L’economista Simon Anholt lancia il suo Good country index

Quanto vale l’Italia per il resto del mondo? Per l’ambiente arriva dopo Rwanda e Botswana

[24 giugno 2014]

In un mondo globale le sovranità dei singoli stati conteranno sempre meno, come in Europa possiamo ben vedere da anni, ma al contempo i rapporti internazionali aumenteranno d’importanza. Un andamento che non può essere riassunto nell’export e nell’import, in una sterile bilancia dei pagamenti. La speciale classifica del Good country index, svelata oggi dall’economista e consulente politico Simon Anholt, parte da questi presupposti per «misurare come ogni paese della terra contribuisce al bene comune dell’umanità, e ciò che toglie».

In poche parole, si tratta di provare a misurare quanto un paese contribuisce «al bene più grande», che va al di là dei propri confini. «Utilizzando una vasta gamma di dati provenienti dalle Nazioni Unite e da altre organizzazioni internazionali – spiega Anholt, già noto in Italia per aver coniato il riuscito neologismo della Tuscanomics – abbiamo dato un’occhiata al bilancio di ogni paese per vedere se si tratta di un creditore netto per l’umanità, di un onere per il pianeta, o di una via di mezzo».

Mentre la classifica, nelle sue varie declinazioni, è dominata da stati appartenenti al Vecchio continente, altrove rappresentato come declinante, all’Italia non va benissimo. Ventesimo in classifica generale, il nostro Paese si piazza 38esimo per quanto riguarda il settore scienza e tecnologia, 22esimo per la cultura, addirittura 65esimo per quanto riguarda prosperità e uguaglianza. Per non parlare di ambiente, dove si posiziona 44esimo, dopo Paesi come Rwanda o Botswana.

Certo, il valore di una classifica è arbitrario, e dipende in toto dai valori che sono stati scelti come riferimento. Ma l’iniziativa di Anholt si scopre preziosa in quanto mira ad avviare «una discussione globale su come i paesi del mondo sono in grado di bilanciare il dovere verso i propri cittadini con la loro responsabilità nei confronti del resto del mondo, in quanto essenziale per il futuro dell’umanità e la salute del nostro pianeta». In quanto cittadini d’Italia, al di là dei singoli risultati in classifica, questa sembra una buona occasione per porci qualche domanda.