Parte oggi la campagna Save the Children “Illuminiamo il futuro”

Raddoppiati in Italia i bambini poveri, sono oltre 2 milioni

«La povertà economica ed educativa dei genitori viene trasmessa ai figli». Più del 50% dei minori italiani non ha letto neanche un libro nell’ultimo anno

[3 aprile 2017]

Da oggi al 9 aprile si terranno oltre 650 eventi e iniziative in tutta Italia  per la campagna “Illuminiamo il futuro”, la quarta lanciata da Save the Children per il contrasto alla povertà educativa in Italia. Un Paese dove la percentuale di minori in povertà assoluta – oltre 1,1 milioni – è quasi triplicata negli ultimi 10 anni (passando dal 3,9% della popolazione di riferimento nel 2005 al 10,9% nel 2015), e dove anche la percentuale di minori che vivono in povertà relativa – più di 2 milioni di bambini e adolescenti – è quasi raddoppiata dal 2005, passando dal 12,6% della popolazione di riferimento al 20,2%.

Ma la povertà ha molte facce, e non tutte si misurano in denaro. Come documenta il nuovo rapporto “Futuro in partenza? L’impatto delle povertà educative sull’infanzia in Italia”, elaborato da Save the Children, bambini e ragazzi vengono privati spesso della possibilità di apprendere e sviluppare i propri talenti, capacità e aspirazioni. I primi anni di vita sono di cruciale importanza per l’acquisizione e lo sviluppo delle capacità cognitive e fisiche, eppure, in Italia, solo il 13% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare all’asilo nido o usufruisce di altri servizi pubblici per la prima infanzia; difficoltà che si ripresentano in altra forma crescendo, in quanto 6 alunni di 15 anni su 10 frequentano scuole inadeguate all’apprendimento.

La povertà materiale e le privazioni educative che bambini e adolescenti sono costretti ad affrontare hanno conseguenze devastanti anche sul loro percorso scolastico e formativo. Oggi in Italia il 15% (era il 38% nel 1992) dei giovani tra i 18 e i 24 anni non consegue il diploma superiore o abbandona prematuramente ogni percorso di formazione, un dato che posiziona il nostro Paese al quart’ultimo posto tra i paesi per numero di early school leavers, seguito solo da Spagna (20%), Malta (20%) e Romania (19%). La povertà educativa che colpisce i bambini in Italia si riflette inoltre inevitabilmente sulle loro stesse competenze cognitive: nel nostro Paese, infatti, il 23% dei ragazzi di 15 anni non raggiunge le competenze minime in matematica e il 21% in lettura[11], dati che ci posizionano al 23° posto tra i 35 paesi Ocse.

«Contro il dramma della povertà educativa l’Italia si muove troppo poco e troppo lentamente – documenta Raffaela Milano, direttrice Programmi Italia Europa di Save the Children – Anche negli ambiti in cui si sono fatti dei passi avanti – come la dispersione scolastica – si procede a rilento, come dimostrano i dati del rapporto. In altri casi, come gli asili nido, in dieci anni non si sono registrati progressi sostanziali, anzi il trend degli ultimi anni è lievemente negativo. Di recente il Parlamento ha varato un intervento di contrasto alla povertà assoluta e per la prima volta, con la Legge di Stabilità per il 2016, il tema della ‘povertà educativa minorile’ è entrato nell’agenda politica, con un Fondo sperimentale messo in campo dalle Fondazioni di origine bancaria e dal Governo. Sono segnali importanti ma è necessario che siano solo il primo passo di un più ampio e strutturale impegno sulla lotta alla povertà minorile in tutte le sue forme, per riuscire a superare in fretta le gravissime diseguaglianze educative che oggi compromettono il futuro di tanti bambini».

Disuguaglianze che trovano ampio riscontro al di fuori delle aule scolastiche. Un minore su 10 tra i 6 e i 17 anni di età nel 2016 non è mai andato al teatro o al museo, non ha visitato mostre, monumenti o siti archeologici, non ha fatto sport con assiduità, non ha letto nemmeno un libro e non ha utilizzato internet ogni giorno: in particolare più della metà dei ragazzi non ha letto nemmeno un libro nell’anno precedente (53%, con picchi in Sicilia, 72%, e Campania, 69%, mentre la percentuali più basse si registrano a Trento, 32%, e in Liguria e Valle d’Aosta, 37%).

Dal rapporto emerge così un quadro dell’Italia che dopo anni stenta a far decollare il futuro dei propri ragazzi e che, nonostante alcuni miglioramenti negli ultimi anni, risulta ancora lontana dal resto dell’Europa e in cui le maggiori privazioni educative per i minori si registrano soprattutto al Sud, con ritardi importanti che non risparmiano tuttavia le regioni del Centro e del Nord. Sono soprattutto i minori che provengono dalle famiglie svantaggiate dal punto di vista socio-economico – sottolineano ancora da Save the Children – a subire le più gravi conseguenze della povertà educativa e si tratta di un fenomeno in forte crescita.

«Il nostro è un Paese in cui non sono le pari opportunità a determinare i percorsi educativi e di vita dei ragazzi, ma lo svantaggio ereditato dalle famiglie – spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children – La povertà economica ed educativa dei genitori viene trasmessa ai figli, che a loro volta, da adulti, potrebbero essere a rischio povertà ed esclusione sociale. È un circolo vizioso che coinvolge e compromette il futuro di oltre un milione di bambini e che va immediatamente spezzato. Serve un impegno urgente e concreto da parte delle istituzioni: non è accettabile che vi siano bambini costretti a vivere gravi deprivazioni materiali ed educative, che non solo non hanno la possibilità di costruirsi un domani, ma che non possono neanche sognarlo. Dobbiamo dare ad ogni bambino la possibilità di far decollare le proprie aspirazioni e i propri sogni».

L. A.