Sondaggio a Dnv Eurisko: «Più alto il rischio, più alta la consapevolezza»

Ecco quali sono (a sorpresa) le industrie più attente ai rischi ambientali

[15 luglio 2014]

Secondo quanto emerge da un’indagine internazionale condotta da Dnv Gl – Business Assurance, ente di certificazione tra i leader a livello mondiale, e dall’istituto di ricerca Gfk Eurisko su un campione di oltre 3.500 professionisti di imprese di settori diversi in Europa, Nord America, Centro e Sud America e Asia, «Quando si tratta di rischi ambientali, le più attente sono le aziende chimiche. Le imprese ad alto rischio, in particolare quelle appartenenti al settore chimico, sono quelle che stanno lavorando più attivamente per limitare il proprio impatto sull’ambiente».

Se la cosa a prima vista può sembrare sorprendente è anche vero che dietro questa attenzione c’è il fatto che, come spiega chi ha realizzato la ricerca, «Il 92% delle aziende ad alto rischio, ossia quelle il cui impatto ambientale potrebbe rivelarsi significativo per natura e gravità, considera la salvaguardia dell’ambiente come parte integrante delle proprie strategie. Fra queste, con percentuali che raggiungono il 98%, spiccano le imprese del settore chimico (+14% rispetto alla media mondiale e +9% rispetto a quella italiana)». E non si tratterebbe solo di greenwashing : «Ben il 96% delle industrie chimiche adotta policy di tutela ad hoc».

Il sondaggio, realizzato con un questionario basato sulla metodologia Cawi (Computer assisted web interviewing), è stato svolto nel marzo 2014 e il campione è qualitativo e non rappresentativo da un punto di vista statistico: il 24% delle aziende coinvolte conta meno di 50 addetti, il 33% tra 50 e 249 e il 42% 250 o più; le aziende operano nei settori primario (4%), secondario (57%) e terziario (35%). Il campione comprende 578 aziende ad alto rischio (di cui 177 nel settore della chimica). La classificazione “ad alto rischio” si basa sull’elenco di settori ad elevata complessità definito dalla Iaf, associazione mondiale di enti di accreditamento e valutazione della conformità. L’elenco comprende: attività estrattive minerarie, lapidee, petrolifere e gasiere, tintura e concia di tessuti e capi, produzione di cellulosa, raffinazione, chimica e farmaceutica, metallurgia, lavorazioni e prodotti speciali non metallurgici, generazione termoelettrica a carbone, edilizia civile e demolizioni, smaltimento di rifiuti pericolosi e non, smaltimento di reflui e acque nere.

Interrogati su quali siano i principali rischi ambientali, i professionisti «Hanno indicato quelli associati allo smaltimento dei rifiuti (60% media globale, 56% media italiana) – dicono a Dnv Gl –  forse per una sensibilità crescente alle problematiche legate a scarti e imballaggi. Anche per le industrie chimiche lo smaltimento dei rifiuti rappresenta una delle preoccupazioni principali (61%), insieme all’utilizzo di materiali pericolosi (64%) e allo scarico di acque reflue (62%). Queste aziende, inoltre, sono particolarmente sensibili al tema delle emissioni atmosferiche (42%)».

Il 100% degli intervistati dice di avere in corso almeno un’iniziativa per ridurre i rischi ambientali e «A fronte di una media mondiale e italiana di poco superiore al 90%, il chimico si conferma il settore più attento all’ambiente. Oltre a monitorare la conformità ai requisiti legali e di altra natura (92%), l’82% delle aziende del settore svolge attività di assessment per identificare tutti i potenziali impatti sull’ambiente, il 76% adotta sistemi di gestione e il 63% monitora indicatori ambientali specifici. Inoltre, sono impegnate in attività innovative legate, ad esempio, a processi di progettazione che mirano a minimizzare gli impatti (62%). Benché con percentuali inferiori, un comportamento analogo si riscontra in tutte le aziende ad alto rischio, generalmente più attive rispetto alla media mondiale».

Così come a livello mondiale anche in Italia, leggi e normative (90%) rappresentano la spinta principale per le aziende chimiche a impegnarsi in azioni di salvaguardia ambientale. Seguono la continuità operativa (45%), la reputazione di marca (43%) e l’opinione pubblica (37%). Quindi le stesse industrie chimiche ammettono che le pressioni esterne da parte di comunità e istituzioni contano molto e Dnv ed Eurisko sottolineano che «Il consenso degli stakeholder esterni è essenziale perché queste imprese possano continuare a operare e le iniziative di tutela intraprese hanno dimostrato la propria utilità in tal senso. Il 70% delle industrie chimiche, infatti, ha ottenuto benefici in termini di miglioramento delle relazioni con le autorità e il 40% con le altre parti interessate»

Invece, ad ostacolare in  tutto il mondo i progressi delle aziende nella gestione ambientale è soprattutto la mancanza di risorse finanziarie (33%), ma questa percentuale scende al 26% per le imprese del settore chimico e il 36% addirittura non rileva alcuna barriera al miglioramento.

Secondo il sondaggio «Per il futuro le aziende si aspettano di migliorare le proprie capacità di gestione e diminuisce la preoccupazione per questioni come lo smaltimento dei rifiuti (-12%) o lo scarico di acque reflue (-9%). Le imprese si concentreranno maggiormente su questioni di lungo periodo, probabilmente a causa di crescenti pressioni da parte delle istituzioni sulla necessità di considerare gli impatti in un’ottica di lungo termine, soprattutto nel settore chimico. In ogni caso, l’attenzione per l’ambiente non diminuirà. Il 92% degli intervistati dichiara che manterrà o aumenterà il livello degli investimenti. In particolare, quasi un’azienda chimica su due incrementerà gli investimenti per la tutela ambientale nei prossimi tre anni».

Luca Crisciotti, amministratore delegato di Dnv Gl  – Business Assurance, conclude: «Le aziende che operano negli ambiti più a rischio e spesso soggette a normative e controlli più stringenti sono le più attente in materia di tutela ambientale. Queste aziende, soprattutto quelle del settore chimico, sono consapevoli dell’importanza di mantenere un dialogo con gli stakeholder per poter rimanere sul mercato. Fatto ancor più importante, hanno iniziato a sviluppare un approccio ambientale di lungo periodo, sforzandosi di superare le logiche di breve termine legate a profitti e perdite».