Il testo definitivo del Documento di economia e finanza non è stato ancora divulgato

Quale crescita nel Def approvato dal governo? La sostenibilità rimane sullo sfondo

Introdotti per la prima volta 4 indicatori del Benessere equo e sostenibile, ma per l’ambiente si guarda alla sola CO2

[12 aprile 2017]

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il Documento di economia e finanza (Def) 2017, il quinto documento di programmazione economica dello Stato elaborato nel corso della legislatura vigente, durante la quale si sono succeduti tre premier. La sobrietà dello stile Gentiloni non ha permesso di illustrare i contenuti del Def tramite le slide che hanno segnato la presidenza Renzi, ma un punto sostanziale rimane in comune: un testo definitivo e pubblicamente consultabile ancora non c’è, e lo stesso si può dire per la “manovrina” d’aggiustamento dei conti pubblici richiesta da Bruxelles e approvata «salvo intese». Tradotto, l’importo è stato confermato – 3,4 miliardi di euro – ma la composizione delle voci contabili rimane da definire nel dettaglio.

Di conseguenza, ieri il governo si è limitato ad illustrare una traiettoria assai sui generis per l’economia nazionale. Il Pil è dato in crescita dell’1,1% nell’anno corrente (+0,1% nel 2014, +0,8% nel 2015, +0,9% nel 2016), ma si prevede che tornerà all’1% nei due anni successivi, mentre il deficit dovrebbe miracolosamente calare dal 2,1% del Pil nel 2017 a zero (nel 2020); ottimismo anche per il debito pubblico, cresciuto nonostante tutto dello 0,4% dal 2015 a oggi (al 132,5% del Pil) ma dato in calo al 125,7% nel 2020.

Numeri molto modesti, ma dall’esecutivo rimarcano che «l’obiettivo prioritario del Governo – e della politica di bilancio delineata nel Def – resta quello di innalzare stabilmente la crescita e l’occupazione, nel rispetto della sostenibilità delle finanze pubbliche».

La partita della sostenibilità sociale e ambientale è stata invece finora affrontata solo marginalmente. Per il primo elemento l’intervento più corposo consiste nel «varo del Reddito di inclusione, misura universale di sostegno economico ai nuclei in condizione di povertà», che in realtà di universale ha davvero poco; sulla sostenibilità ambientale non è stato invece ancora alzato il sipario.

La grande e positiva novità per il Def 2017 consiste nell’inserimento di 4 indicatori elaborati in seno al Bes, l’innovativo indicatore per il Benessere equo e sostenibile realizzato dall’Istat: «Il Governo italiano, primo in Europa e tra i Paesi del G7 – spiega il Consiglio dei ministri – ha deciso di introdurre in via provvisoria alcuni indicatori di benessere già a partire da questo Documento programmatico», documentando il reddito medio disponibile, la diseguaglianza dei redditi, la mancata partecipazione al mercato del lavoro, le emissioni climalteranti. Indicatori – tre di natura sociale, uno ambientale – per i quali «il Def fissa anche gli obiettivi programmatici», che sarà interessante analizzare una volta che il documento sarà ufficializzato.

Sconforta notare che, nonostante tutta la retorica sull’economia circolare fatta propria da questo governo, non sia stato ritenuto necessario valutare – e governare – anche l’andamento dei flussi di materia assorbiti (ed espulsi sottoforma di rifiuti) dall’economia italiana. Il governo loda «i consumi delle famiglie, in crescita dell’1,3 per cento nel 2016», ma non sembra porsi alcuna domanda sulla qualità di questi consumi, o sul ruolo che ha l’Italia nel consumo di risorse naturali a livello globale, passato negli ultimi 40 anni da 22 a 70 miliardi di tonnellate l’anno. «Se tutti gli attuali 7,4 miliardi di individui vivessero secondo i canoni occidentali – ha illustrato sulle nostre pagine Alessio Miatto, tra gli autori del rapporto Onu da cui arrivano queste cifre – ogni anno dovremmo estrarre oltre 185 miliardi di tonnellate di materie prime, ovvero oltre 2,5 volte il consumo attuale».

Possiamo permettercelo? Come ha spiegato oggi sul Corriere della Sera Jared Diamond, premio Pulitzer e biologo evoluzionista di fama mondiale, il nostro pianeta «non ha risorse sufficienti per permettere standard da Primo mondo per tutti i cittadini del mondo. È ovvio che non possiamo impedire al governo della Cina e dell’India di aspirare a uno stile di vita simile al nostro. Perciò sarà necessario ridurre i consumi nei Paesi avanzati. E questo riguarda soprattutto noi: l’americano medio consuma due volte più petrolio del cittadino europeo eppure non gode di una qualità di vita superiore. E questo non mi sorprende: guidare un mega Suv non migliora il benessere». Considerazioni che anche la programmazione economica dello Stato italiano, se onesta con i propri cittadini, non dovrebbe fuggire.