Gli “ambientalisti energetici” si riuniscono a Roma. Politica e media distratti, meglio l’industria

QualEnergia? Via al Forum alla vigilia della Cop 21. Ferrante: «Politicamente dall’Italia ruolo nullo o dannoso»

«In questo strano Paese potremmo vantare record di green economy, in molti invece se ne vergognano»

[25 novembre 2015]

Francesco Ferrante

Si apre oggi, all’Ara Pacis di Roma, il “Forum QualEnergia?”: l’ormai tradizionale appuntamento organizzato da Legambiente, Kyoto Club e La Nuova Ecologia che ogni anno convoca le realtà più vivaci del settore energetico italiano. Quest’anno la due giorni degli “ambientalisti energetici” capita non a caso a pochi giorni dall’apertura della Cop21 di Parigi, e sarà l’occasione per fare il punto sullo stato delle trattative internazionali nell’immediata vigilia delle conferenza Onu e per capire in che stato è il sistema energetico di casa nostra.

Il 12 dicembre, a conclusione della Cop, saremo in grado di celebrare un accordo vincolante sulle emissioni di gas di serra che impegni tutte le aree del mondo e che garantisca il rispetto di quel limite di 2 gradi di innalzamento della temperatura del Pianeta che gli scienziati dell’Ipcc ci indicano come invalicabile, se non vogliamo andare incontro a fenomeni irreversibili e di difficile previsione? Molto improbabile. Ma questo non vorrà dire che rimarremo con un pugno di mosche in mano, come successe a Copenhagen 6 anni fa. Da allora molte cose sono cambiate. Si è già detto molte volte in questi giorni: Obama che è riuscito ad approvare il Clean Act nonostante l’opposizione interna dei negazionisti repubblicani e che recentemente ha preso l’importante e simbolica decisone di porre il veto sul contestato oleodotto Keystone; la Cina – feroce oppositore di ogni accordo e controllo a Copenhagen – che adesso firma accordi bilaterali proprio con gli Usa volti a ridurre le emissioni e che per la prima volta nel 2014 ha diminuito l’utilizzo del carbone; il Papa che con l’enciclica ha dato una scossa alle coscienze. E più in generale , l’innovazione tecnologica che ha permesso per la prima volta nel 2014 quel disaccoppiamento, su scala mondo, tra Pil ed emissioni (aumento del primo e riduzione globale delle seconde) che può far guardare con qualche speranza in più al futuro.

Insomma, è piuttosto inutile dividersi tra pessimisti e ottimisti e va invece tenuta alta la pressione – e per questo le manifestazioni che si terranno domenica in tutto il mondo, e in Italia a Roma da Campo dei Fiori ai Fori Imperiali, saranno molto importanti. E poi dal 12 dicembre continuare a impegnarsi affinché i risultati della conferenza, che saranno inevitabilmente parziali e insufficienti, possano essere forzati in futuro nella direzione di scelte più radicali che sono le sole a poter garantire il rispetto delle indicazioni dell’Ipcc.

In questo quadro generale che ruolo svolge l’Italia? Politicamente nullo o addirittura dannoso. In Italia il governo non riesce a emanare il decreto sulle fonti rinnovabili atteso ormai da quasi un anno. A livello europeo sempre più spesso si schiera con Polonia e Inghilterra (i Paesi che per motivi diversi rifiutano obiettivi vincolanti fissati a livello Ue e che si vogliono tenere le mani libere). Ma nonostante la politica distratta, i media che sono i più disattenti al mondo, il sistema industriale (buona parte del quale si  ritrova in questi due giorni con gli ambientalisti) sembra più avanti e pronto a raccogliere la sfida. Questo è il Paese del record del mondo per contributo del fotovoltaico al mix elettrico nazionale (7,9%); il Paese – tra i big della Ue –  nel quale il contributo totale delle rinnovabili alla produzione elettrica (circa il 40%) è il più alto (nella molto celebrata Germania si ferma al 24%).

Record di cui andare fieri? Sarebbe così dappertutto. In questo strano Paese invece in molti invece se ne vergognano e così si mettono paletti fra le ruote allo sviluppo delle rinnovabili che si è infatti inceppato malamente. E anche sull’efficienza, settore nel quale l’ecobonus ha svolto e continua a svolgere un ruolo rilevantissimo, gli altri provvedimenti sono così timidi da farci meritare un’ennesima recente rampogna da parte della Commissione Ue.

Gli “ambientalisti energetici” non si rassegnano, sanno che dalla loro parte c’è la Storia, quella con la S maiuscola, quella che descrive un futuro low carbon, quella desiderata dai cittadini, quella per la quale si attrezzano le imprese innovative, quella che prima o poi faremo comprendere anche alle classi dirigenti.