Qual è lo stato dell’ambiente italiano? Il consumo di risorse naturali è tornato a crescere

Il flusso di materia che attraversa l’economia italiana è in risalita ormai dal 2013, prima del Pil

[21 luglio 2017]

«Con una popolazione mondiale di più di 9 miliardi di persone prevista per il 2050 e la rapida crescita economica dei paesi in via di sviluppo, la domanda di risorse naturali, in particolare di materie prime, si prevede continuerà a crescere in maniera esponenziale». Si apre con questa consapevolezza la Relazione sullo Stato dell’Ambiente – trasmessa al Parlamento nei giorni scorsi, 8 anni dopo l’ultima volta –, nella parte dedicata all’economia circolare dea vasto documento elaborato dal ministero dell’Ambiente. Come si presenta l’Italia a questo appuntamento con la storia?

Da una parte al Paese viene riconosciuta un’ottima produttività nell’impiego delle risorse naturali, tanto che Eurostat ci pone al vertici dell’Ue per quanto riguarda questo particolare parametro. Al contempo, l’Europa ci bacchetta per la mancanza di una strategia nazionale che possa indirizzare la crescita dell’efficienza: i buoni risultati conseguiti ad oggi dall’Italia sono un mix derivante dalle conseguenze della crisi economica – che ha drasticamente ridotto la nostra capacità produttiva, e dunque il consumo di risorse naturali –, dal mutamento del nostro tessuto produttivo e dalla spinta di singole realtà d’eccellenza, ma ancora oggi manca un’intelligenza di sistema. Peccato grave che si riflette sull’andamento dei flussi di materia consumati dalla nostra economia, che difatti hanno ricominciato a crescere non appena il Pil è tornato ad alzare la testa. Anzi, prima: il Prodotto interno lordo italiano è cresciuto di un timido +0,8% nel 2015, ma già dal 2013 al 2014 il consumo di materie prime in Italia è tornato a risalire, toccando quota 503,2 milioni di tonnellate nel 2014 e salendo ancora a 508,6 milioni di tonnellate nel 2015 (Eurostat).

«Nell’ultimo anno – si legge infatti nella Relazione prodotta dal ministero dell’Ambiente – il potenziale impatto sull’ambiente naturale nazionale nell’uso delle risorse, misurato dal Consumo Materiale Interno – CMI, è aumentato. In generale, negli ultimi quindici anni si è registrata una sostanziale riduzione passando dai 964,9 del 1999 ai 503,2 milioni di tonnellate del 2014, con una diminuzione quasi della metà (– 47,9%) del CMI. Tale grandezza rappresenta la somma dell’estrazione interna, di materie prime, utilizzata da un’economia e la sua bilancia commerciale fisica, non comprende la voce “terra e rocce di risulta da scavi, utilizzate”». Anche secondo l’Istat «le motivazioni di questo andamento sono rintracciabili nella deindustrializzazione, nella crisi del settore delle costruzioni e nel mutamento della composizione delle importazioni in favore di prodotti più “a valle” nel ciclo produttivo».

Senza regia nazionale degna di questo nome – norme chiare, stabili e semplici, leve fiscali, controlli e sanzioni – l’economia circolare in Italia rimarrà uno slogan, o al limite improvvisazione. E sarebbe un tremendo peccato, viste le potenzialità che il Paese ha mostrato di poter esprimere.