Appello degli scienziati, necessario un Comitato Nazionale per il Capitale Naturale

Quanto vale la natura d’Italia?

E' la vera garanzia per il benessere e lo sviluppo umano, ma viene ignorata

[3 novembre 2014]

L’Italia è da sempre giardino d’Europa per la bellezza che il suo paesaggio sprigiona, ma non è questa la colonna portante della natura italiana: è grazie a lei se viviamo, respiriamo, beviamo e mangiamo. L’intera società, per non parlare dell’economia, si regge sull’ecosistema che la contiene. Crediamo che questi servizi siano scontati, ma sbagliamo. È a causa di una loro scarsissima considerazione se l’azione contro i cambiamenti climatici che li minacciano non è ancora abbastanza incisiva e se, non a caso, la Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici – elaborata dal Ministero dell’Ambiente col supporto del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) – giace ancora in forma di bozza, non ancora adottata.

Ci diamo una gran pena nel redigere e commentare i mutevoli andamenti economici sintetizzati all’interno del Pil, che vorremmo parificare a un indice di benessere, ma trascuriamo i valori fondamentali sui quali si poggia. L’appello firmato da oltre 30 esponenti del mondo della scienza e delle scienze sociali italiani, “Dopo Genova 2014 – Clima, suolo e futuro: per un’economia basata sul valore della natura”, si fa carico di questo paradosso.

Promosso  dal Wwf Italia, in collaborazione con l’associazione Festival della Scienza e Telecom Italia, l’appello parte da un presupposto semplice quanto dimenticato: «Una natura sana è la vera garanzia per il benessere e lo sviluppo umano», e mette dunque al primo posto l’esigenza di riconoscere il valore alla natura e ai servizi offerti dagli ecosistemi al benessere e allo sviluppo umano, nei processi di programmazione economica.

«In Italia – scrivono gli scienziati –  il valore della “natura” non è riconosciuto nei processi economici fondamentali che formano la politica del nostro paese. Le questioni ambientali sono continuamente “ghettizzate” come se dovessero essere di interesse solo del ministero dell’ambiente. La natura, gli ecosistemi, la biodiversità, le risorse naturali non sono una parte fondamentale dei sistemi di contabilità nazionale e per l’economia “ufficiale” sono, di fatto, invisibili. Non abbiamo messo al centro dei processi economici il capitale fondamentale che ci consente di perseguire benessere e sviluppo e cioè il capitale naturale, costituito dalla straordinaria ricchezza della natura e della vita sul nostro pianeta e sul nostro territorio. Non avendo sin qui fornito un valore ai sistemi idrici, alla rigenerazione del suolo, alla composizione chimica dell’atmosfera, alla ricchezza della biodiversità, alla fotosintesi, solo per fare qualche esempio, le nostre società presentano ormai un enorme livello di deficit nei confronti dei sistemi naturali dai quali deriviamo e senza i quali non possiamo vivere.

Chiediamo quindi l’istituzione di un Comitato Nazionale per il Capitale Naturale ai massimi livelli istituzionali (con la presenza anche del Ministro dell’Economia e delle Finanze, del Ministro per lo Sviluppo Economico e del Governatore della Banca d’Italia nonché dell’ISTAT e gli altri enti di ricerca ed esperti di chiara fama sulla materia) che produca un rapporto sul capitale naturale italiano inserito nel processo annuale di programmazione economica. Questo punto è già inserito nel disegno di legge del collegato ambiente alla scorsa legge di stabilità che ed è in discussione alla Camera dei Deputati. Chiediamo inoltre sistemi di contabilità nazionale capaci di tenere in conto le dimensioni ambientali (la Divisione Statistica delle Nazioni Unite ha già ufficializzato come standard statistico il System of Environmental Economic Accounting, SEEA e l’Unione Europea sta lavorando sui nuovi indicatori da affiancare al PIL)». Una richiesta di puro buon senso, alla quale anche greenreport non può che aderire con la massiva convinzione.

L. A.