Quanti sono gli incentivi pubblici riservati alla geotermia in Italia e in Europa?

L’analisi del presidente onorario Ugi a partire dal 1974, fino alle prospettive per i prossimi anni

[23 settembre 2016]

Geotermia EGP notte

Nel valutare il rapporto costi-benefici degli investimenti per lo sviluppo delle fonti d’energia rinnovabile, una fetta rilevante del dibattito pubblico si concentra sul tema degli incentivi pubblici, necessari per garantire a una determinata tecnologia – il cui progresso porta benefici alla collettività – per guadagnarsi fette di mercato ed evolvere. A quanto ammontano, e qual è la loro ripartizione?

Guardando in particolare alla risorsa geotermica, secondo i dati riportati all’interno dell’ultimo notiziario Ugi dal presidente onorario dell’Unione geotermica italiana, Raffaele Cataldi, nel periodo «1974-2007 solo il 17,5 % degli oltre 87 miliardi di euro di fondi pubblici erogati nel settore energetico dei 28 Paesi comunitari erano stati assegnati alle fonti rinnovabili e non convenzionali di energia». Tra queste, «la geotermia si trovava all’ultimo posto con un misero 0,8%».

Guardando ad anni più recenti, il trend è proseguito al ribasso: nel 2012 all’interno dell’Ue28 sono stati assegnati alla geotermia 70 milioni di euro a fronte di quasi 100 miliardi complessivi, lo 0,07%.

E per quanto riguarda l’Italia? Il. Gestore Servizi Energetici, pubblicando il rapporto annuale sugli incentivi erogati in Italia nel 2015 per le rinnovabili diverse dal fotovoltaico, ha sottolineato come «i biocombustibili (gassosi, solidi e liquidi) hanno goduto nell’insieme di quasi la metà degli incentivi, seguiti dall’eolico con il 27,5 %; per cui la somma dei contributi dati a queste due sole fonti è stata di oltre tre quarti del totale. È seguita poi l’energia idraulica (21,5%), mentre quella geotermoelettrica, con un esiguo 2,5%, ha continuato ad essere all’ultimo posto».

Infine, uno sguardo al futuro. Come ricorda Cataldi, «gli incentivi previsti nel quadro di un nuovo programma di sostegno ventennale allo sviluppo delle fonti rinnovabili e non convenzionali di energia (fotovoltaica esclusa perché ancora conteggiata a parte) corrispondono a poco più di 9 miliardi di euro, con contributi medi annuali di 450 milioni […]. Pertanto, rispetto al 2015 si verifica un taglio secco al sostegno delle fonti rinnovabili e non convenzionali di energia di oltre il 90 % all’anno per i prossimi 20 anni»

«In generale dunque – chiosa il presidente onorario Ugi – se si tengono presenti gli impegni presi pochi mesi fa da questo stesso governo durante la Conferenza Cop21 di Parigi, e se si considerano inoltre i più cogenti obiettivi stabiliti dall’Unione Europea per l’energia al fine di contribuire a ridurre i gas serra, la decisione governativa di cui sopra, presa per altro appena poche settimane fa, è molto deludente. La geotermia continuerà ad essere ancora a lungo, e con grande distacco, la cenerentola del comparto».