Quale Sviluppo economico per Carlo Calenda? Un ministro in bilico tra green economy e Ttip

Realacci: «La sua nomina è una buona notizia». Gli Stop Ttip: «Il miglior amico del Trattato di libero scambio è tornato»

[9 maggio 2016]

carlo calenda

Allergico al protocollo come alle comunicazioni di stampo istituzionale, il premier Matteo Renzi ha annunciato la nomina di Carlo Calenda a ministro dello Sviluppo economico ieri in diretta su Rai 3, durante la trasmissione Che tempo che fa dove era ospite. Calenda – che dovrebbe giurare al Quirinale in questa settimana – andrà così a sostituire l’ex ministro Federica Guidi, dimessasi più di un mese fa a seguito degli scandali petroliferi in Basilicata.

Carlo Calenda torna così da protagonista in quel dicastero dove fino a meno di quattro mesi fa ricopriva già il ruolo di viceministro, insediatosi nel 2013 con Letta premier. Nel frattempo Renzi l’aveva designato come rappresentante permanente del governo presso l’Unione europea, deciso nel valorizzare a Bruxelles le competenze e la capacità di instaurare legami che a Calenda vengono unanimemente riconosciute. Col senno di poi, un ruolo strategico rivelatosi tutt’altro che “permanente”.

Tornando a Roma, Calenda dovrà curare i dossier relativi alle molteplici crisi industriali che punteggiano lo Stivale, e al contempo impostare una politica di sviluppo. La sua carriera pregressa non lascia intuire molto su quale colore avrà tale politica: poco più che quarantenne, Calenda vanta esperienze manageriali in Ferrari e in seno a Sky, oltre ad esperienze confindustriali di livello. Molto pragmatismo e grande duttilità, ma nessuna competenza diretta in fatto di green economy.

Lascia ben sperare l’endorsement arrivato immediatamente dal presidente della commissione Ambiente della Camera e decano dell’ambientalismo italiano, Ermete Realacci: «Carlo Calenda ministro dello Sviluppo economico è una buona notizia. Calenda – osserva Realacci – ha già lavorato bene per difendere il made in Italy nel mondo e può rafforzare l’azione del ministero in questo campo puntando su innovazione, qualità, green economy, su un’Italia che fa l’Italia».

Non paiono però della stessa opinione i fautori della campagna italiana contro la Transatlantic trade and investiment partnership (Ttip), il trattato di libero scambio tra Ue e Usa oggetto in questi giorni di feroci critiche sia da parte delle associazioni ambientaliste italiane sia di Stati sovrani – nella figura del presidente Hollande – come la Francia: «Renzi ha nominato ‪‎Carlo Calenda a capo del ministero dello Sviluppo economico. Dopo una breve parentesi come rappresentante italiano presso l’Ue, il vice di Federica Guidi e migliore amico del ‪‎Ttip in Italia è tornato. Vedremo – commentano caustici gli Stop Ttip italiani – come tenterà di rassicurare le 40 mila persone in piazza a Roma il 7 maggio».

Una nomina in chiaroscuro dunque, quella di Calenda, che dovrà provare a sgombrare i dubbi alla prova dei fatti. Dopo anni di ignavia o peggio di insensate retromarce, di un ministero dello Sviluppo economico che guardi all’unica chance di vero progresso per il Paese – quella della sostenibilità – abbiamo tutti un tremendo bisogno.