezia, Svizzera e ‘Unione europea.

Tutto bene quindi? Non proprio, almeno a sentire  cosa è emerso dalla sessione Securing Community Land and Resource Rights in Practice dei The Development Talks tenutisi  a Stoccolma: «Oggi, quasi un terzo della popolazione mondiale non ha diritti sicuri sulle terre e le foreste. I diritti di proprietà indigeni e comunitari sicuri sono spesso un presupposto per ridurre la deforestazione e attenuare il cambiamento climatico; per consentire l’empowerment economico e sociale delle donne e per costruire società pacifiche e democratiche. Negli ultimi anni la richiesta di terreni e di altre risorse naturali nei Paesi in via di sviluppo è aumentata, esercitando pressioni su queste risorse e alimentando conflitti per esse. L’aumento della violenza legata a rivendicazioni conflittuali può essere mortale per i difensori degli ambienti  rurali ed è costoso per gli investitori e altri, la cui reputazione e benessere finanziario sono messi a rischio da tali conflitti».

I Development Talks si sono concentrati su come i cambiamenti climatici, i conflitti e i diritti di genere deboli influenzino la disuguaglianza e su come garantire la salvaguardia del diritto alla terra e alle foreste. A Stoccolma è stata anche presentata l’International Land and Forest Resource Facility, una nuova coalizione internazionale le cui iniziative hanno già avuto un impatto positivo riscontrato da comunità che vivono in alcuni dei territori del mondo più biodiversi e ricchi di risorse mondiali.

Ai Development Talks  è intervenuta anche Victoria Tauli-Corpuz, l’inviata speciale dell’Onu per i diritti dei popoli indigeni, che non è così ottimista come Fao ed Ue, visto che ha denunciato che «Gli attivisti dei diritti fondiari si trovano ad affrontare un’ epidemia silenziosa, criminalizzati e imbavagliati da compagnie che vogliono sfruttare la ricchezza di risorse naturali nei territori indigeni. Le iniziative comprendono falsi acconti come la violazione di proprietà, l’incitamento a commettere un reato e l’assemblea illegale; gli attivisti subiscono anche la detenzione arbitraria . Molti attivisti che stanno dedicando la loro vita alla difesa delle terre indigene e comunitarie affrontano accuse false  che impediscono loro di perseguire la loro difesa».

Global Witness dice che l’assassinio dell’ambientalista dell’Honduras Berta Cáceres, del quale per  qualche giorno si è occupata anche la stampa occidentale, è solo l punta dell’iceberg e nel 2016 c’è sto il record di ambientalisti e difensori dei diritti alla terra assassinati.

Intervistata dalla Thomson Reuters Foundation, Tauli-Corpuz. ha denunciato a sua volta che «La criminalizzazione degli attivisti per i diritti dei terreni e un numero crescente di cause civili da parte dei governi e delle compagnie  che cercano di ridurli l silenzio riceve meno attenzione internazionale. E’ come un’epidemia silenziosa che viene utilizzata come un modo per opprimere i difensori dei diritti alla terra. Gli avvocati e i giudici sono spesso complici, ma anche gli avvocati che difendono gli attivisti dei diritti fondiri vengono spesso penalizzati».

E’ difficile determinare quanti attivisti vengono perseguitati, ma Tauli-Corpuz ha detto di avere ricevuto un numero crescente di rapporti e sta preparando un importante rapporto sul tema per l’anno prossimo e ha aggiunto che «Le Nazioni Unite hanno sancito il diritto delle popolazioni indigene ad opporsi alle attività che hanno un impatto sulle loro terre e le loro risorse, senza rappresaglie o pressioni indebite. La comunità internazionale deve pronunciarsi contro tali abusi.

Un rapporto del 2016 del Worldwide Movement For Human Rights evidenziava che  «In America Latina, quasi tutte le cause penali contro i defenders sono avviate da imprese che richiedono l’uso di leggi di emergenza, come la legislazione contro il terrorismo. In Cile, il governo ha applicato leggi anti-terrorismo per criminalizzare la Mapuche, il più grande gruppo etnico del paese, che cerca di riconquistare terre perdute durante l’espansione dei colonizzatori nel loro territorio nel XIX secolo».

Tauli-Corpuz ha affermato che «La criminalizzazione degli attivisti per i diritti alla terra sta diventando sempre più una questione globale» e  citato la Cambogia e l’India come i Paesi dove gli attivisti vengono più minacciati, subiscono false accuse e  detenzione arbitraria».

Un quarto del carbonio stoccato nelle foreste tropicali del mondo si trova nei terreni collettivi  gestiti dai popoli indigeni e dalle comunità locali, In Brasile, 2000 al 2012,  la deforestazione nelle foreste comunitarie indigene dal è stata inferiore all’1%, rispetto al 7% al di fuori di tali aree.L’’invita speciale dell’Onu ha concluso: «Se il mondo è di limitare i cambiamenti climatici I leader mondiali devono fare di più per proteggere le popolazioni indigene che combattono per proteggere la loro terra e il loro modo di vivere. I diritti delle popolazioni indigene devono essere protetti nel modo migliore possibile, non solo per loro ma anche perché sono in grado di fornire soluzioni a molti dei problemi del mondo: dal cambiamento climatico alla diversità biologica. E’ nell’interesse a medio e lungo termine dei singoli Stati e persino delle multinazionali proteggere e ascoltare queste persone. Sono gli amministratori più efficaci di queste aree chiave. Le esigenze di queste popolazioni indigene stanno convergendo con le più ampie esigenze ambientali di proteggere queste aree».

Videogallery

  • Community Lands, Common Future: A Case for the International Land and Forest Tenure Facility

  • Development Talks – Land rights