Le opinioni di Cogliati Dezza, Silvestrini e Velo sull’accordo tra Obama e Xi

QualEnergia? L’economia della Cina cresce anche grazie all’efficienza

Yin Jun al Forum: «In campo azioni urgenti per migliorare la qualità ambientale»

[26 novembre 2014]

Il VII Forum QualEnergia? Iniziato oggi a Roma proseguirà i lavori fino al 28 novembre affrontando di temi dell’efficienza, del riciclo e delle rinnovabili. E’ stato seguito con grande attenzione l’intervento di Yin Jun, consigliere scientifico dell’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, che  ha disegnato il quadro dell’accordo tra i due colossi economici e politici del pianeta: «La Cina è una delle economie più grandi del mondo, in continua crescita, con una popolazione che supera gli 1,3 miliardi di persone. Questo risultato è stato però raggiunto con conseguenze negative a livello di impatto ambientale con la crescita dell’inquinamento in particolar modo nei grandi centri urbani. Fortunatamente il governo cinese ha capito la situazione e ha già messo in campo delle azioni urgenti per migliorare la situazione ambientale, il tutto in un’ottica di green economy».

I cinesi sono convinti che i recenti accordi con gli Usa sulle emissioni e le rinnovabili rivoluzioneranno le dinamiche e i mercati delle nuove energie nei prossimi decenni e Yin ha sottolineato che «In Cina si stanno sviluppando le energie rinnovabili, le fonti di energia non fossili rappresentano l’8% del consumo di energia primaria totale registrato nel 2011, risultato che ha significato una riduzione annua di 600 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. Nello stesso anno la capacità di generazione di energia dall’idroelettrico ha raggiunto i 230 milioni di kw, primo posto nel mondo. Tutto ciò verrà ancora più spinto con l’accordo con gli Stati Uniti». La Cina infatti si è impegnata ad invertire la rotta riguardo alle emissioni di CO2 in continua crescita, aumentando al 20% entro il 2030 la quota di combustibili non fossili per la produzione di energia primaria.

Secondo il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, «L’accordo tra Cina e Stati Uniti disegna il quadro in cui ci muoveremo nei prossimi dieci anni. Con questo, i due giganti dell’economia mondiale stanno definendo i settori su cui si andrà a giocare la partita per il contenimento delle emissioni a livello internazionale. A pesare non è tanto la quantificazione degli obiettivi bensì le tecnologie con cui si interverrà su questo argomento: si parla infatti di azioni di mitigazione attraverso lo sviluppo di tecnologie low carbon e di investimenti nelle rinnovabili, di smart grid, di efficienza energetica, di interventi sugli edifici e sui veicoli».

Per Gianni Silvestrini, direttore scientifico di  QualEnergia e Kyoto Club, il problema è che l’Europa stenta a stare al passo nei negoziati dell’Unfcc: «Viste le posizioni di grandi Paesi come Cina e Stati Uniti, il prossimo anno alla Cop di Parigi l’accordo potrebbe essere raggiunto, così come l’obiettivo di mantenere la crescita della temperatura sotto i due gradi. In parallelo c’è infatti una enorme evoluzione delle tecnologie che sta offrendo prospettive prima inimmaginabili. In questo momento c’è una competizione in positivo che aumenta la base della green economy e mette in difficoltà i settori tradizionali. L’accordo tra Cina e Stati Uniti avrà un impatto su altri Paesi emergenti. La Cina, un grande consumatore di carbone, ha capito che sta cambiando qualcosa e per la prima volta quest’anno ha ridotto il consumo di carbone. Possono tuttavia bastare gli impegni tra singoli Paesi? Non credo se guardiamo all’ultimo accordo europeo. Alla prossima COP di Parigi infatti l’Europa arriverà un po’ affannata mentre avrebbe tutte le carte a disposizione per coprire un ruolo da protagonista».

Anche per Vittorio Cogliati Dezza «In questo quadro internazionale l’Europa appare timida: gli obiettivi che si è data riguardo alla riduzione di emissioni e allo sviluppo di rinnovabili ed efficienza energetica non sono sufficienti a dettare standard che obblighino il sistema industriale ad investire in innovazione tecnologica, in efficienza energetica, in nuovi materiali e quindi in ricerca e produzione di processi produttivi che possano diventare significativi nella competizione internazionale».

E il nostro Paese? «L’Italia in questo contesto sarebbe avvantaggiata: ha un sistema industriale oggi che produce meno emissioni CO2 procapite e consuma meno energia di tutti gli altri sistemi industriali europei – evidenzia  il presidente di Legambiente – Tuttavia appare svantaggiata perché ha una classe politica e una parte della classe dirigente che non hanno colto che oggi lo scenario di riferimento è cambiato. Noi continuiamo a inseguire un modello di sviluppo che è quello simbolicamente rappresentato dall’autostrada del Sole quando i grandi artefici di quello sviluppo non giocano più in casa, né in Italia né in Europa. C’è bisogno di un’idea di sviluppo del Paese che è completamente diversa. Questa della rivoluzione energetica rappresenterebbe lo scenario giusto verso cui orientarsi».

A Cogliati Dezza ha risposto indirettamente la sottosegrataria all’ambiente Silvia Velo, secondo la quale «L’efficienza energetica rappresenta una sfida per l’Italia e l’Europa E’ uno strumento che consente di intervenire sul fronte dell’emissione di gas serra e sull’utilizzo dei combustibili possibili, raggiungendo più traguardi e consentendo la riqualificazione delle nostre città in termini di bellezza e sicurezza. Gli strumenti di incentivazione dell’efficienza energetica ad esempio possono sostenere l’idea della riduzione del consumo di suolo, rendendo più conveniente ristrutturare piuttosto che fare nuove edificazioni. L’efficienza energetica è una frontiera tutta da esplorare in cui le nostre imprese hanno molto da dire in termine di tecnologie e politiche industriale e può essere l’esempio di come sostenibilità, crescita e occupazione possono tranquillamente viaggiare nella stessa direzione».