QualEnergia? Quella geotermica come leva di sviluppo per terre dal cuore caldo

Al secondo giorno dell'VIII Forum il focus sulla geotermia

[27 novembre 2015]

biancane monterotondo geotermia

Nella splendida cornice dell’Ara Pacis  a Roma si è tenuto l’VIII Forum “QualEnergia?” – Conferenza nazionale “Verso Parigi: come cogliere la sfida del clima e dell’economia circolare”. Nell’ambito dei lavori della seconda giornata la V sessione è stata dedicata a un approfondimento sulla geotermia, fonte rinnovabile rispetto alla quale l’Italia rappresenta da sempre l’eccellenza a livello mondiale.

La sessione è stata moderata da Sergio Ferraris, direttore di QualEnergia, che ha introdotto il tema presentando il Co.Svi.G. – Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche e facendo il punto sulla situazione della geotermia in Toscana. Per Sergio Chiacchella, direttore del Co.Svi.G., la geotermia è da considerare una risorsa rinnovabile strategica per il territorio che può essere coltivata in un quadro di sostenibilità; non si può quindi parlare di buona o cattiva geotermia, ma è necessario entrare nel merito della modalità di uso.

Per Co.Svi.G., nato nel lontano 1988 per coordinare iniziative e progetti di sviluppo sostenibile nei territori geotermici, l’utilizzazione di questa risorsa deve, in primo luogo, costituire un elemento di crescita economica e sociale del territorio in cui è presente, oltre che rappresentare una opportunità energetica per l’intera nazione.

Dal punto di vista normativo fino al 1986 la materia “geotermia” era ricompresa nell’ambito dello sfruttamento minerario. Con la legge 896/86 per la prima volta la geotermia (classificazione, ricerca, coltivazione) trova una cornice normativa specifica nell’ambito della quale vengono anche definite compensazioni ambientali per i territori sui quali insistono le “concessioni geotermiche”.
Un decisivo passo in avanti nella possibilità di uso sostenibile della risorsa è stato compiuto dalla Regione Toscana, che in questo modo ha fatto da apripista a successive norme nazionali,  con la firma dell’Accordo Generale sulla Geotermia del 2007.   L’accordo, sottoscritto da Regione Toscana, EE.LL. ed Enel, stabilisce le condizioni tecnologiche, ambientali, sociali  ed economiche necessarie per una corretta gestione della risorsa. Successivamente il Decreto legislativo 22/2010 ha determinato la liberalizzazione e l’apertura al mercato, con un immediato proliferare di richieste di permessi di ricerca e con esiti e conseguenze a livello territoriale non ancora definiti.

Dal punto di vista operativo, l’utilizzo  della geotermia è una pratica industriale e quindi ci sono indubbiamente impatti ambientali (500 km di vapordotti, 500 pozzi, ecc.)  così come in qualsiasi attività umana,  lo scopo  è quello di andare sempre verso una progressiva riduzione delle emissioni in atmosfera ed un migliore inserimento paesaggistico degli impianti, in modo che l’attività sia compatibile con la valorizzazione delle altre risorse presenti sul territorio.

«Oggi la geotermia consente alla nostra Regione di soddisfare oltre il 26% dei propri consumi elettrici, e al nostro  Paese  di posizionarsi  al 7° posto a livello mondiale per la potenza elettrica installata. Siamo più indietro per quanto riguarda gli usi diretti, dove  l’Italia è al 15° posto a livello globale. La produzione geotermoelettrica permette di risparmiare combustibili fossili  equivalenti al contenuto di circa 40 petroliere all’anno, che quindi non solcano i nostri mari e che soprattutto non dobbiamo pagare ai produttori petroliferi», ricorda Chiacchella.

Oltre alla produzione di elettricità e all’utilizzazione di calore per riscaldamento degli edifici (teleriscaldamento) è stato ricordato anche l’uso diretto del calore nelle attività produttive (serre,  caseifici, birrifici, ecc.) e di come questo costituisca un elemento qualificante nel marketing aziendale e più in generale del territorio.  In particolare si è fatto riferimento all’esperienza della Comunità del Cibo a Energie Rinnovabili (CCER).

Concludendo l’intervento, il direttore si è soffermato sulle attività di Ricerca e Sviluppo, che vede impegnato Co.Svi.G., portando come esempi il laboratorio di Sesta, dove vengono testati combustibili  per turbogas e quello di Larderello appena inaugurato destinato a servizi nel settore della geotermia (CEGLab), esperienze uniche in Italia e tra le poche a livello internazionale.

Loredana Torsello, responsabile progetti complessi di Co.Svi.G, ha illustrato le modalità concrete con cui si è arrivati ad inserire le attività e progettualità di Co.Svi.G. in un contesto e all’interno dei parametri  di sostenibilità.  «Si è partiti dall’idea della Regione Toscana di creare un distretto delle energie rinnovabili, che coincide grosso modo con le aree geotermiche, cioè la identificazione di un territorio in cui sperimentare sul campo. La realizzazione del parco eolico la Miniera, la CCER, la nascita della nostra agenzia formativa accreditata, il costante lavoro di consulenza e informazione alle imprese, ai cittadini, agli enti, le collaborazioni con il mondo della ricerca, la realizzazione e gestione di laboratori di eccellenza, come quelli ricordati da Chiacchella, per il trasferimento del know how, sono tutti esempi pratici di declinazioni del termine di sviluppo sostenibile», ricorda Torsello. «Sesta Lab non opera nel settore della geotermia –  prosegue – ma consente di sperimentare e testare le migliori tecnologie disponibili per ridurre l’impatto della combustione delle fonti fossili, di cui purtroppo per un periodo di transizione avremo bisogno. Quindi pragmaticamente cerchiamo di aumentare l’efficienza energetica riducendo i consumi e le emissioni dei combustori che alimentano le turbine delle centrali a gas (e non solo)».

Concludendo il proprio intervento ha infine ricordato lo studio delle potenzialità della piana di Pisa per il possibile sfruttamento della geotermia a bassa entalpia, importante  non solo come servizio di conoscenze specifiche per il territorio oggetto di studio, ma anche come messa a punto di modalità operative replicabili in altri contesti.

Sandro Carracci, vicepresidente associazione geoturistica Terre dal cuore caldo, ha raccontato la mission della propria organizzazione, che è nata lo scorso anno in occasione del Salone del gusto di Torino, quando  comuni, enti parco, consorzi, cooperative, ecc. per iniziativa di Co.Svi.G. e del periodico Energeo Magazine si sono seduti intorno ad un tavolo per mettere le basi per creare una rete tra terre dal cuore caldo.

«In occasione dell’Expo di Milano abbiamo approvato e sottoscritto lo statuto e l’atto costitutivo dell’associazione,  che vede in Firenze la propria sede. Vogliamo trovare forme comuni di tutela, promozione e valorizzazione dei territori interessati condividendo  le buone prassi che vengono messe in atto e che hanno bisogno di essere divulgate e implementate da altri. Stiamo muovendo i primi passi ma ci avvaliamo di partnership importanti, come Slow Food, Co.Svi.G., del sostegno della Commissione italiana Unesco. Tra l’altro voglio ricordare come l’Italia abbia 10 geoparchi che fanno parte del patrimonio Unesco e sia al secondo posto, dopo la Cina, per numero di siti».